Diego Gabutti, ItaliaOggi 15/2/2012, 15 febbraio 2012
I magistrati hanno cambiato il modo di vivere di un italiano – Rifacendoci, come ha promesso, il Caro Leader ci farà anche più alti e più belli, oltre che più disciplinati e più generosi col fisco, da parte sua generosissimo fin d’ora con le casse dei partiti, con lo sperpero amministrativo e con i politici fannulloni? Saremo tutti più filiformi? Più sani, più in forma? Somiglieremo a Lui e a Pierferdinando Casini? Niente tacchetti, niente trapianti di capelli
I magistrati hanno cambiato il modo di vivere di un italiano – Rifacendoci, come ha promesso, il Caro Leader ci farà anche più alti e più belli, oltre che più disciplinati e più generosi col fisco, da parte sua generosissimo fin d’ora con le casse dei partiti, con lo sperpero amministrativo e con i politici fannulloni? Saremo tutti più filiformi? Più sani, più in forma? Somiglieremo a Lui e a Pierferdinando Casini? Niente tacchetti, niente trapianti di capelli. E somigliandogli, ci toccherà anche votarli? * * * Anche i magistrati, lasciati fare, provvedono a cambiare il modo di vivere degl’italiani. Già da tempo, per capirci, hanno cambiato il modo di vivere della Buonanima (anche se vivere, nel suo caso, non è forse la parola esatta, né quella sarebbe vita neanche per un vivo). Accusato ormai di qualunque reato venga in mente, tra la sera e il mattino, notte portando consiglio, a questo o quel magistrato, dalla corruzione di minorenni allo stragismo, prima o poi anche di «furto degli occhi» e di «circonvenzione di lumache», come ha scritto Umberto Silva sul Foglio, forse la Buonanima è il primo italiano il cui stile di vita sia stato cambiato dalle istituzioni etiche. Mutante e in mutande, ha ormai rinunciato alle serate eleganti, sostituite dalle matinée al palazzo di giustizia. * * * «Noi accampiamo ora alte pretese, non siamo mai paghi d’accampare alte pretese; nessun’epoca prima della nostra ha accampato pretese altrettanto alte; il nostro esistere è già da megalomani; ma, siccome sappiamo che non possiamo precipitare e neanche morire di freddo, osiamo fare quel che facciamo» (Thomas Bernhard, I miei premi, Adelphi 2009). * * * Annoiati dal posto fisso? Sfigati? Imbambocciti dal confort? Troppo coccolati da mamma e papà? Temete «il lupo dietro l’uscio»? Vi spaventano «la morte e l’indigenza, il gelo e l’ascia del tempo che passa?». Niente paura, ché «la vita è forse meno confortevole di come ce l’ha apparecchiata il noioso, ottundente consumismo, ma ben più potente. Più tenebrosa, ma anche più luminosa. Più rischiosa, ma più sorprendente». A confortarci con queste massime da cioccolatino di stropicciata saggezza è sempre lui, il nostro «tecnico» dell’anima, Michele Serra. A proposito d’una vita più rischiosa, più sorprendente e più luminosa, pensate per esempio alla sorpresa degli statali greci e delle loro famiglie (talvolta numerose) che Angela Merkel, memore della sua giovinezza realsocialista, ha salvato dal «noioso, ottundente consumismo» cacciandoli tutti, dal primo all’ultimo, nelle code per il pane. * * * Se non ci pensa Nonno Mario, il precettore supremo, a cambiare il nostro stile di vita, ci penserà dunque Michele Serra, che sta a tutti noi come Pico de’ Paperis ai suoi discepoli. Saranno lui e le altre grandi menti di Repubblica a insegnarsi a vivere pericolosamente, come squadristi e arditi della buona causa: il birignao progressista, antropologicamente osé. * * * Cambieremo, ma guai alle fanciulle che, vittime del «noioso, ottundente consumismo», volessero cambiare le tette di cui le ha dotate la natura con tette artificiali, per quanto «più sorprendenti» e a loro volta decisamente osé. No, mai più silicone. È dannoso, in primis, per la salute, e in secundis ha un ché di berlusconiano, come le tette a punta di certe consigliere regionali e i sessantaquattro denti falsi da caimano con i quali la Buonanima, prima della dipartita, sorrideva ai cittadini, siliconandone l’anima immortale. * * * Guai anche alle masse elettorali che, con la misera scusa della «democrazia elettiva», quando non addirittura della «sovranità nazionale», balocchi giuridici di cui Barbara Spinelli talvolta sorride, pretendessero d’essere governate da un parlamento d’onorevoli eletti da loro e non da una banda di commissari nominati dalla Banca centrale tedesca_ pardon, dalla Banca centrale europea. Eletti dal popolo, i governanti somigliano al popolo, gl’italiani, les italiens, die italiener, e sono dunque anch’essi da cambiare. Nominati dai Cari Leader europei, è a questi che somigliano, e sono pertanto esenti da difetti. * * * «IRWIN Riflettere su cosa sarebbe potuto succedere fa aprire gli occhi sulle conseguenze di quello che è successo in realtà è più d’un gioco. DAKIN È la storia al congiuntivo. IRWIN Come? DAKIN Il congiuntivo è il modo che si usa quando una cosa potrebbe o non potrebbe accadere. Quando la si ipotizza. (...) Perché sorride?» (Allan Bennet, Gli studenti di storia, Adelphi 2012). * * * Sacrifici. «Non siamo la Grecia», dice il presidente della repubblica, ma qualche sacrificio ci vuole, se vogliamo raccogliere «le istanze poste dai consigli europei». E se non le raccogliessimo? Che cosa succederebbe se i greci, invece di porgere alle istituzioni europee prima una guancia, poi l’altra, quindi entrambe le chiappe, decidessero d’andare al voto e prendessero un’altra strada? Che sarebbe dell’Europa? E se lo decidessimo noi?