ANDREA TORNIELLI, La Stampa 16/2/2012, 16 febbraio 2012
Oltretevere nessuno era stato avvertito - La notizia della lettera con cui Mario Monti ha comunicato al vicepresidente della Commissione europea Joaquín Almunia l’emendamento che intende presentare al Parlamento italiano per chiarire «ulteriormente e in modo definitivo» la questione dell’esenzione dell’Ici per gli enti non commerciali, è arrivata a sorpresa ieri sera sui tavoli della Conferenza episcopale italiana e della Segreteria di Stato vaticana
Oltretevere nessuno era stato avvertito - La notizia della lettera con cui Mario Monti ha comunicato al vicepresidente della Commissione europea Joaquín Almunia l’emendamento che intende presentare al Parlamento italiano per chiarire «ulteriormente e in modo definitivo» la questione dell’esenzione dell’Ici per gli enti non commerciali, è arrivata a sorpresa ieri sera sui tavoli della Conferenza episcopale italiana e della Segreteria di Stato vaticana. Né i vertici della Chiesa italiana, né quelli d’Oltretevere – confermano alla Stampa fonti dei sacri palazzi – erano stati preavvertiti. Segno inequivocabile che la partita è stata giocata unilateralmente dal governo e personalmente dal premier, insieme al ministro per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi. Gli enti no profit, e tra questi la Chiesa cattolica, pagheranno l’Ici su tutti quegli immobili o quelle parti di immobili dove si svolgono attività commerciali, mentre viene salvaguardato e riconosciuto l’importante valore sociale svolto dagli enti no profit confermando l’esenzione là dove vengono svolte attività non commerciali. L’emendamento Monti, che abroga l’esenzione fino ad oggi prevista per gli immobili dove l’attività non commerciale era prevalente ma non esclusiva (e dunque risultava esente anche la parte dove si svolgeva attività commerciale), non è frutto di una trattativa o di un lavoro congiunto tra Palazzo Chigi e le autorità ecclesiastiche. Vaticano e Italia non hanno raggiunto alcun compromesso. Tutto è stato predisposto al di qua del Tevere. Innanzitutto perché non si tratta di materia attinente al Concordato, e poi perché non sarebbe stato corretto da parte del governo aprire tavoli di trattativa solo con la Chiesa cattolica su una materia che non riguarda esclusivamente gli immobili ecclesiastici, ma tutti quelli appartenenti agli enti no profit. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che tre mesi fa aveva manifestato la disponibilità a un chiarimento in materia, domenica scorsa aveva detto al nostro giornale: «Se il governo unilateralmente, dato che si tratta di materia che attiene alla sua responsabilità, ritiene necessario apportare dei chiarimenti alle formule oggi in vigore, le valuteremo con attenzione e senso di responsabilità». Così è avvenuto. E le prime reazioni da parte ecclesiale non sono negative: andava chiarito con più precisione ciò che era e doveva continuare ad essere esente da ciò che non lo era. L’intervento di Monti, atteso dai vertici della Cei e del Vaticano, anche se non in tempi così rapidi, è un passo che cerca di superare polemiche e contrapposizioni tra clericali e anticlericali. Riconoscendo infatti il valore di tutte le attività no profit, religiose e laiche, e al tempo stesso riconoscendo anche la necessità di non favorire dal punto di vista commerciale alcune realtà esenti rispetto ad altre non esenti, il presidente del Consiglio, in qualità anche di ministro dell’Economia e delle Finanze, chiarisce la normativa in vigore. Non danneggia le strutture no profit, e risponde all’obiezione mossa dalla Ue all’esenzione così com’era stata interpretata fino ad oggi, introducendo un «meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose», che permetterà di non far pagare più del dovuto, ma anche di verificare che tutto il dovuto sia corrisposto. Questo pomeriggio i vertici del Vaticano e della Cei si incontreranno con il presidente Giorgio Napolitano e con il premier Monti, accompagnato da dieci ministri – la delegazione italiana più folta della storia della Repubblica – al ricevimento per la celebrazione dei Patti Lateranensi all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Ma non è previsto che nei colloqui si parli della decisione di ieri sera.