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 2012  febbraio 17 Venerdì calendario

IL SALVATORE DEL MONTE PASCHI? LO MANDA INTESA

Milano
Una soluzione di sistema. Arriva la soluzione di sistema per mettere in sicurezza il Monte dei Paschi ed evitare il crac della Fondazione che controlla la banca senese. Una soluzione tutta italiana, che farà gran piacere ai tifosi del tricolore così numerosi tra politici e opinionisti nostrani. Il fatto è che Intesa e Unicredit non possono permettere che un grande investitore straniero sbarchi a Siena e metta un piede nella terza banca del Paese. E allora ecco la cura made in Italy. Il medico, tanto per cambiare, si chiama Mediobanca. Funziona così. Il debito della Fondazione, in gran parte nei confronti di creditori stranieri (Credit Suisse e un pool di Jp Morgan) verrà in parte rifinanziato dal terzetto tricolore, ovvero Intesa, Unicredit e Mediobanca (già esposta per quasi 200 milioni).
Il resto dei soldi dovrebbero arrivare dalla vendita del 15 per cento del Monte dei Paschi. La Fondazione, di fatto gestita da uomini targati Pd, possiede il 49 per cento circa della banca e negli anni scorsi si è svenata per non perdere la presa su un’istituzione che garantisce potere e influenza sul territorio. Geniale. Adesso l’ente presieduto da Gabriello Mancini è pieno di debiti e ha dovuto tagliare di molto le erogazioni (che creano consenso). Per finire la Fondazione si vede costretta a scendere fino al 33 per cento nel Monte dei Paschi, una soglia di (non totale) sicurezza che consente quantomeno di controllare l’assemblea straordinaria.
Azioni in vendita, quindi. Già, ma chi compra? Per una soluzione di sistema serve un compratore di sistema . Un’offerta sarebbe arrivata dal fondo Clessidra guidato da Claudio Sposito, ma la soluzione che al momento sembra favorita si chiama Equinox, un fondo italianissimo malgrado abbia sede in Lussemburgo e sia gestito da Lugano. Lo guida Salvatore Mancuso, classe 1949, siciliano di Sant’Agata di Militello, una lunga carriera di finanziere dagli esordi in Sicilcassa fino alla Capitalia di Cesare Geronzi e all’Unicredit di Alessandro Profumo, con cui fini per litigare.
PER ANNI Mancuso si è mosso in tandem con Gaetano Miccichè, che poi ha preso il volo verso Intesa diventandone il potente responsabile del settore corporate. Secondo voci circolate di recente il rapporto tra i due amici non sarebbe più saldo come un tempo. Di certo il fondo gestito da Mancuso, insieme tra gli altri al figlio Giorgio, può ancora contare su Intesa come massimo sponsor e finanziatore. E’ vero, infatti, che Equinox vanta un gruppo eterogeneo di sostenitori: Fininvest, Della Valle, Marcegaglia, Ligresti, Tronchetti Provera. L’investitore più importante, però, è di gran lunga Intesa, che possiede oltre il 25 per cento delle quote del fondo, a cui vanno aggiunte piccole partecipazioni della Fondazione Cariplo (azionista forte di Intesa) e Fondazione Crt (socia di Unicredit). E allora sarà un caso, ma Equinox negli ultimi anni ha partecipato spesso a operazioni in cui era coinvolta a vario titolo Intesa. Per esempio l’acquisto di Esaote, Manuli, Intercos, per citarne alcune. L’affare più importante, il più conosciuto, è però il salvataggio di Alitalia. Il fondo lussemburghese, che in base agli ultimi dati dispone di circa 300 milioni), nel 2008 ha investito circa 50 milioni nella compagnia aerea in appoggio alla cordata di soci messa insieme e finanziata da Intesa, a quei tempi guidata da Corrado Passera. Mancuso è così diventato vicepresidente di Alitalia.
L’INVESTIMENTO però non si è fin qui rivelato un grande affare. Tra perdite e debiti la copagnia tricolore non riesce a decollare. E i soci ci hanno fin qui rimesso milioni di euro. Sono le famose operazioni di sistema. In rosso.