Il Sole 24 Ore 17/2/2012, 17 febbraio 2012
LE CONSEGUENZE DI UN DIALOGO INTERROTTO
Le lettere degli impreditori segnalano un malessere che attraversa tutta la Penisola e tutti i settori produttivi. È il circuito del credito che si è interrotto, purtroppo in maniera indiscriminata. Dalle start up alle aziende secolari, dall’ampliamento all’investimento per l’accesso ai nuovi mercati, tutti segnalano difficoltà di dialogo con gi istituti di credito. Il risultato paradossale: chi merita il credito e chi non lo merita è finito sullo stesso piano.
Avevo ragione, ma ho chiuso
Per le banche qualsiasi cosa è motivo di ridefinizione e di trattativa. Non aspettano altro. Un tempo ti offrivano il denaro che non ti serviva. Adesso, se rinunci ad affidamenti ti ringraziano, e se insisti ti dicono che sarebbe meglio che il tutto fosse almeno in parte garantito da un consorzio di garanzia. Lo scorso novembre avevo chiesto un fido temporaneo per l’erogazione delle tredicesime con rientro in 6 mesi. Tre istituti bancari diversi con i quali opero abitualmente hanno risposto che non c’era il tempo materiale per prendere in esame la pratica. Avevo dei fidi temporanei, alla scadenza sono cessati e non mi hanno avvisato. Come si fa in queste condizioni ad ipotizzare investimenti? Qui si ferma tutto.
Oreste Nardon
Un’azienda che non può pagare i dipendenti è già molto a rischio. Un conto è finanziare l’innovazione, un conto dare ossigeno a un corpo molto malato. Ma se questa è la situazione non serve trincerarsi nelle ipocrisie. Le pratiche vanno esaminate; e valutate.
Sono finito online
Faccio l’agente di commercio e in base alla mia esperienza, la crisi del debito oltre ad avere origini macro-economiche è amplificata dal comportamento delle banche italiane: negli ultimi 5/7 anni, a fronte delle profonde ristrutturazioni, hanno perso capacità e conoscenze territoriali tanto che ormai è difficile avere (parlo delle agenzie a cui si rivolge il piccolo imprenditore) interlocutori preparati ma soprattutto che conoscono i propri clienti e che non forniscono "solo" riposte standard.
La mia esperienza diretta è semplice: piccolo patrimonio immobiliare (residenziale affittato) valutabile 1 milione di euro, attività di agente di commercio con ricavi da 80 a 90mila euro, investimenti azionari fondi liquidità ecc. Utilizzo da sempre 3 istituti di credito, concentrando su uno il 70% delle attività e degli investimenti, ottenendo finanziamenti a breve o medio termine con estrema facilità e costi contenuti, tanto che spesso era più economico prendere i soldi in prestito che utilizzare i propri… Ma negli ultimi 2 anni è cambiato tutto: difficoltà, risposte inadeguate, tardive ecc. tanto che oggi i miei 4 conti sono cambiati e sono tutti online (60% su quest’ultima). Non sono mai entrato in una filiale ne conosciuto un funzionario, ma almeno non spendo praticamente nulla: prima i costi erano di 700-mille euro.
Ho adeguato il mio comportamento a quello che il mercato mi offre; disponibile a cambiare se e quando ci saranno le condizioni. Ma chi della capacità e competenza delle banche locali (come molti dei miei Clienti e interlocutori) ha bisogno? Oggi sta chiudendo l’azienda!!
Marco Angeli
Il dialogo interrotto è l’aspetto più preoccupante in prospettiva. Sarà difficile ricostruirlo anche quando la crisi sarà alle spalle.
L’edilizia in croce
Siamo una media impresa attiva nel settore edile da oltre 50 anni, specializzata nella realizzazione e vendita di complessi di edilizia convenzionata, caratterizzati dall’ottimo rapporto qualità/prezzo. Abbiamo in programma un forte incremento della produzione (e della redditività), derivante dall’avvenuta aggiudicazione, mediante bandi pubblici, di interventi di edilizia convenzionata, tipologia che poco risente delle difficoltà di vendita, poiché gli alloggi, in classe energetica A, sono posti in vendita a prezzi sensibilmente inferiori a quelli di mercato (dal 20% al 30%). L’edilizia convenzionata riveste, tra l’altro, un importante ruolo sociale, in quanto: rende disponibili alloggi, con caratteristiche non inferiori all’edilizia libera, a prezzo calmierato per chi ne ha bisogno; funge da calmieratore del mercato immobiliare; consente ai Comuni (che alienano le aree) di mettere una pezza a bilanci traballanti. Dallo scorso ottobre, a fronte di un forte investimento di risorse proprie, tentiamo, senza successo, di ottenere mutui fondiari per l’attivazione del nostro programma di sviluppo; le banche, nonostante l’apprezzamento per i singoli interventi, non prendono neanche in considerazione le operazioni, quindi né valutano la fattibilità dell’intervento (certamente molto meno rischioso dei normali interventi immobiliari), né il merito di credito della nostra impresa. I motivi del diniego sono stati i seguenti: lo spread Btp-Bund troppo alto impone costi di raccolta tali che non è conveniente fare mutui; bilanci delle banche in fase di chiusura (budget completati); scarsa liquidità disponibile; politiche interne alla banca escludono finanziamenti al settore immobiliare; la Banca d’Italia suggerisce (o suggeriva) di non finanziare l’immobiliare. Ora siamo nel 2012, le banche hanno attinto liquidità a basso prezzo dalla Bce, lo spread è ridisceso, ma la situazione non sembra cambiare.
