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 2012  febbraio 16 Giovedì calendario

Il “millefoglie” di Piano per il Tribunale di Parigi - È un millefoglie». Renzo Piano descrive così il suo ultimo progetto, il nuovo Palazzo di giustizia di Parigi, presentato ieri nella grandiosa Sala dei passi perduti di quello vecchio

Il “millefoglie” di Piano per il Tribunale di Parigi - È un millefoglie». Renzo Piano descrive così il suo ultimo progetto, il nuovo Palazzo di giustizia di Parigi, presentato ieri nella grandiosa Sala dei passi perduti di quello vecchio. È il secondo progetto griffato Piano per Parigi. Il primo, più di quarant’anni fa, fu il Centre Pompidou. Differenze? «Allora ero un ragazzo barbuto e piuttosto maleducato. Adesso sono sempre un ragazzo, ma più educato. E la barba è diventata bianca». Il millefoglie immaginato da Piano sorgerà alla Porte de Clichy, XVII arrondissement, ai confini amministrativi del Comune. I lavori inizieranno nel secondo semestre del ’13 e finiranno nel ’17. Il nuovo Tribunale sarà alto 160 metri, meno della Tour Eiffel (a quota 324) ma più degli altri principali monumenti cittadini come la Grande Arche de la Défense (110,9 metri), Notre-Dame (96) e l’Arco di trionfo (50). Dando i numeri: 61.500 metri quadrati di superficie di cui 5500 per la nuova Sala dei passi perduti alta 28 metri, 90 sale d’udienza, un ettaro di terrazze verdi e 575 milioni di euro di costo. «Si tratta di una vera città - racconta Piano -, che ogni giorno accoglierà circa 10 mila persone. La descriverei come una torta a strati, appunto un millefoglie, basato su quattro grandi “altopiani” grandiosi ma leggeri, con spazi aperti, piazze, strade, giardini, luoghi d’incontro». La Corte d’appello e quella di Cassazione resteranno dove sono, nel vecchio Palais sull’Île de la Cité, all’ombra della Sainte-Chapelle, il più bel reliquiario del mondo. Tutto il resto traslocherà nella nuova sede, compresa la Polizia giudiziaria. Addio quindi al mitico 36, quai des Orfèvres, l’indirizzo dell’ufficio del commissario Maigret. Segno dei tempi. Teorizza Piano: «Negli Anni 70, la sfida era recuperare i centri storici. Perciò il Beaubourg fu costruito lì, nel cuore di Parigi. Oggi invece è quella di salvare le periferie, di urbanizzarle, quindi di civilizzarle, perché civiltà deriva da civitas, città. Per questo il nostro Palazzo dialogherà con quello che c’è attorno, sarà uno spazio aperto, vivo. Bisogna vincere la scommessa delle periferie e l’avremo vinta quando questa parola, “periferie”, sarà cancellata dal vocabolario». Alla cerimonia parlano il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, che è di sinistra, e il ministro della Giustizia (che qui si chiama «de la Justice et des Libertés»), Michel Mercier, che è di destra. E fra le righe si punzecchiano amabilmente, costretti a convivere e soprattutto a collaborare allo stesso progetto. Ma il pensiero che c’è dietro lo spiega poi Piano: «Vorrei che il mio Palazzo di giustizia desse un’idea di dignità ma, insieme, di fiducia. In francese chi viene convocato in tribunale si chiama “justiciable”, che in italiano decisamente suona male. Ma è certo che le aule di giustizia sono un po’ come gli ospedali: non si frequentano a cuor leggero. Per questo voglio che ci si respiri la serenità. Certo, la sala dei passi perduti sarà imponente, perché un Tribunale non deve sembrare un supermercato. Però si sentirà, spero, la serenità di chi ha fiducia nella giustizia e la serenità di chi deve amministrarla». Il credo di Piano? «L’architettura non cambia la realtà, ma testimonia i suoi cambiamenti. Il Beaubourg raccontava come si era trasformata la cultura dopo il Sessantotto. Vorrei che questo Palais raccontasse come si è trasformato il modo di vivere la giustizia. Non sarà arrogante, ma leggero. Sereno». Dalla teoria alla pratica: «Ah, lei è della “Stampa”. Beh, allora può scrivere che questo edificio costruito in altezza dà alla città più di quel che le prende». Ogni riferimento alle polemiche torinesi è puramente voluto.