Diego Gabutti, ItaliaOggi 16/2/2012, 16 febbraio 2012
Pur di salvare l’euro tedesco ogni sacrificio è lecito – Atene brucia. Mentre il parlamento vota leggi da paura, decine di migliaia di persone scendono in piazza, dove vanno a fuoco le banche (bruciano come i covoni di fieno sotto il castello del Barone Frankeinstein nei vecchi film dell’orrore in bianco e nero)
Pur di salvare l’euro tedesco ogni sacrificio è lecito – Atene brucia. Mentre il parlamento vota leggi da paura, decine di migliaia di persone scendono in piazza, dove vanno a fuoco le banche (bruciano come i covoni di fieno sotto il castello del Barone Frankeinstein nei vecchi film dell’orrore in bianco e nero). Fiamme si alzano a tutti gli angoli delle strade. Sirene, esplosioni. Black bloc e anarchici sono accolti dagli applausi della gente comune come Batman dagli abitanti di Gotham City dopo un raid del Joker o di Two Faces. Ma Angela Merkel, il nostro Caro Leader, Nicolas Sarkozy e Lucas Papademos tirano dritto, indifferenti al fumo e al gas urticante dei lacrimogeni. * * * «Intonando l’inno al Capo, i danzatori si volsero all’enorme ritratto di Mao che campeggiava sullo sfondo incorniciato da grandi bandiere rosse. Il volto del Capo si stagliava sul telone rosso irradiando una luce dorata. I danzatori alzarono le braccia verso questo sole umano e si prosternarono in ginocchio davanti a lui formando piccoli gruppi in ricercate pose artistiche. Il coro sollevò l’entusiasmo generale ed elettrizzò i danzatori in un crescendo frenetico» (A. elochovtsev, La rivoluzione culturale vista da un sovietico, Rusconi 1971). * * * Bruciano Italia, Spagna e Portogallo, e ad appiccare il fuoco è Moody’s, che taglia il rating delle nazioni latine. Alle nazioni ariane per ora va meglio. * * * Anche Genova brucia. Pier Luigi Bersani e il partito democratico non sono stati semplicemente bruciati in effige, come capita per esempio agl’imperialisti amerikani quando viene bruciata la bandiera degli Stati Uniti ma alle loro persone fisiche non succede nulla. No, Gigi Bersani e il Pd sono proprio andati a fuoco, consumati da una fiammata e via, come un insetto atterrato su una lampadina accesa. È stato uno di quei casi d’«autocombustione spontanea» che piacciono a Voyager (anzi Kazzenger, come dice Maurizio Crozza). Una scena da mettere i brividi. Bersani se ne sta lì, tranquillo e beato, le mani sulle spalle dei suoi due candidati di partito, sicuro che uno o l’altro trionferà immancabilmente alle primarie e che la sera brinderà col vincitore in paradiso. Ha già ordinato birra e piadine quando le sue dita cominciano a sprizzare scintille. Un attimo dopo gli vanno a fuoco le brache e la giacca. Non fa in tempo a dire che «mica siam qui per fare la frizione ai cerini» che il candidato vendoliano ha stravinto le primarie e la sua leardership è andata in cenere. * * * Roma ancora non brucia ma poco ci manca. Verrà il giorno, infatti, del «pasto nudo», come lo chiamava William Burroughs, quando gli elettori e i contribuenti italiani vedranno «che cosa c’è in cima alla forchetta» della politica italiana. Uno spettacolo da togliere l’appetito per sempre: centinaia di onorevoli che, comodamente seduti nei divani del Traslatlantico o nei dehors dei bar intorno alla camera e al senato, strapagati, attaccati come cozze allo scoglio dei loro ingiustificati privilegi, giudicano inevitabile che i greci, dilapidatori e nullafacenti come sono stati in questi anni, adesso vengano puniti, «così imparano», con tagli del 22 per cento sui salari minimi (ripetiamolo: ventidue per cento sui salari minimi). Loro non sentono odore di bruciato nell’aria. Ma gli elettori sì s’aggirano sul set della politica nazionale armati di torce e forconi. * * * «Darwin./Si dice che per rilassarsi leggesse romanzi./Ma aveva le sue esigenze:/dovevano essere a lieto fine./Se gliene capitava uno differente,/lo gettava con furia nel fuoco./Vero o no che sia — /sono propensa a crederci» (Wisawa Szymborska, Due punti, Adelphi 2011). * * * E Berlino? Volete che non bruci anche Berlino, alla fine? Per adesso, con l’aria di fare un favore agli europei che non hanno la fortuna di parlare tedesco, Berlino riesce a nominare dei teutonici onorari, Cari Leader devoti al Reich federale, alla guida delle nazioni moribonde, dove si applica una ricetta universale, buona per tutti: recessioni apocalittiche e passo dell’oca. Ma non è detto che queste operazioni d’alta magia funzioneranno ancora per molto. Come ai tempi delle democrazie popolari, quando il Soviet supremo lanciava l’Armata rossa all’assalto dei paesi satelliti che osavano sgarrare, oggi i commissari politici fedeli a Berlino decidono di che morte devono morire le nazioni, e perché. Per il momento è passata l’idea che pur di salvare l’euro tedesco, ogni sacrificio è lecito, anche la morte sotto tortura di greci, italiani, spagnoli e portoghesi (che così la finiscono di scroccare). Oggi sembra normale pretendere dai greci un contratto scritto che impegni ogni futuro governo a non cambiare politica dopo le elezioni anticipate indette per il mese prossimo (visto che questi benedetti greci insistono per andare al voto, benché il Reichstag europeo, come i giornali ci ricordano spesso, non veda di buon occhio le elezioni e le altre chimere democratiche). Ma non sembrerà normale per sempre. * * * Fino a quando Berlino abuserà della pazienza altrui?