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 2012  febbraio 16 Giovedì calendario

Il libro «fai da te» parla cinese Per milioni di copie - L’Occidente della cul­tura ne discute

Il libro «fai da te» parla cinese Per milioni di copie - L’Occidente della cul­tura ne discute. Si lanciano allarmi sul­le prime pagine dei magazine: Bloomberg Business Week mette in copertina un libro che brucia, risultato di un’inchie­sta sul potere distruttivo di Ama­zon e dell’autopubblicazione per l’industria letteraria mondiale. Si fanno convegni: l’ultimo, «If book then», a Milano, emette dati sul­l’incisività ancora troppo scarsa, e l’Iva troppo alta, della pubblica­zione digitale in Italia rispetto al resto del mondo. Si levano scudi da parte degli scrittori: editor e membri di Generazione TQ come Nicola Lagioia:«Un’editrice per la quale il self-publishing significhi eliminazione del filtro editoriale si candida al suicidio». E come Giorgio Vasta: «Il self-publishing solleva tutti, editori e lettori, da un comportamento, quello che si concretizza nella scelta... L’attua­le articolazione del self-pu­blishing sta determinando una percezione dei “no” come guasto inammissibile, come torto inac­cettabile ». Ma anche Andrea Vita­­li, Giuseppe Genna e Paolo Nori su queste pagine nei giorni scorsi. L’Oriente invece,e nello specifi­co la Cina, alla stessa velocità con cui costruisce grattacieli ha già fat­to assurgere il self publishing a nuova tendenza editoriale. Un da­to su tutti: oltre 200 milioni di cine­si ogni giorno, su 510 che possie­dono un collegamento internet, leggono romanzi autopubblicati su tablet, smartphone e computer e sempre ogni giorno 58 milioni di caratteri cinesi vengono caricati per essere letti. Perché quello onli­ne è­ancora lo spazio più libero nel­la nazione. Ma soprattutto perché i romanzi online sono come un gioco: si pubblicano a puntate, so­no sempre parte di saghe infinite, regalano ogni giorno una nuova emozione. È la vera letteratura po­polare: in centinaia di migliaia di romanzi che spesso sono lunghi tre volte gli «antenati» cartacei, la censura non ha il tempo di mette­re il naso e dunque si può parlare di sesso, politica e altri tabù intoc­c­abili dalla letteratura tradiziona­le. Il tutto a un costo irrisorio: un ci­nese paga un romanzo online 30 centesimi e spesso soltanto per gli ultimi capitoli, perché i primi, quelli che servono ad accendere il gusto per il feuilleton , sono gratis. Eppure, visto il successo di pub­blico, l’e-fiction ha generato un gi­ro d’affari impressionante: Clou­dary, una delle aziende maggiori del settore, che possiede sei siti con contenuti letterari generati dagli utenti, ha fatturato oltre 48 milioni di dollari solo nella prima metà del 2011. Ma se si vanno a guardare le piccole fortune accu­mulate dai singoli, c’è da impalli­dire: la Cina è oggi l’unico Paese in cui scrivere romanzi può cambia­re la vita. I cinesi che iniziano ad autopubblicare lo fanno sotto pseudonimo, di solito legato al contenuto dei romanzi: molti di­ventano abbastanza ricchi da per­mettersi di lasciare il lavoro. A esempio, secondo l’ultima inchie­sta di Time sul tema, il trentenne Yu Xiaoming comincia a pubblica­re online nel tempo libero mentre di giorno lavora come gastroente­rologo a Shanghai: romanzi ispira­ti al gioco online World of War­craft . In breve, lascia il lavoro: au­topubblicando fantasy, guada­gna il doppio del suo vecchio sti­pendio, che ammontava a 1600 dollari. Il 26enne laureato in chi­mica Chen Aiyang ci sta meditan­do, visto che le sue saghe genera­no decine di milioni di contatti al giorno. Xu Lei, titolare di avventu­re online dedicate ai tomb raider , nel 2007 lavorava nel gioco d’az­zardo. Poi fu la crisi e la richiesta di roulette e accessori da poker crol­lò: Xu ha 25 anni e un sacco di tem­po libero e comincia a postare ca­pitoli di Secrets of a Grave Robber ispirati a storie vere della sua fami­glia di antiquari e collezionisti. È un boom da milioni di fan, le case editrici tradizionali lo cercano e il suo primo romanzo cartaceo ven­de in un mese 600mila copie: «Non ho ancora un jet privato co­me Stephen King, però», dichiara. Certo è una vita d’inferno:si arri­vano a scrivere 10mila battute al giorno, perché se un fan non vede aggiornamenti continui alla sto­ria si disaffeziona e per un lettore che guadagni ne perdi migliaia. La doppia vita di Li Ke vale per tut­te: di giorno poliziotto, di notte Red Eyes, e si rinchiude in una ca­mera- cella per sfornare