Nicola Schiatti
Lo spread è stato a lungo un motivo reale di preoccupazione delle banche. IL rischio è che anche adesso che la pressione si è allentata (ma il pericolo non è svanito) resti un’alibi. Quasi ci fosse pigrizia nell’adeguarsa alla nuova situazione
Soluzione utopistica
Buongiorno, mi sono chiesto già un paio di volte perché non funzionano le varie forme di quantitative easing, né da un lato né dall’altro dell’Atlantico. Visto che i soldi si creano dal nulla con il credito perché non si prova a cambiare direzione? Invece di gonfiare le tasche degli istituti di credito che sono stati all’origine della crisi finanziaria globale, perché non si concede la nuova liquidità in mano al cittadino? Almeno questi lo utilizzerebbero per comprarsi ciò che gli serve per sopravvivere e non si creerebbe un mercato completamente distorto dai vari finanziamenti alle grandi industrie e multinazionali, che producono prodotti e servizi che a nessuno servono veramente. Ma forse questo capovolgerebbe tropo le gerarchie e non piace alle oligarchie e al mercato pianificato a modo di Udssr.
Dietmar Benedetti
Le banche hanno un problema reale e un obbligo derivante dalle regole di Basilea 2 e dalle richieste dell’Eba: aumentare i requisiti patrimoniali. Sono un po’ strette nella morsa. La sensazione è però che sia esagerato nella direzione opposta
u Continua da pagina 46 Lo spread cala, il tasso no Non ho impresa ma volevo raccontarvi quanto succede in banca. Monitoro costantemente un istituto di credito al quale vorrei rivolgermi per chiedere un mutuo casa. Lo faccio da quando gli spread btp/bund erano oltre i 500 punti. Negli utlimi giorni c’è stata una vistosa flessione verso il basso del famoso spread, un pò in altalena ma sempre intorno alla soglia 350. Ora è vero che la situazione è tutt’altro che stabile ma ho notato che le condizioni di alcune banche non cambiano rispetto a qualche mese fa. Al 16 febbraio quindi, impaziente di vedere le condizioni al ribasso dello spread, ritorno a scaricare i fogli informativi e le condizioni di offerta della stessa banca. Purtroppo le variazioni non ci sono state: le condizioni sono le stesse di prima di Natale e per di più con validità sino al 15 marzo. Mi chiedo dunque se questo sia tollerabile (ahimè purtroppo temo che sia legale) e se il bravo Monti possa intervenire in questi settori per mostrare, credo sia tempo, il suo impegno nei confronti di noi comuni cittadini in modo da sentirci attori di tutti i provvedimenti Italia e non solo di quelli che ci penalizzano. Sarebbe sufficiente più trasparenza nella stipula dei contratti di mutuo e per esempio l’obbligo di applicare lo spread secondo un principio trasparente e non lasciato a libera gestione degli istituti , un pò come avviene con il tasso (il tasso applicato è quello del giorno in cui viene chiuso il contratto, e noi tutti, banca e privato, lo sappiamo sin da subito). Per entrare nel merito del credit crunch aggiungo che molti amici stanno comprando casa con richiesta di mutuo e senza alcun rifiuto da parte di alcune banche, salvo chiudere dei contratti a tasso variabile perchè quelli a tasso fisso sono troppo onerosi (anche qui andrebbe applicata una regolamentazione. Quindi anche in questo tema è necessario fare delle riflessioni, anche se il mio caso riguarda i privati; Vincenzo Amodeo La poca trasparenza è un difetto endemico della nostra società. Anche il decreteo liberalizzazioni prevede preventivi scritti per tutte le categorie. Il cambio delle condizioni in effetti non è il massimo della trasparenza L’importante è rientrare Siamo un azienda che produce agroalimentari, il nostro fatturato è per il 90% in esportazione, da più di un anno non riusciamo a rifinanziarci per effettuare il normale ciclo produttivo, e da qualche mese la banca che ci concedeva una linea di credito di anticipazione su fattura, una volta rientrate le fatture con gli incassi dei clienti, non ha voluto più effettuare anticipi, mettendo l’azienda da un giorno a l’altro in difficoltà. «L’importante è rientrare» è la parola d’ordine, senza preoccuparsi di quello che accade all’azienda, ai suoi 350 dipendenti stagionali, al territorio. Paghiamo finché possiamo tasse, contributi e tutti gli oneri imposti e diamo da lavoro a centinaia di operai stagionali alimentando un indotto notevole. Si aggiustano le cose da un punto di vista contabile, ma crolla l’economia