Marta Casadei, Il Sole 24 Ore 16/2/2012, 16 febbraio 2012
L’ITALIA NON È PIÙ D’ORO
Fatturato in contrazione, aumento dei prezzi, calo dei consumi interni e aspra concorrenza dei giganti del Far East, India e Cina in testa: ecco le questioni con cui il mercato orafo italiano dovrà fare i conti, nei prossimi dieci mesi e non solo. I dati, rilasciati in occasione del convegno "2012: La rivincita del gioiello?" organizzato dal Club degli Orafi Italia, ed elaborati da Intesa San Paolo, offrono una fotografia dai contorni ben delineati: nei primi undici mesi del 2011 il fatturato del settore gioielli in metalli preziosi è cresciuto del 3,6% . Un dato apparentemente positivo che, tuttavia, mette in luce una battuta d’arresto rispetto anche a solo tre mesi prima: nel periodo gennaio-giugno 2011 il fatturato del comparto cresceva del 7,4%. Ad incidere sull’andamento sono senza dubbio i prezzi dei prodotti, in aumento sull’onda dell’incremento dei costi dei metalli preziosi: il fatturato gennaio-novembre 2011 a prezzi costanti, infatti, segna un -4,3% mentre i prezzi alla produzione sono cresciuti dell’8,3%. Il panorama mondiale vede l’Italia al terzo posto nella classifica dei principali attori del settore gioielli in metalli preziosi: a detenere la quota più ampia di mercato è l’India che, se nel 2006 si classificava alle spalle dell’Italia con un market share del 12,2%, nel 2010 si è attestata sul 14,4%. Il nostro Paese, che ha ceduto oltre il 4% nel quadriennio 2006-2010 passando dal 14% al 9,7%, è stato superato anche dagli Stati Uniti che hanno superato il 12% nel 2010. Da tenere sott’occhio le performance della Cina – il market share della Repubblica Popolare, sempre dal 2006 al 2010, è cresciuto ben 3 punti percentuali: dal 5,6% all’8,8% – e di altri paesi del Sud Est Asiatico: Singapore, Thailandia e Malesia in primis.
La produzione e la vendita di gioielli e bigiotteria è per l’Italia rappresentano segmento molto importante: una ricerca diffusa da Prometeia a gennaio 2012 ha evidenziato come, a fronte di una quota del 7% sul fatturato dell’intero Sistema Moda, il peso del settore nella formazione del saldo commerciale sia pari al 21 per cento.
Negli ultimi anni, tuttavia, i principali ostacoli alla vendita di gioielli sono state le conseguenze degli accadimenti politici ed economici a livello mondiale: solo nel 2011 la primavera araba che ha scosso i paesi del Maghreb ha messo un freno agli acquisti di preziosi nei paesi del Mediterraneo; allo stesso tempo, le manovre correttive che i governi europei – in primis, quello italiano – hanno approvato nella seconda metà dello scorso anno hanno inciso sulle abitudini d’acquisto dei cittadini, limitando le spese rivolte a gioielli e bigiotteria. La batosta è arrivata in seguito all’aumento dei prezzi: secondo i dati Club Consumo elaborati da Prometeia, nel 2011 quelli dei prodotti del comparto sono cresciuti del 8,9% rispetto al 2010; un aumento significativo se comparato con i prezzi dei capi di abbigliamento che hanno registrato un +1,1%. Oggi il mercato interno si sta orientando verso un acquisto sempre più ragionato: i consumatori italiani vogliono prodotti con un ottimo rapporto qualità prezzo. Le vere opportunità dell’industria e degli artigiani italiani del gioiello si trovano al di là dei confini nazionali: nei primi 9 mesi del 2011 le esportazioni sono cresciute del 12,8%, mentre nel 2010 l’Italia ha esportato gioielli in metalli preziosi per un valore di 4573 milioni di euro, +26,8% rispetto all’anno precedente.
L’andamento dell’export è legato agli ottimi risultati di alcune province italiane tra cui Alessandria, dove si trova il distretto di Valenza, Milano e Vicenza, e ai paesi che continuano a ritenere il made in Italy un prodotto di riferimento, complice l’alta qualità delle lavorazioni e del design. Tra i principali interlocutori dell’Italia, Svizzera, Cina, affezionata all’altagamma, Germania e Turchia.