Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore 17/2/2012, 17 febbraio 2012
NON FA PAURA LA BANCAROTTA MA IL DEFAULT DISORDINATO
L’accordo sul secondo bail-out greco e sulla ristrutturazione dei titoli di Stato greci è in dirittura d’arrivo: e lo spread Italia-Germania si stringe. La Grecia rischia di non ricevere il secondo pacchetto di aiuti dall’Eurozona e dall’Fmi. E subito il differenziale tra i BTp e i Bund si allarga. Ecco come gli alti e bassi della crisi della Grecia contagiano, giornalmente, di ora in ora l’Italia: un sali-e-scendi che, a lungo andare, fa girare la testa. Ma non potrebbe essere diversamente.
Se la Grecia continua a ricevere gli aiuti finanziari e il sostegno dall’Europa e dal Fondo monetario, e se viene soccorsa dai creditori privati disposti a perdere fino a 100 miliardi di capitale pur di tenere in piedi il Paese, allora la sua bancarotta, il primo vero crack sovrano nella zona dell’euro, mette meno paura. La ristrutturazione dei titoli di Stato greci è un evento tragico: ma i mercati sono disposti a tollerarla, purchè "ordinata". Gli Stati dell’Eurozona e il Fondo, cioè, intervengono mettendo mano al portafoglio per evitare il fallimento del sistema bancario greco, per agevolare lo swap sui titoli, per tenere aperto il canale dei finanziamenti della Bce. L’obiettivo è quello di assicurare la sopravvivenza della Grecia, segnandole la strada per uscire dal default al più presto e con le proprie gambe. Un percorso accidentato, traumatico ma virtuoso perchè garantito dalla tenuta dell’Eurozona: per gli investitori un motivo in più per acquistare i titoli di Stato periferici, BTp inclusi.
Altra cosa è invece la rottura degli accordi tra Atene e Bruxelles, la chiusura dei rubinetti dell’Eurozona e dell’Fmi, l’insuccesso dello swap con i privati. In questo scenario di default cosiddetto "disorderly", non pilotato, la Grecia rischia di arrivare all’appuntamento del rimborso dei 14,4 miliardi di titoli di Stato in scadenza il 20 Marzo senza i soldi per poter pagare integralmente i creditori. Seguirebbe il caos. L’insolvenza sui titoli di Stato avrebbe un immediato effetto a catena sui bond delle banche e delle aziende greche: il fallimento del sistema bancario seguirebbe quello dello Stato sovrano. La Bce avrebbe gran difficoltà ad accettare come collaterale gli asset greci. E i cittadini greci correntisti perderebbero i loro risparmi. Lo Stato non sarebbe in grado di pagare gli stipendi, di garantire l’assistenza sanitaria. Nessuno farebbe più credito alla Grecia e ai greci, tagliati fuori dal mercato dei capitali per un periodo interminabile. Più che la Grecia, a fallire sarebbe l’Eurozona: gli Stati deboli e insubordinati, entrati nell’euro - questo sarebbe il messaggio - possono essere abbandonati a loro stessi, senza la rete di sicurezza offerta dai fondi salva-Stati e dai partners. Un default non pilotato può risolversi con l’uscita dalla Grecia dall’Eurozona: ma non necessariamente. Quel che temono gli investitori è l’evoluzione perversa della crisi, un’Europa divisa, i Paesi "core" distaccati dai Paesi periferici e con conseguenze destabilizzanti per il mercato dei titoli di Stato in euro e per gli spread. La prospettiva del caos è un buon motivo per vendere i BTp.