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 2012  febbraio 16 Giovedì calendario

Quando il premier lanciò l’“eurotassa” - Allora non se ne seppe nulla, si risolse tutto in un passaparola tra gentiluomini, eppure nel 1996 la prima idea di un contributo straordinario per entrare nell’area dell’euro fu di un professore lontanissimo dalla politica domestica: Mario Monti

Quando il premier lanciò l’“eurotassa” - Allora non se ne seppe nulla, si risolse tutto in un passaparola tra gentiluomini, eppure nel 1996 la prima idea di un contributo straordinario per entrare nell’area dell’euro fu di un professore lontanissimo dalla politica domestica: Mario Monti. L’episodio - in questi giorni rimerso tra le carte e le memorie di Gerardo Bianco, allora leader del Ppi ed europarlamentare - è un altro tassello che racconta di una «presenza» di Monti nella politica italiana meno casuale di quel che si creda. Certo, tredici settimane fa, quando Giorgio Napolitano lo nominò senatore a vita e poi gli diede l’incarico di formare un governo di larghe intese, Monti apparve a quasi tutti - compresi politici e mass media - non solo una sorta di «extraterrestre», ma anche l’ennesimo tecnico digiuno di sapienza politica. Una ennesima prova di memoria corta e di ignoranza da parte di quasi tutta la classe dirigente, anche perché Monti - oltre ad essere stato uno dei padri sconosciuti dell’«eurotassa» e commissario europeo che aveva lasciato il segno - era stato protagonista di un altro episodio inedito. Dodici anni fa gli fu (riservatamente) chiesto se fosse disponibile ad accettare la guida dell’ultimo governo dell’Ulivo e lui preferì passare la mano. In realtà una prima «chiamata» c’era stata nel 1987, in occasione di un governo elettorale guidato da Amintore Fanfani, ma il sondaggio di Gerardo Bianco su Monti, per farlo diventare ministro delle Finanze, era caduto nel vuoto. Nel 1995 il professore era stato indicato come commissario europeo dal governo Berlusconi. Ma poi nella primavera del 1996 a Palazzo Chigi era arrivato Romano Prodi. Pochi mesi dopo la nascita del governo dell’Ulivo, Gerardo Bianco (allora uno dei leader della coalizione di centrosinistra) incrociò Monti a Bruxelles e gli chiese: «Professore, ce la facciamo ad entrare nell’euro?». E Monti rispose: «Secondo me non ce la fate, siete fuori dai parametri». Come uscirne? Cosa suggerire a Prodi? Dice Bianco: «Ricordo che con Monti ne parlammo successivamente a pranzo, sempre a Bruxelles, e a lui venne l’idea di un contributo straordinario. Tornato a Roma trasmisi l’idea a Prodi che la rielaborò, arricchendola con la proposta della parziale restituzione». E in effetti l’«eurotassa» viene approvata il 30 dicembre 1996 con un decreto che implicava una manovra tributaria di quasi 4500 miliardi di lire, necessari per ridurre il disavanzo dello Stato dello 0,6% e consentendo il rispetto dei parametri di Maastricht e dunque l’ingresso dell’Italia nell’area euro. Prodi, oltre a metterci la faccia, escogitò il sistema della restituzione del 60% dell’eurotassa che fu possibile nel corso del 1999. Nel frattempo il primo governo dell’Ulivo era caduto ed era stato sostituito da due esecutivi guidati da Massimo D’Alema, a sua volta dimessosi nell’aprile del 2000. Mancava un anno alla conclusione della legislatura e la caduta come birilli di ben tre governi di centrosinistra in quattro anni metteva i quattro segretari di maggioranza (Walter Veltroni, Arturo Parisi, Pier Luigi Castagnetti, Enrico Boselli) davanti ad una scelta difficile. Ricorda Castagnetti: «Ci vedemmo a casa di Veltroni, l’unico segretario che abitasse a Roma e convenimmo su una soluzione “alta” da proporre al Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi». Proprio Castagnetti fu incaricato di sondare quattro personalità (Antonio Fazio, Mario Monti, Giuseppe De Rita, Giovanni Bazoli) e visto che il tempo stringeva il segretario del Ppi fu costretto a sondare i prescelti con una modalità irrituale: per telefono. Montirispose di essere «onorato», ma di ritenere che la soluzione migliore dovesse essere quella di un governo di larghe intese. Di fatto lasciò cadere l’offerta di diventare capo del governo. Da quel giorno Mario Monti entrò nella «riserva» della Repubblica, dalla quale Giorgio Napolitano lo ha richiamato tredici settimane fa.