G.G.V., Corriere della Sera 16/02/2012, 16 febbraio 2012
LO IOR E L’ANTIRICICLAGGIO. L’INTERVENTO DI BERTONE —
Magari con qualche mugugno, ma alla fine una soluzione di compromesso si è trovata, dicono Oltretevere, anche perché alla fine è intervenuto il segretario di Stato Tarcisio Bertone: la norma antiriciclaggio approvata il 1° aprile 2011 non può essere giuridicamente retroattiva, ma questo non significa che lo Ior si rifiuterà di collaborare con l’Aif e con i magistrati in caso di indagini su fatti precedenti. Perché in ogni caso «fa testo» e va rispettata la legge sulla trasparenza in vigore dalla fine del 2010 con il motu proprio del Papa per «la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario».
Nel giorno in cui dal Vaticano filtrano gli ultimi documenti riservati, pubblicati ieri dal Fatto Quotidiano («Ior, colpo di spugna sull’antiriciclaggio»), la Santa Sede non replica ufficialmente. La tesi del quotidiano, sostenuta con due lettere del cardinale Attilio Nicora (il presidente dell’Autorità di informazione finanziaria) e del professor Giuseppe Dalla Torre (giurista e presidente del Tribunale vaticano), è che alla fine si sia fatta marcia indietro sulla norma antiriciclaggio, uno dei passi decisivi della nuova linea di trasparenza finanziaria: nel senso che lo Ior opporrebbe un muro alle richieste dell’Authority e della giustizia italiana per movimenti anteriori al 1°aprile 2011.
Ma è così? A sentire fonti vicine allo Ior e all’Aif, le cose starebbero altrimenti. E la soluzione, appunto, sarebbe già stata trovata, «la retroattività era un falso problema». In effetti si sono confrontati pareri diversi. Il parere giuridico del professor Dalla Torre, inviato al cardinale Bertone, è che la legge antiriciclaggio non sia retroattiva, e quindi non valga per ciò che è accaduto prima del 1° aprile 2011. Il cardinale Nicora, per parte sua, si mostra preoccupato perché «la nuova versione della legge riforma in toto l’assetto istituzionale del sistema antiriciclaggio vaticano, ridefinendo compiti e ruoli dell’Autorità e modificando l’impostazione». Un intervento che «potrebbe essere visto dall’esterno, anche se erroneamente, come un "passo indietro"». E allora?
E allora, fanno sapere Oltretevere, la questione si è superata così: fermo restando il «principio di irretroattività», lo Ior «dovrà comunque rispondere alle richieste di indagine anteriori: per forza, altrimenti non riconoscerebbe la legge fondamentale sulla trasparenza e tutte le normative europee che ci siamo già impegnati ad applicare». Una barriera comunque pare ci sia: va bene le inchieste in corso, ma in questo modo si pone un limite sui casi del passato, tipo Marcinkus. In ogni caso, si capisce così ciò che la Santa Sede ha detto l’8 febbraio, senza citare la retroattività: «Non emerge la resistenza dello Ior a collaborare in caso di indagini o procedimenti penali precedenti al 1° aprile».
La cosa non finirà qui. Oggi — prima che all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede si festeggino i Patti lateranensi con un vertice tra i due Stati — si conclude il consiglio dei cardinali per i problemi economici della Santa Sede. E tutto il collegio cardinalizio si incontrerà domani in vista del concistoro di sabato. L’indagine in Vaticano è in corso — non risultano ancora individuate le «talpe» e la situazione è complicata dal fatto che la maggior parte dei documenti «ma non tutti» sono passati dalla segreteria di Stato —, però si tenta di stemperare gli animi. Il neocardinale di New York Thimothy Dolan, che introdurrà la riunione di domani, è stato intervistato dal vaticanista americano John L. Allen e ha elogiato il nunzio Carlo Maria Viganò, sorvolando con una battuta sulle sue denunce di «corruzione»: negli Stati Uniti non avrà problemi, dice, «lo vedranno come uno che non guarda ai lavori interni della Santa Sede con le lenti rosa».
G. G. V.