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 2012  febbraio 17 Venerdì calendario

RAPITI DALLA COMICITA’ DI STANLIO E OLLIO - E

ravamo piccoli e la Rai già ci offriva le comiche di Stanlio e Ollio, anche se allora, non ricordo perché, i due in Italia si chiamavano Cric e Croc e qualcuno aveva persino vestito di parole funerarie la celebre sigla musicale che funzionava da marchio di riconoscibilità. «È morto Cric, è morto Croc, povero Cric, povero Croc», con annesse varianti e storpiature dialettali. Siamo grandi e tutti i giorni Raitre ripropone ancora Stanlio e Ollio, subito dopo «Blob» (considerata un tempo una trasmissione d’avanguardia), addirittura con qualche spettatore in più di «Blob» (la media di share è del 6,15%).
Nel frattempo sappiamo tutto della vita di Stan Laurel e Oliver Hardy, del loro legame professionale (hanno iniziato a lavorare insieme dal 1926 realizzando un numero incredibile di comiche e di lungometraggi, passando dal muto al sonoro), persino della loro fortuna critica (nel libro «Triste, solitario y final», Osvaldo Soriano rievoca alcuni episodi della vita di Laurel & Hardy in maniera quasi commossa). Sappiamo tutto ma continuiamo a essere rapiti dalla loro comicità. Il cui segreto, racchiuso in molti film delle origini, è spiegato molto bene nell’incantevole Hugo Cabret di Martin Scorsese: la magia nasce solo quando il meccanismo (la tecnica, raffigurata dai grandi orologi della stazione) funziona alla perfezione.
Stanlio e Ollio variano all’infinito un unico paradigma: la contrapposizione tra il magro e il grasso, tra l’ingenua stoltezza e l’irascibilità burbera, tra il piagnucolio e la voce grossa. Chi combini più guai tra i due non è detto, ma ogni volta il guaio è alle porte. Ogni intervento, dell’uno o dell’altro, peggiora sempre la situazione, fino alla catastrofe finale.
Oggi la comicità («Zelig», «Colorado» e compagnia cantando) è tutta di parola, basata sulla ripetitività (il classico tormentone) e il doppio senso. Manca la macchina della comicità, cioè l’orologio di Hugo Cabret.
Aldo Grasso