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 2012  febbraio 16 Giovedì calendario

ANCHE PASSERA E MONTI...

Nel 1999 l’ex presidente dell’Olivetti Carlo De Benedetti e l’ex Ad Corrado Passera patteggiano 3 mesi di reclusione e 15 milioni di multa per ciascuno, convertiti in una pena pecuniaria di 51 milioni e 750.000 lire pro capite per un «falso in bilancio qualitativo» (esercizi 1994-‘96). Sentenza revocata nel 2002 in seguito alla controriforma del falso in bilancio imposta da Berlusconi. Motivo: «Il fatto non è più previsto dalla legge come reato». Anche Monti viene indagato, ma a Torino. Il 9 aprile 1997 l’amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti viene condannato, con rito abbreviato, a 1 anno e mezzo di reclusione dal gup Francesco Saluzzo per falso in bilancio, finanziamento illecito ai partiti e frode fiscale. Il Gup invita la Procura ad aprire un’inchiesta sull’intero Comitato esecutivo degli anni delle tangenti, e cioè su Giovanni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Mario Monti. I cinque vengono dunque inquisiti per falso in bilancio nel maggio 1998. Ma l’indagine s’infrange contro i «non so» e le negazioni di chi teoricamente potrebbe inguaiarli. Così la Procura chiede l’archiviazione: «Non esistono sufficienti elementi di prova a carico dei membri del Comitato esecutivo» e «la mera litote del “non poteva non sapere” pare inadeguata a dimostrare in sede penale la consapevolezza delle falsità». Il 1° settembre 1998 il gip Paola De Maria archivia il fascicolo: è «storicamente provato che Giovanni Agnelli avesse mentito agli azionisti nel negare» le tangenti Fiat, ma non è provato che le conoscesse. Anche se rimane perlomeno un «ragionevole dubbio» sulla conoscenza delle mazzette da parte sua e degli altri quattro.