Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 17 Venerdì calendario

Il federalismo delle capre: parlano, ma solo in dialetto - «Capra, capra, capra, capra», sembra di sentirlo, Vittorio Sgarbi quando, incazzato e schiumante di rabbia, sbraita contro il malca­pitato di turno, che lo ha legger­mente contraddetto, quello che per lui deve essere il massimo del­l’abominio umano

Il federalismo delle capre: parlano, ma solo in dialetto - «Capra, capra, capra, capra», sembra di sentirlo, Vittorio Sgarbi quando, incazzato e schiumante di rabbia, sbraita contro il malca­pitato di turno, che lo ha legger­mente contraddetto, quello che per lui deve essere il massimo del­l’abominio umano. Essere, in qualche modo, simili a una capra. Francamente devo ancora capire perché abbia scelto un animale che, secondo gli studi degli etoloo­gi, risulta essere curioso, scaltro e intelligente. Non è chiaro se il mal­­capitato, che subisce le velenose ingiurie del famoso ferrarese, ab­bia similitudini psichiche o fisi­che, o entrambe le cose, con la ca­pra. Fatto sta che, questa volta, Sgar­bi deve imbarcare il violino e am­mettere che ha sbagliato. Se si par­la di Guido Reni è difficile che sba­gli, ma quando si tratta di animali, non credo proprio sia il suo cam­po, come dimostra la scelta sba­gliata dell’animale usato per of­fendere il contendente. La capra è uno degli animali, as­sieme al maiale, che sono stati ad­domesticati in tempi lontanissi­mi, sicuramente oltre 10.000 anni fa e quindi risulta molto ben cono­sciuto all’uomo, rispetto a quelli di più recente domesticazione. Questa lunghissima vita, vissuta assieme, ha fatto in modo che l’uo­mo ne apprezzasse oltre alla car­ne al latte e alla lana, anche alcune doti che recentemente ne hanno fatto un vero e proprio pet, ovvero un animale d’affezione. Non v’è oggi parco o giardino pubblico, si può dire, che non ospiti le capret­te tibetane, piccoli e simpatici ani­mali che attirano l’attenzione dei bambini dai quali sono particolar­mente graditi. Chi ha allevato capre vi potreb­be intrattenere con numerosi aneddoti che riguardano soprat­tutto la loro abilità nel fuggire dai recinti. Curiose e intelligenti, se per intelligenza si intende quella biologica ed evoluzionistica e non certo la capacità nozionisti­ca, quando intravedono un punto debole nel recinto, lo terranno ge­losamente segreto, in modo che l’allevatore non si accorga di que­sto loro segreto, per poi ispezio­narlo e­allargarlo quotidianamen­te fino al punto da potervi accede­re per fuggire. Questa, in sostan­za, è la premeditazione a «delitto» e implica un grado di intelligenza strategica molto evoluta per la so­pravvivenza delle specie. Gli studiosi della Mary Queen Univeristy di Londra non a caso hanno studiato il comportamen­to delle capre, trovando che que­sti animali sviluppano un loro spiccato timbro di voce quando crescono e soprattutto quando si spostano dal loro gregge di origi­ne per frequentare altri gruppi. Fino a qualche tempo fa si pen­sava che il timbro di voce fosse quasi assolutamente di origine ge­netica, mentre invece queste ricer­c­he aprono nuovi fronti sulle capa­cità di comunicazione all’interno di una stessa specie animale ce pe­­rò vive in differenti contesti. I ricer­catori inglesi, che stanno esten­dendo il loro lavoro ad altre specie animali, hanno stabilito, per la pri­ma volta, che molti mammiferi possono assumere un particolare accento in dipendenza dall’am­biente che frequentano. Questa capacità si pensava, in passato, ap­partenesse soltanto a uomini, del­fini ed elefanti. In realtà, già alla fine degli anni 80, gli ornitologi della California University, studiando un partico­lare uccello americano, avevano stabilito che il soggetto nato e vis­suto a Boston, aveva difficoltà a co­municare con­il soggetto della me­desima specie nato e vissuto a Chi­cago. In pratica quindi anche mol­ti animali avrebbero i loro dialetti e le capre studiate dagli inglesi ne sono un evidente esempio. Anzi, maggiormente spiccato, perché gli scienziati hanno messo a con­fronto il pianto dei neonati con quello delle caprette appena na­te. Si può dire che gli «strilli» dei bambini si assomigliano molto da Bolzano a Capo Passero, mentre, per quanto riguarda quelli delle caprette, già dopo pochi giorni dalla nascita, assumono caratteri­stiche peculiari. Un po’ come se un piemontese, pretendesse di ca­pi­rsi perfettamente con un berga­masco, parlando in dialetto. Andrà a finire, con questa storia dei dialetti, che fringuelli e capre chiederanno il loro federalismo. Bossi ha formidabili concorrenti. Qualcuno lo avverta. In italiano.