Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 18 Sabato calendario

MILANO

Chiudere i derivati legati ai tassi del prestito trentennale da 1,68 miliardi di euro e passare nuovamente dal variabile al fisso. Il Comune di Milano, sotto la guida di Giuliano Pisapia, vuole lasciarsi alle spalle l´eredità delle giunte di centro destra in tema di derivati. E se l´accordo con le banche dovesse andare in porto, lo farebbe con un incasso di oltre 750 milioni.
Nel 2005 l´ente meneghino, a cavallo tra l´uscita di scena del sindaco Gabriele Albertini e l´ingresso a Palazzo Marino di Letizia Moratti, aveva lanciato un bond trentennale a tasso fisso con la consulenza di quattro banche internazionali (le tedesche Deutsche Bank e Depfa Bank, l´americana JpMorgan e la svizzera Ubs). Attraverso dei contratti derivati stipulati con le stesse banche, il Comune trasformò da subito il tasso del prestito da fisso a variabile, una mossa criticata dalle opposizioni per il rischio che comportava per la stabilità del bilanci dell´ente e finita sotto inchiesta della Procura di Milano con l´ipotesi di truffa. Secondo l´accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, le banche attraverso i derivati si sarebbero procurate "commissioni occulte" per oltre 100 milioni grazie anche alla mediazione dell´allora direttore generale di Palazzo Marino, Giorgio Porta, e del consulente Mario Mauri. A gennaio 2009, poi, il Comune decise di avviare anche una causa civile.
A distanza di oltre due anni, le parti hanno preferito sedersi intorno a un tavolo e abbandonare le aule dei tribunali. L´accordo punta a ridefinire i particolari del prestito. Legate al bond del 2005, ci sono infatti tre componenti: lo swap sui tassi (in via di rinegoziazione), un fondo di accantonamento del capitale e infine una assicurazione contro il fallimento dell´Italia (il Cds, credit default swap). Le banche sono pronte a concedere al Comune la chiusura degli swap sui tassi ai valori di mercato odierni che consentirebbe al Comune di incassare una plusvalenza di 470 milioni di euro. I soldi non entrerebbero da subito nelle casse di Palazzo Marino, ma rimarrebbero vincolate presso le banche a garanzie delle altre componenti del bond. Il Comune, infatti, sebbene il tipo di prestito (bullet) preveda la restituzione del finanziamento in una sola tranche finale, non solo ha l´obbligo di accantonare in un fondo speciale fino alla scadenza del bond (2035) il capitale da restituire, ma ha anche sottoscritto un credit default swap che oggi presenta un valore di mercato negativo per 200 milioni. Quei 470 milioni, quindi, andrebbero a garanzia delle banche fino alla chiusura del prestito e del credit default swap.
Contestualmente, però, le banche verserebbero per la chiusura della causa civile un importo di circa 40 milioni di euro, che entrerebbe da subito nelle disponibilità del Comune. A conti fatti, per il Comune si arriva a un capitale di oltre 500 milioni di euro (470 vincolati) che da qui al 2035 dovrebbe generare interessi per altri 250 milioni, per un totale di 750 milioni. Con l´operazione, seguita dal direttore generale del Comune di Milano Davide Corritore e dall´assessore al bilancio Bruno Tabacci, il Comune sceglie ora di cambiare scommessa. Se fino a oggi, Palazzo Marino aveva scelto il tasso variabile (tra il 3,48% e il 6,19%), guadagnandoci, come dimostrano dai 470 milioni di euro di saldo positivo, ora scommette che da qui al 2035 i tassi di mercato non saranno mai superiori al tasso fisso che si è assicurato, ovvero il 4,26%.