reale. Logistica@agricomm.it L’interruzioni delle consuetudini disorienta Costi esorbitanti per i Rid Sono titolare di una società che vende energia elettrica e gas metano nata nel 2010. Ho riscontrato problemi con alcune maggiori banche italiane, non tanto per la concessione del credito ma per poter incassare i Rid delle utenze presso di loro. Mi è stato chiesto un fido e la copertura di un consorzio, nonché costi di incasso spropositati (dagli 11 ai 20 € a Rid + 0,15% dell’importo incassato). Tutto questo senza richiedere alcuna linea di credito, ma solo per incassare. Per la mia attività i Rid sono indispensabili, altrimenti avrei una montagna di insoluti nei pagamenti. Per fortuna altre banche mi hanno consentito di incassare i Rid a costi ragionevoli e mi hanno aperto delle linee di credito. Giorgio Apostolo amministratore unico CH4 Torino La qualità del servizio si vede anche nelle piccole cose. Per fortuna non tutte le vacche di notte sono nere Abbiamo perso tutto Nel lontano 1992, avendo qualche risparmio abbiamo deciso di aprire un piccolo negozio di generi alimentari. Il fido chiesto a una Banca di credito cooperativo ci è stato concesso dietro al vincolo dei miei stessi soldi e garanzie sulle nostre proprietà. Ebbene, dopo diverse vicissitudini la Banca si è presa tutto: i miei soldi, casa, terreni. rimanendo ancora debitore , da quel momento siamo entrati in un vortiice di Finanziarie , essendo rimasti senza lavoro , e ad oggi non riusciamo a trovare , per sfamare la mia famiglia , ho dovuto fare avallare i prestiti alla mamma, e alla suocera. Oggi ci ritroviamo io e mia moglie indebitati fino al collo, senza lavoro, senza casa, ma pure la mamma e la suocera, essendo garanti, sono perseguitate dal recupero crediti. Fino ad oggi viviamo a Canicattì, in provincia di Agrigento, domani non sappiamo cosa fare. Lettera firmata È un peccato quando viene frustrata la voglia d’impresa Niente soldi per la terra Nel mio caso, imprenditore agricolo di 42 anni, lucano, non possiamo parlare di stretta, ma di muro creditizio. Produco pomodori per industria e grano duro. Siamo piccoli imprenditori in famiglia, cerchiamo di essere sani, seri responsabili. Si cresce con sacrifici e piccoli passi. Il nostro capitale principale è la terra. Gli altri settori per crescere hanno bisogno di macchinari capannoni nuove linee produttive, noi abbiamo bisogno di più terra. E la terra irrigua, fertile, è sempre di meno e costa sempre di più e cosi si pagano affitti annui anche e oltre mille euro a ettaro. Allora che fare? Bisogna comprare quando qualcuno decide di vendere. Per comprare un ettaro nella nostra zona occorrono 40mila euro se non di più. E chi c’è li ha disponibili, pronti, 500-600mila euro? non di certo noi agricoltori. Un tempo c’era Ismea che sosteneva con tassi ragionevoli l’acquisto terra, ma poi La Ue ha dichiarato che violava la concorrenza. Le banche si sono chiuse a riccio e a dicembre e gennaio non si è nemmeno discusso di quale tasso praticare per un eventuale finanziamento: ci hanno detto che soldi non ce ne sono. La speranza è che la situazione si stabilizzi, anche se i tassi rimangono alti e proibitivi. Così alla fine alcuni professionisti hanno acquistato la terra che sperava di comprare un "cafone" che voleva crescere. Angelo Meluzio I più deboli sono i più penalizzati Siamo sommersi dai crediti La mia (piccola) società di servizi innovativi alle imprese è sommersa dai crediti. Molti crediti e poca cassa. La mia società paga tutti nei tempi: i fornitori, i dipendenti, l’Iva, l’Inps. E (quasi) tutti ci pagano in ritardo. Una volta li sollecitavi e pagavano, adesso li solleciti e dicono che pagano appena possono. La banca mi riduce il castelletto degli anticipi sulle fatture. Per ottenere maggior disponibilità metto 70 dei miei risparmi in titoli di stato su un conto vincolato per avere 70 di fido a favore della mia società. L’altro giorno mi arriva una nuova comunicazione: in considerazione delle mutate condizioni di mercato, da marzo il tasso applicato per il fido (garantito dai titoli di stato per l’intero importo) sarà pari all’8% dal 7% precedente. Immagino che la mia banca, come tutte, si rifornisca all’1% presso la Bce. Ecco il mio spread: 700 punti base. Sarebbe stato meglio mettere i miei soldi direttamente nella cassa della società. Oppure fondare una banca. G. F. Il conto non è automatico ma la reazione è comprensibile.