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 2012  febbraio 17 Venerdì calendario

La nuova entusiasmante missione spaziale Keplero sta perlustrando la nostra zona di Via Lattea alla ricerca di pianeti orbitanti intorno a stelle distanti dal nostro Sole

La nuova entusiasmante missione spaziale Keplero sta perlustrando la nostra zona di Via Lattea alla ricerca di pianeti orbitanti intorno a stelle distanti dal nostro Sole. Cerca di rilevare oscillazioni nel movimento delle stelle, rivelatrici del fatto che esse sono impegnate in un duetto gravitazionale con un pianeta. Quando queste osservazioni furono fatte per la prima volta dalla Terra, e nel 1995 si scoprì il primo pianeta extrasolare, esse erano appena in grado di prendere atto degli effetti di pianeti molto grandi, come Giove o Saturno, grandi masse rotonde di gas e idrogeno liquido, e non solide e rocciose come la Terra. Oggi disponiamo di un elenco di 759 pianeti scoperti dal 1995 in poi e di tale lista fanno parte molti pianeti solidi e una "super-Terra" scoperta l´11 dicembre 2011, ubicata all´interno della zona abitabile della sua stella madre, Keplero 22. Si trova a 600 anni luce dalla Terra ed è solo di poco più fredda e più piccola del nostro Sole. La migliore sensibilità e precisione di queste tecniche d´osservazione sulla Terra e nello spazio implicano che adesso possiamo veramente perseguire la ricerca finalizzata a individuare molti più pianeti rocciosi come la Terra e controllare se le loro orbite possano essere propizie a creare una zona abitabile temperata duratura che consenta la vita e nella quale quest´ultima possa evolversi dalla semplicità molecolare a una complessità autocosciente nel corso di centinaia di miliardi di anni, come avvenne sulla Terra. Queste nuove possibilità di osservazione ci hanno spinto a rinnovare le congetture sulle prove dell´esistenza di vita intelligente nell´Universo che potremmo sperare di vedere, o quanto meno sul tipo di pianeta roccioso simile alla Terra che potremmo scoprire. Il problema è in un certo senso messo in secondo piano dal persistente enigma della misteriosa assenza di qualsiasi testimonianza di sorta nell´Universo di vita avanzata, malgrado l´immenso numero di luoghi a disposizione. Forse siamo troppo noiosi e ordinari tra le infinite civiltà che esistono nella galassia perché qualcuno si prenda la briga di entrare in contatto con noi? O siamo forse così speciali che i nostri amici interstellari più avanzati non vogliono intromettersi nella nostra affascinante storia mentre essa si dispiega senza alcun contatto con gli alieni? Siamo oggetto di studio per qualcuno? Da una prospettiva più pessimistica, invece, probabilmente le civiltà avanzate dal punto di vista tecnologico molto semplicemente non sopravvivono a lungo: inquinano i loro ambienti, si spengono per epidemie o per conflitti nucleari, o ancora sono spazzate via da comete e asteroidi che entrano in collisione con i loro mondi prima ancora che essi riescano a mettere a punto le tecnologie atte a deviarli. Indubbiamente, possiamo renderci conto che esistono molteplici modi grazie ai quali potremmo finire coll´avere un futuro alquanto limitato. Una possibilità più ottimista è suggerita dalla recente traiettoria imboccata di recente sulla Terra dai nostri progressi tecnologici. Nel 1957 l´astronomo sovietico Nicolai Kardeshev propose di classificare le civiltà avanzate in rapporto all´energia di scarto che le loro attività disperdevano nello spazio. Quelle meno avanzate (come la nostra a quei tempi) sarebbero in grado di modificare la superficie del loro pianeta, di innescare esplosioni, di inviare onde radio, di costruire verso l´alto e di scavare verso il basso. Quelle dei loro vicini più avanzati avrebbero un impatto notevolmente superiore in grado di modificare il loro sistema solare, influire sulla loro stella madre o altri pianeti per le loro necessità energetiche. Le loro attività sarebbero facilmente avvistabili da molto più lontano. I più evidenti sarebbero anche i più avanzati di tutti, in grado di congiungere l´energia di interi sistemi di stelle o addirittura di un´intera galassia. Molte teorie e strategie finalizzate a cercare e determinare la presenza di extraterrestri tecnologici hanno sfruttato questa idea di fondo. In ogni caso abbiamo imparato che molto probabilmente c´è qualcosa di completamente diverso rispetto all´immagine di progresso e sviluppo tecnologico che esso prefigura, anzi potremmo dire di diametralmente opposto. Ormai siamo in grado di affermare che le tecnologie più avanzate dovrebbero essere quelle meno visibili, e non quelle più visibili. Le nostre stesse tecnologie si sono orientate ormai nella direzione di un processo di sempre maggiore miniaturizzazione. Il progresso a questo punto si quantifica meglio in termini di piccolezza, e non di grandezza, sulla scala rispetto alla quale possiamo produrre e manipolare la materia. Le rivoluzioni avvenute nell´ambito delle biotecnologie, della microelettronica, delle nanotecnologie dimostrano che abbiamo imparato a manipolare aggregati di molecole, singoli geni e singole molecole e addirittura a organizzare e strutturare come si deve atomi isolati. L´ininterrotta evoluzione del processo di miniaturizzazione dei chip dei computer, misurabile con le Leggi di Moore, dimostra quanto siamo diventati abili a costruire dispositivi di potenza sempre maggiore e di dimensioni sempre inferiori. Si palesa ormai all´orizzonte la ricerca mirante a realizzare un computer quantistico. Questa direzione imboccata dal nostro progresso tecnologico dovrebbe insegnarci qualcosa di molto importante per ciò che riguarda l´aspettativa di una forma di vita avanzata nell´Universo. Se è tecnologica, tanto più avanzata sarà la sua natura, tanto più piccoli e meno evidenti saranno i suoi sottoprodotti tecnologici. Le sue sonde spaziali dovranno essere non più grandi di semplici aggregati di atomi, totalmente invisibili alle nostre sonde e ai nostri satelliti, indistinguibili dalla polvere, in grado di riprodurre copie di sé quando sia necessario. Soltanto spostandosi verso un´economia energetica maggiore, verso consumi più ridotti di materie prime e un inquinamento minimo garantito dalle loro nanotecnologie (o più infinitesimali ancora) saranno in grado di sopravvivere sui pianeti nel lungo periodo. Nelle più influenti storie di fantascienza è sempre stata preponderante la presenza di immense navi spaziali – quali succedanei dei grandi mezzi di navigazione terrestre – che vagano nell´universo alla stregua di piccoli pianeti. Star Trek e Independence Day puntavano sul grande. Molto più verosimilmente, invece, le sonde spaziali delle forme di vita più avanzate nell´Universo saranno complesse strutture atomiche, in grado di sfruttare le immense capacità di archiviazione dati e informazioni come quelle dei piccoli computer. La sfida, adesso, è capire come potremo individuarle, oppure tornare a escludere, ancora una volta, la possibilità stessa che esistano. (Traduzione di Anna Bissanti)