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 2012  febbraio 17 Venerdì calendario

Berlusconi: mi condanneranno ma non mollo - Quel che davvero non piace al Cavaliere – a parte ovviamente un condanna che seppure «ingiu­sta » considera «scontata» come quella per il processo Mills – è «l’aria che si respi­ra in queste setti­mane »

Berlusconi: mi condanneranno ma non mollo - Quel che davvero non piace al Cavaliere – a parte ovviamente un condanna che seppure «ingiu­sta » considera «scontata» come quella per il processo Mills – è «l’aria che si respi­ra in queste setti­mane ». Così, nel giorno in cui la pro­cura di Roma chie­de il rinvio a giudi­zio per il Cavaliere e il figlio Pier Silvio conl’accusadieva­sione fiscale nel­l’in­chiesta sui dirit­ti tv e alla vigilia del triplo appunta­mento previsto per domani al pa­lazzo di giustizia di Milano (dove sono in programma udienze per il pro­cesso Ruby, il co­siddetto Ruby2 e il procedimento sul­le foto di Villa Cer­tosa), l’ex premier decide di tornare in campo sul fron­te giustizia con to­ni e modi che nel­l’ultimo mese ave­va decisamente evitato visto che an­che nella lettera pubblicata ieri su Il Giornale le sue parole conservava­no comunque una certa pruden­za. Intervenendo a La telefonata di Belpietro, invece, Berlusconi non gira per nulla intorno al problema. E affonda colpi. Perché – ripete ai suoi chiuso in quel di Arcore –il«tri­b­unale speciale di Milano vuole eli­minarmi dalla vita politica e infan­garmi ». Non si spiegherebbe altri­me­nti un accerchiamento giudizia­rio che va avanti a tambur battente su tutti i fronti, al punto che il pro­cesso Ruby – ben lontano dal pre­scriversi – ha un timing di udienze da far concorrenza a Mills. Ecco perché, nonostante l’appello di due giorni fa di Napolitano, il Cava­liere resta perplesso. L’ha apprez­zato, certo. Ma non lo considera ab­bastanza. Per dirla con le parole di Cicchitto, «esiste un pericoloso squilibrio fra le giuste indicazioni date da Napolitano e lo sforzo veri­ficatosi a livello politico se non al­tro di evitare il peggioramento del­la situazione, e invece l’azione poli­tico- giudiziaria sviluppata a pieno ritmo da alcune procure e da alcu­ni tribunali per accentuare in tutti i modiloscontro».Traduzione:sep­purepubblicamente Berlusconi di­ce che «si tratta di questioni distin­te » è chiaro che è difficile andare avanti se il «clima diverso» è in una sola direzione. Ecco perché il Cavaliere aspetta qualche segnale dal Quirinale che di questo«nuovo corso»s’è fatto ga­rante esponendosi su più fronti. Anche perché le indicazioni arriva­t­e fino ad ora dal governo non sem­brano averlo convinto troppo. In particolare le nomine del Guarda­sigilli Severino che come capo di gabinetto ha scelto Filippo Griso­lia e come capo degli ispettori Stefa­nia Di Tomassi. Esponenti di Md. Ed ecco perché ieri Berlusconi ha rimesso sul tavolo delle riforme che il governo Monti dovrebbe af­frontare anche quella della giusti­zia. Se davvero s’aprisse quel capi­tolo sarebbe un bel problema per l’esecutivo. È dunque «quest’aria» la ragio­ne vera dell’affondo di ieri. Un mo­d­o per battere un colpo e dare un se­gnale. Così- pur evitando i toni che usa nei tanti sfoghi privati - defini­sce il processo Mills «solo l’ultimo atto di una persecuzione giudizia­ria e di una diffamazione senza li­miti ».Un processo«frutto della d­e­terminazione di un pm che non ha fatto nulla per nascondere un pre­giudizio politico nei miei confron­ti ».C’è stata,insomma,«una diffa­mazione giudiziaria anche a livel­lo internazionale senza confron­to ». Ed è proprio questo il punto. Perché quel che Berlusconi davve­ro teme del processo Mills- già pre­scritto da tre giorni, almeno secon­do i calcoli cosidetti «imparziali» (non quelli di Ghedini né quelli del pm De Pasquale)- è che il 25 febbra­io il collegio giudicante possa co­munque andare avanti con la con­danna ignorando che il reato è estinto. Quando poi lo si certifiche­rà anche in via giudiziaria- cioè fra molti mesi - l’effetto «sputtana­mento » sarà comunque stato otte­nut­o visto che la notizia di una con­danna è ovviamente destinata a fa­re il giro del mondo. Ecco perché – se Ghedini e Lon­go alla fine dovessero decidere di non rinunciare al mandato per gua­dagnare altro tempo - Berlusconi potrebbe anche decidere di inter­venire in aula. E dire la sua.