Marco Ansaldo,, la Repubblica 18/2/2012, 18 febbraio 2012
«Ma - chiede incuriosito, riprendendo la valigia all´uscita di Fiumicino per dirigersi alla casa dentro le Mura leonine, dove risiede - la lettera di monsignor Viganò, quella che parla di corruzione, è vera? E perché queste cose saltano fuori ora, mentre si riunisce il Concistoro?»
«Ma - chiede incuriosito, riprendendo la valigia all´uscita di Fiumicino per dirigersi alla casa dentro le Mura leonine, dove risiede - la lettera di monsignor Viganò, quella che parla di corruzione, è vera? E perché queste cose saltano fuori ora, mentre si riunisce il Concistoro?». Il "giovane" porporato proveniente da un Paese germanico (viaggia sui sessanta, ma è considerato un ragazzo da una gerarchia solida quanto attempata), passa per il giardino verde del Collegio teutonico. Ha appena incontrato il Papa, da cui è molto stimato. E con Joseph Ratzinger si lascia andare a qualche confidenza. È allegro e divertito. «Questi italiani…», commenta ironico, cucendosi subito la bocca, senza dire una parola di più sui confratelli con cui oggi si riunirà nel Sacro Collegio. Il nuovo arcivescovo di Milano, Angelo Scola, scende dal treno alla Stazione Termini. L´uomo che da anni in molti considerano il prossimo Papa ha viaggiato come un passeggero qualsiasi, in un vagone di prima. Lui da solo, stretto in un cappotto nero, le carte sottobraccio, con a fianco il segretario personale e il consigliere per le comunicazioni. Ha passato tutto il tempo a leggere, o immerso nei suoi pensieri. «Ha una testa formidabile», dicono. Ma ha accolto «con profonda irritazione» la diffusione su un quotidiano delle sue note sui candidati alla propria successione al Patriarcato di Venezia. Che cosa succede in Vaticano, mentre questa mattina 191 cardinali si riuniscono a San Pietro, e Benedetto XVI si prepara a creare altri 22 porporati (fra cui ben 7 italiani) che in futuro andranno a eleggere il nuovo Pontefice? Un Conclave dove il confronto tra italiani e non, e forse tra cordate trasversali alle nazionalità, segnerà il ritorno a un Papa italiano oppure a un nuovo Papa straniero, dopo Wojtyla e Ratzinger. Oltre il portone di Sant´Anna montato dalle Guardie Svizzere, una solennità sacrale investe il visitatore. L´acciottolato lucido pure nei giorni di neve, le iscrizioni con caratteri latini stampate sotto gli archi, i momenti di puro silenzio dentro stanze rigurgitanti di affreschi. Però nulla è immobile anche qui dentro. E a ben vedere, la Santa Sede oggi è turbata da intrighi che, se non determinano ancora gli equilibri per un nuovo Conclave, vanno a indirizzarsi per ora sui più stretti collaboratori del Pontefice. Carrierismo, ritorsioni, vendette. L´iniezione di veleno propagata con quelli che il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha definito i "Vatileaks", la diffusione di lettere di monsignori, di note riservate sui vescovi, di memo segretissimi su Ior e pedofilia, è andata a segno. E anche se alcune missive sono apparse subito contraddittorie nel contenuto - come la confidenza del cardinale Castrillon sul viaggio del collega Romeo in Cina in cui questi avrebbe parlato di un possibile attentato al Papa in 12 mesi e la sua sostituzione con Scola - la fuga di documenti indica una verità. E cioè il malessere che cova in alcuni ambienti vaticani. «La storia della Chiesa - diceva ieri il cardinale Antonio Canizares Llovera, prefetto della Congregazione per il Culto divino - si è vista avvolta in persecuzioni e avversità, provenienti dall´esterno e dal suo interno, o in tradimenti». Nel suo Appartamento, Benedetto XVI, il «pastore in mezzo ai lupi», come lo ha descritto l´Osservatore Romano, appare a chi lo ha incontrato «tranquillo e al corrente di tutto». Ratzinger «ne ha viste tante». E «anche in Curia - aggiungono - se ne sono viste tante». Però l´altra sera, nella "lectio divina" ai sacerdoti del Seminario romano, il Pontefice ha tuonato contro il «potere della finanza e dei media», «necessari, anche utili, ma talmente abusabili che possono diventare contrari all´uomo». Eppure questo Concistoro, il quarto di Benedetto, ridisegna il Conclave che andrà a eleggere prima o poi il nuovo Papa. E i discorsi echeggiati ieri nel Collegio cardinalizio puntano già a delineare equilibri che, in futuro, potranno consolidarsi. Sono più di duecento, questa mattina, i porporati che assisteranno all´imposizione della berretta e alla consegna dell´anello. Gli ultraottantenni e i "giovani". I non elettori (88) e gli elettori (125). Vengono da tutte le parti del mondo. Molti non si conoscono nemmeno. «Con alcuni nemmeno di faccia», dice sorridendo l´arcivescovo di Sarajevo, Vinko Puljic. «Negli ultimi anni il Sacro Collegio è stato sottoposto a un forte turn-over - spiega un osservatore per mestiere immerso dentro i Sacri palazzi - i porporati di primo piano si incontrano periodicamente, ma alcuni non si sono mai visti. Per la maggior parte sono leali al Santo Padre. Ma c´è anche qualcuno che pesca nel torbido». Il caso Castrillon-Romeo, con la lettera scritta da un amico tedesco del cardinale colombiano e giunta alla Segreteria di Stato vaticana sul viaggio non ufficiale in Cina dell´arcivescovo di Palermo, e il contenuto su un fantomatico attentato al Papa, ne è un esempio. Ma in Vaticano si vuole sdrammatizzare. Oggi e domani, si sottolinea, sono giornate di festa. E così il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto emerito della Congregazione per i vescovi, liquida le malefatte del porporato di Medellin, rievocandone alcune clamorose gaffe. Sul vescovo negazionista Williamson e sul caso pedofilia. Con una battuta al vetriolo, in due sole parole, ma fulminanti: «Castrillon pasticcion».