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 2012  febbraio 16 Giovedì calendario

L’ombra cinese sulle Maldive Ecco cosa c’è dietro il golpe - L’ombra della Cina sul golpe nelle Maldive è il sospetto bomba lanciato dal presidente esautora­to, Mohammed Nasheed, che si ostinava a non firmare un accor­do militare con Pechino

L’ombra cinese sulle Maldive Ecco cosa c’è dietro il golpe - L’ombra della Cina sul golpe nelle Maldive è il sospetto bomba lanciato dal presidente esautora­to, Mohammed Nasheed, che si ostinava a non firmare un accor­do militare con Pechino. Il gigan­te dell’Asia, nel suo storico brac­cio di ferro con l’India per il con­trollo dell’area, ha sempre utiliz­zato delle pedine regionali come le Maldive. Il paradiso dei turisti comincia a far parte della cosid­detta «catena di perle» costituita da porti, basi militari, centri di ascolto dell’intelligence cinesi che «circondano» Nuova Delhi. Non solo: Pechino è l’unica su­perpotenza che lo scorso anno ha aperto un’ambasciata nelle isole delle vacanze e dal 2010 il nume­ro di turisti cinesi è superiore agli europei. Una settimana prima di venir estromesso dal potere il presiden­te delle Maldive, Nasheed, ha rice­vuto un vero e proprio ultimatum dalle forze armate. Un alto ufficia­le voleva che firmasse un accordo di cooperazione con la Cina nel campo della Difesa. «Mi disse: de­vi firmare questo accordo » ha rac­contato Nasheed al quotidiano Indian Express . «Non lo feci e ave­vo già rifiutato di firmarlo tre me­si prima »spiega l’ex capo di stato. Nasheed non spiega in cosa consi­steva l’accordo militare con la Ci­na. Però nel 2009 il governo delle Maldive siglò una specie di patto con l’India, potenza nucleare, che ha praticamente posto l’arci­pelago delle vacanze sotto il suo sistema difensivo. «Non c’era proprio alcuna ne­cessità- ha sottolineato l’ex presi­dente- di firmare un simile accor­do » militare con la Cina. Le isole si trovano lungo una delle rotte commerciali più frequentate del­l’Oceano indiano. Una vera e pro­pria giugulare per la Cina: l’80% del petrolio importato da Pechi­no parte dal Golfo Persico per arri­vare ai porti cinesi attraverso lo stretto di Malacca. Non è un caso che una settimana dopo il golpe, il nuovo presidente, Mohammed Waheed Hassan, abbia accolto a palazzo, con tutti gli onori, l’am­basciatore cinese Yu Hongyao. La sede diplomatica di Pechino è stata inaugurata a Malè, capitale delle Maldive,appena l’8 novem­bre scorso. Quella delle Maldive a Pechino ha aperto i battenti 5 an­ni fa. Il ministero degli Affari este­ri maldiviano ed il museo nazio­nale sono stati costruiti dai cine­si. Nelle isole Hulumale le compa­gnie con gli occhi a mandorla han­no vinto il più importante appal­t­o residenziale del paese per la co­struzione di un migliaio di case. Non solo: nel 2010 sono sbarca­ti alle Maldive 120mila turisti ci­nesi sorpassando al primo posto gli inglesi seguiti da italiani, tede­schi e francesi. Lo scorso anno i dati dei primi sei mesi mostrava­no un ulteriore incremento. Co­lossi cinesi vogliono investire nel­lo sviluppo di diversi resort e altri progetti turistici, ma l’ex presi­dente Nasheed sembrava restio. Le Maldive sono solo un tassel­l­o del braccio di ferro fra India e Ci­na sul controllo di mezza Asia. I due paesi hanno combattuto una feroce guerra nel 1962 e la tensio­ne era risalita a fine anni novanta con i test nucleari indiani. I due gi­ganti rappresentano da soli il 40 per cento dell’intera popolazio­ne mondiale e il loro tasso di cre­scita è tra i più alti al mondo. Se­condo uno studio della Deutsche Bank, entro il 2020 Cina e India sa­ranno, dopo gli Stati Uniti, la se­conda e la terza economia al mon­do. Oggi i rapporti fra Pechino e Nuova Delhi sono più sereni, ma la Cina ha «circondato» nel tem­po l’India con la cosiddetta «cate­na di perle». A cominciare dallo strategico porto di Gwadar in Pakistan, arci nemico dell’India, basi nel Myanmar, stazioni di in­telligence nella baia del Bengala e accordi militari con la Cambo­gia. Della «catena» fa parte anche il pressante tentativo di scalzare l’India dall’alleanza con lo Sri Lanka, con investimenti come il grande porto di Hambantota. E adesso tocca alle Maldive. La «ca­tena delle perle» serve a presidia­re le rotte del flusso di greggio dal Medio Oriente alla Cina e l’India, negli ultimi tempi, monitorava con preoccupazione la penetra­zione di Pechino nel paradiso dei turisti.