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 2012  febbraio 16 Giovedì calendario

«La beneficenza di Benigni? Mai vista» - Come è stato bello vederlo entrare in sella a quel destriero bianco, stile Ga­ribaldi, sul palco dell’Ariston, svento­lando la bandiera tricolore e urlando «Viva l’Italia»

«La beneficenza di Benigni? Mai vista» - Come è stato bello vederlo entrare in sella a quel destriero bianco, stile Ga­ribaldi, sul palco dell’Ariston, svento­lando la bandiera tricolore e urlando «Viva l’Italia». Quanto è stato bravo a recitare un monologo di quasi un’ora analizzando,verso dopo verso,tutto al­l’Inno di Mameli, come un vecchio pro­fessore di liceo. E che emozione, poi, quando con un filo di voce, senza ac­compagnamento musicale, ha fatto il patriota tenero,cantando l’Inno nazio­nale. Alla scorsa edizione del Festival di Sanremo, 15 milioni 398 mila spetta­tori seguirono lo special guest Roberto Benigni e la sua sorprendente perfor­mance che raggranellò il 50,23% di sha­re . Virtualmente i suoi fan raddoppia­rono quando trapelò la notizia che il compenso che avrebbe ricevuto dalla Rai, 250 mila euro per una sola sera, sa­rebbe stato devoluto all’ospedale pe­diatrico Meyer di Firenze, per la costru­zione di un nuovo padiglione. Decisio­ne che, si tenne a precisare, era stata presa prima di firmare il contratto con l’azienda per la presenza dell’artista sul palco di Sanremo, e non come ge­sto riparatore per l’indignazione popo­lare che il suo cachet aveva scatenato. Può anche essere, infatti lascia ancora più perplessi venire a sapere oggi che, dopo un anno esatto, quei soldi al Meyer non sono mai arrivati. «Chiede­te a Benigni!», risponde un po’ stizzita l’addetta stampa del pediatrico fioren­tino. «A me non risulta che sia arrivato mai nulla», conferma sereno il diretto­re generale del centro di eccellenza per la cura delle malattie dei bambini, Tommaso Langiano. Per carità, non ci sarebbe nulla di particolarmente grave qualora Beni­gni avesse deciso di non dare nulla a nessuno e tenersi tutto in tasca, se non fosse per il fatto che la donazione era già stata data per certa da tutti e pubbli­cizzata su siti e giornali che osannava­no il toscanaccio per il beau geste . Ci avevano creduto tutti, tranne i dirigen­ti del Meyer, i quali ancora oggi quasi cascano dalle nuvole: «Io non sapevo nemmeno che Benigni avesse voluto darci qualcosa», dice Langiano. L’agente del comico toscano, Lucio Presta, commentò la notizia della be­neficenza al Meyer sostenendo che Be­nigni non rende mai pubbliche le sue frequenti donazioni, lasciando inten­dere c­he un’eventuale opera pia sareb­be potuta avvenire anche in forma ano­nima. Suona strano allora che al Meyer, dal febbraio scorso, non abbia­no mai visto donazioni simili sul conto corrente. Eppure l’anno scorso, pro­prio l’agente di Benigni ebbe anche a infervorarsi contro la Lega Nord che si permise di lamentarsi del maxi ingag­gio al premio Oscar: «A differenza di Be­nigni, politici e parlamentari non si so­gnerebbero mai di devolvere una cifra simile in beneficenza. Ma la Lega, non è un segreto, è nota per i suoi eccessi di populismo fuori luogo». Sarà pure fuori luogo muovere criti­che, ma almeno un sospetto oggi sorge spontaneo. Nell’edizione di quest’an­no lo special guest Celentano ha copia­to Benigni, replicando l’opera di bene: «Questi 700 mila euro (per due serate, ndr ) saranno devoluti a Emergency e a famiglie povere italiane». Qualcuno diceva: «A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzec­ca ».