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 2012  febbraio 15 Mercoledì calendario

Per la Confindustria è un siluro – Inutile girarci intorno: per il mondo confindustriale è un autentico siluro

Per la Confindustria è un siluro – Inutile girarci intorno: per il mondo confindustriale è un autentico siluro. La decisione di sfilarsi dalle Olimpiadi di Roma del 2020, presa ieri dal presidente del consiglio Mario Monti, ha mandato su tutte le furie i vertici di viale dell’Astronomia, presenti e (probabilmente) futuri. Di sicuro la notizia è risultata indigesta per l’attuale numero uno degli industriali. Emma Marcegaglia non soltanto, in varie occasioni, ha detto che l’Olimpiade sarebbe stata un’occasione di rilancio per il paese. Ma in particolare con il gruppo di famiglia, attivo anche nel settore infrastrutturale, si aspettava di poter mettere le mani su alcuni succulenti bocconi dell’evento. Del resto un altro esponente di spicco della nomenklatura confindustriale, Aurelio Regina, presidente degli industriali romani, sin da subito aveva snocciolato cifre per caldeggiare l’organizzazione delle Olimpiadi. Ne sarebbero derivati, a suo dire, investimenti per 12,7 miliardi di euro, un fatturato di 24 miliardi e 109 mila nuovi posti di lavoro. Regina, addirittura, aveva messo su una fondazione per sponsorizzare l’evento. Tutta carta straccia, adesso. In linea con la Marcegaglia, con tanto di dichiarazioni rese ai media, c’era anche uno di principali candidati alla sua successione. Si tratta di Giorgio Squinzi, patron di un’azienda, la Mapei, che produce materiali per costruzioni. E che quindi avrebbe trovato il modo di inserirsi nei fiorenti affari connessi alla manifestazione. E che dire dei componenti del Comitato promotore di Roma 2020, ormai del tutto inutile? Pullula (pullulava) di pezzi grossi di Confindustria. C’è il banchiere Luigi Abete, ex presidente dell’associazione e numero uno di Bnl. C’è un altro past president come Luca Cordero di Montezemolo, oggi sulla tolda di comando della Ferrari e di Ntv, la nuova società ferroviaria che mira a far concorrenza alle Fs. Ancora, nel comitato spiccano manager pubblici come Giuseppe Recchi, presidente dell’Eni, colosso petrolifero il cui pacchetto di maggioranza è in mano a quello stesso governo che adesso ha deciso di dire di no all’Olimpiade. Per inciso, Recchi è nella squadra di vertice di Confindustria, come delegato del presidente «per gli investitori esteri in Italia». Tra i numerosi nomi compaiono anche quelli di Diego Della Valle, numero uno della Tod’s e socio di Montezemolo in Ntv, e di Andrea Guerra, ad di Luxottica, altra azienda confindustriale. Un profilo di spicco, nel comitato, è quello di Azzurra Caltagirone, figlia di Francesco Gaetano Caltagirone, immobiliarista e costruttore di casa a Confindustria. Anche per la famiglia, già all’erta per tutto ciò che si sarebbe potuto edificare intorno all’Olimpiade, lo stop di Monti è una sonora sberla. Lo stesso effetto che la decisione deve aver prodotto su Nerio Alessandri, altro imprenditore inserito nel Comitato promotore e nei piani alti di Confindustria. Alessandri guida la Technogym, azienda che produce attrezzi da palestra e che senza dubbio avrebbe potuto fare grandi affari con un evento organizzato a Roma. Nel Comitato siede anche John Elkann, presidente di una Fiat nel frattempo uscita da Confindustria ma pur sempre interessata all’evento, adesso cassato. E ci sono nomi dell’imprenditoria romana come Giovanni Malagò e Andrea Mondello, quest’ultimo ex presidente della camera di commercio di Roma e vicepresidente del Comitato. Per tutti, senza distinzione, la giornata di ieri verrà ricordata come una grande batosta. Forse l’unico a non soffrire più di tanto è Alberto Bombassei, numero uno di Brembo, altro candidato alla successione della Marcegaglia, che sulle Olimpiadi ha sempre avuto una posizione più sfumata.