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 2012  febbraio 16 Giovedì calendario

IL PAESE CAMBIA, I DIRIGENTI SPORTIVI NO

Se a Palazzo Chigi sedesse un politico la Roma olimpica non sarebbe stata trombata. Petrucci e Pescante avrebbero trovato dall’altro lato del tavolo un premier abituato a servirsi della loro stessa lingua di politici. Sportivi ma pur sempre politici. Monti ha sostituito al concetto di «sogno» la diffidenza del tecnico che non crede ai numeri che gli sottopongono perché non sono mai esatti. È stato spiazzante. A memoria è la prima volta che lo sport viene clamorosamente rimbalzato da chi ha il governo del Paese. Forse è il segnale di un cambiamento spinto dalla crisi, come in altri settori della società italiana, e c’è da chiedersi quanto vi si adatteranno coloro che da decenni guidano lo sport azzurro con le stesse metodiche e gli stessi rituali.

«Farò cambiare abitudini agli italiani», ha detto Monti negli Stati Uniti. Qualcuna va corretta anche nella gestione dello sport, il problema è capire se i dirigenti attuali sono in sintonia con certe trasformazioni. Petrucci è al quarto mandato alla presidenza del Coni e il successore sarà Raffaele Pagnozzi, il suo alter ego. Mario Pescante, alla guida del comitato organizzatore delle Olimpiadi romane, ha 73 anni, i due terzi dei quali passati nelle stanze del potere sportivo. Il commissariamento della Federazione Sport Invernali è stato affidato a Franco Carraro, l’uomo dai mille incarichi. Manca un ricambio, almeno un paio di generazioni sono state messe nell’angolo perché non diventassero un elemento di disturbo ai soliti nomi. Succede nel Coni ma non soltanto lì. Prendiamo il calcio. In Lega c’è Maurizio Beretta: dovrebbe essersene andato da un anno, in conflitto di interessi con l’incarico in Unicredit: i presidenti dei club non si sono ancora accordati sul sostituto. E Abete è rimasto in sella alla Federazione passando attraverso sconfitte storiche, sportive e politiche. L’Italia cambia. Lo sport resiste. Non si sa fino a quando.