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 2012  febbraio 16 Giovedì calendario

La grotta dei record scoperto a Como il tunnel sotterraneo più lungo d´Italia – Da vent´anni aspettavano di passare oltre quella galleria allagata sotto le Prealpi lombarde

La grotta dei record scoperto a Como il tunnel sotterraneo più lungo d´Italia – Da vent´anni aspettavano di passare oltre quella galleria allagata sotto le Prealpi lombarde. Un tappo insuperabile di acqua gelida, di limo e di pietre. Poi è arrivato il momento, l´inverno giusto, con i fiumi sotterranei quasi in secca. E sono passati, domenica scorsa, completando l´esplorazione di quello che ora è il più grande labirinto sotterraneo d´Italia. Cinquantotto chilometri, più della Milano-Bergamo in autostrada. Tanto è lungo il complesso sotterraneo Tacchi-Zelbio-Stoppani vicino a Como. L´impresa ha richiesto un campo sotterraneo, l´uso di software cartografici avanzati, tanta voglia di spalare fango e sguazzare in acque gelide. Ecco il momento-chiave raccontato dagli speleologi lombardi della squadra numero uno. «Solo gli orologi dicono che è mattina. Strisciamo fuori dalla tenda e ci prepariamo un caffè». Sono in otto, su una spiaggia e accanto scorre un piccolo fiume. Sono sottoterra, si sentono lontani da casa. Fuori il sole è sorto e il vento di un inverno duro spazza la neve nella pallida conca del Pian del Tivano. Dentro, un buio immobile e una temperatura quasi primaverile al confronto. È venuta l´ora di affrontare la Bestia Nera, il Sifone Tipperary, il tratto di galleria allagata dal fiume sotterraneo, dove nuotare con la muta stagna e i preziosi strumenti di rilievo ben protetti. «Qui si sono fermate generazioni di speleologi, tutti speravano di passare oltre, sbucare in un´altra grotta, di farne un sistema carsico unico», racconta Andrea Maconi, pivot del gruppo di punta. In superficie l´Italia rallenta nella neve, ma loro benedicono il gelo - fino a -30 sul Triangolo Lariano - che ha fatto scendere il livello dell´acqua nelle gallerie, condizione che non si verifica da 15 anni. Si passa? Solo una manciata di centimetri sotto la volta di calcare giurassico è lo spazio d´aria per respirare. È una prova claustrofobica. Passa il veterano speleosub Davide Corengia, uno con esperienza di ferro in grotte allagate anche a mille metri di profondità. Passano gli altri, passa il materiale fissato a taniche usate come galleggianti. Oltre queste acque nere attende la Sala della Trincea. È il cardine dell´esplorazione. Il rilievo digitale da mesi indica che il nodo è qui, che a pochi metri di distanza c´è uno dei rami terminali della grotta Fornitori-Stoppani. Qui, già da ore, attende la squadra numero 2. Gli strumenti elettronici ne sentono la presenza oltre la muraglia di rocce instabili. Sono gli Arva a suonare per primi, strumenti di soccorso per trovare chi è sotto una valanga, ogni squadra ne ha uno. Ma un conto è il linguaggio elettronico, un conto sentire il respiro e l´odore degli altri. Prima le voci, lontane. Poi le luci. Si spostano macigni, si striscia nel fango sulla pancia, è fatta, hanno in mano la grotta più lunga in Italia, un mostro. Solo il Corchia, sulle Apuane, con 53 chilometri, regge il paragone. Le squadre s´abbracciano. Uomini e donne, sono in quattordici di cinque gruppi speleo radunati da "In Grigna!", una sorta di collettivo-speleo. Per arrivare a un simile risultato «serve un lavoro di un gruppo che funziona, tanto tempo, passione, pazienza, sforzi invisibili», dice Maconi che va in grotta da quando aveva 14 anni («come minorenne ho dovuto fare il corso speleo con papà»), e ora ne ha 29. Ha coordinato l´impresa, le persone, i fotografi, la logistica. Il lavoro fisico che serve per spostare metri cubi di sabbia che ostruisce i passaggi, le competenze informatiche per capire programmi che elaborano i rilievi quasi in tempo reale. Da anni il gruppo studia e rileva cunicoli e frane instabili, scende nei pozzi scavati dai torrenti sotterranei nel cuore roccioso del Triangolo Lariano, una delle aree carsiche più importanti del paese, rocce di 200 milioni di anni. È un catino geologico che raccoglie le acque del Palanzone e del San Primo sulle Prealpi e le convoglia in condotte naturali che si gettano nel Lago di Como con sorgenti spettacolari. «Inseguire l´acqua nei suoi percorsi sotterranei è la chiave per comprendere la struttura idrogeologica che sta sotto i nostri piedi. E capire una risorsa destinata a diventare sempre più importante»: così Maconi chiarisce il senso di questa esplorazione. Oggi una parte delle sorgenti risente dell´inquinamento di superficie, come quella dei Falchi della Rupe. Intanto i ragazzi del gruppo hanno ricevuto un premio dalla Regione, che in realtà è un lavoro: monitorare anche le altre aree sotterranee della Lombardia.