Edoardo Segantini, Corriere della Sera 17/02/2012, 17 febbraio 2012
QUELLA SENTENZA SUL COPYRIGHT CHE PESERA’ SULLA TELEVISIONE ITALIANA
Da ieri gli editori sanno ancora più chiaramente che neppure l’Europa darà loro una mano a difendere il copyright. La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha infatti stabilito che non solo gli operatori di telecomunicazioni ma neppure i social network (da Facebook a YouTube, anche se la causa in questione riguardava un sito belga, Netlog) possono essere obbligati a installare filtri per impedire la condivisione illegale di musica e altri contenuti protetti. Il controllo, cioè, si deve fare ma a posteriori, non prima. La Corte insomma ritiene che la difesa del diritto d’autore non debba andare a scapito di altri diritti, quelli delle aziende Internet e degli utenti.
Si tratta di una sentenza destinata a pesare anche in Italia, dove pendono vari procedimenti intentati da Mediaset contro YouTube (di Google) e Yahoo! Presumibilmente, adesso, i giudici italiani non potranno più accogliere le richieste delle emittenti di impedire preventivamente il download, lo «scarico» di pezzi di trasmissioni sui social network. La rimozione potrà essere richiesta di volta in volta se verrà accertata la violazione del copyright. Sono perciò prevedibili, secondo esperti come Innocenzo Genna, sia un appello di YouTube per rimettere la materia in discussione sia un ricorso dei giudici alla Corte europea, se riterranno che esistano differenze tra il caso italiano e quello belga.
Di sicuro non è una buona notizia per gli editori, soprattutto i più tradizionali, e soprattutto quelli televisivi, che vedono messo radicalmente in discussione il proprio sistema distributivo. L’economia digitale è ancora in una fase selvaggia, in cui vince soltanto Internet e si mangia gran parte del valore dell’economia tradizionale. Probabilmente la vera (e unica) utilità della sentenza è quella di spingere editori, social network e aggregatori di contenuti a stringere accordi commerciali che tutelino la Rete ma anche la creatività. L’alternativa è il Vietnam legale.
Edoardo Segantini