Oscar Giannino, Il Messaggero 18/02/2012, 18 febbraio 2012
[...] E
gli esempi a cui guardare in Europa sono molti, a cominciare da quello tedesco dove il sussidio per il disoccupato è del 60% dell’ultima retribuzione o del 67% con figlio a carico se coniuge non lavora, introdotto dalle riforme Hartz insieme a una riforma profonda del sistema pubblico e soprattutto privato del collocamento, che intermedia non il 6% della rioccupabilità o poco più come in Italia ma oltre il 70%, motivo per il quale se il disoccupato respinge le nuove proposte anche se non equipollenti al precedente incarico senza fondatissimi motivi, perde diritto al sussidio. In Germania il tempo medio per decidere estensione e profondità della ristrutturazione d’impresa è di soli sei mesi, ricorrendo all’estensione pubblicamente sussidiata del lavoro a tempo con contratti di solidarietà. Dopodiché, tutte le volte che è necessario l’impresa ristruttura e il sussidio pubblico va solo ai disoccupati, entro i limiti detti. [...]