Fulvio Bufi, Corriere della Sera 16/02/2012, 16 febbraio 2012
NESSUNO SCONTRINO IN 4 NEGOZI SU 5. IL RECORD NAPOLETANO —
Finora i controlli antievasione fiscale eseguiti negli ultimi mesi avevano puntato sul lusso, da Cortina a Capri a via Montenapoleone a Milano. A Napoli invece la Guardia di finanza è partita dai mercati delle zone più popolari: la Pignasecca, il Borgo di Sant’Antonio, Porta Capuana. Ma cambiando il target non cambia il risultato, anzi, aumenta e pure di molto. Su 386 esercizi controllati (oltre ai mercati anche le aree commerciali del corso Umberto, Via Toledo e parte del quartiere Vomero), 317 sono risultati inadempienti nella emissione di scontrini fiscali. Circa l’82 per cento.
Ci sono quelli che il registratore di cassa non ce l’hanno proprio (molti, in questo caso, gli ambulanti) e quelli che ce l’hanno ma non lo usano, o ancora quelli che emettono scontrini una volta ogni tanto e quelli che ne emettono per cifre nettamente inferiori rispetto all’incasso. Salvo poi cambiare abitudini appena si sparge la voce dei controlli in arrivo. E così, nel raffronto rispetto ai giorni precedenti, ieri sono venuti fuori risultati apparentemente incredibili, come un incremento di vendite, nelle ore in cui in zona era presente la Guardia di finanza, che oscilla tra il cento e quasi il mille per cento.
Dai controlli non sono state risparmiate una quarantina di auto di lusso, e in un paio di casi è emerso che i proprietari (di una Porsche Carrera e di una Audi A5) sono evasori totali, cioè persone che in vita loro non hanno mai presentato una dichiarazione dei redditi.
I finanzieri hanno controllato anche l’agibilità e il rispetto delle norme di sicurezza di trentacinque locali del quartiere Chiaia, abitualmente frequentati nelle ore serali e notturne, individuando la presenza di 34 lavoratori in nero su 261 censiti (altrettanti, prevalentemente extracomunitari, ne sono stati identificati in piccoli laboratori industriali), e riscontrando in cinque casi gravi violazioni in tema di sicurezza che potrebbero costare ai titolari la chiusura degli esercizi.
Cifre elevate anche nel bilancio dei controlli anticontrabbando (sequestrate sigarette ma anche tessuti importati illegalmente) e sulla falsificazione dei marchi (sigilli sono stati apposti a un deposito contenente 4.500 articoli di vario genere).
Ma resta l’elevata evasione fiscale a dare a Napoli la maglia nera nazionale: l’82 per cento di violazioni riscontrate dai finanzieri (in pratica quattro esercizi su cinque non in regola), è un dato che stacca di gran lunga quello rilevato durante analoghi controlli in altre città. A Roma e Venezia — tanto per fare due esempi di città anche più turistiche di Napoli — si è registrato rispettivamente il 47 e il 28,5 per cento di irregolarità. Tra l’altro con un maggior numero di esercizi controllati.
Fulvio Bufi