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 2012  febbraio 16 Giovedì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA. A VENT’ANNI DA TANGENTOPOLI LA CORTE DEI CONTI DICE CHE L’ITALIA È CORROTTA


WWW.REPUBBLICA.IT
ROMA - "Illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce". E’ questo uno dei punti più forti della relazione con cui il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, ha inaugurato l’anno giudiziario della magistratura contabile. Essere a conoscenza della "mappatura" dei fenomeni di corruzione, aggiunge, serve "per effettuare una ricognizione degli episodi più ricorrenti di gestione delle risorse pubbliche inadeguata, perché inefficace, inefficiente, diseconomica". Giampaolino si riferisce a tutti i comportamenti che arrecano "un danno alle finanze pubbliche": dalla corruzione dell’attività sanitaria, allo smaltimento dei rifiuti, dal "gravemente colposo" utilizzo di strumenti derivati o prodotti finanziari simili, per arrivare alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica e alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Vengono inclusi anche gli errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi".
DDL ANTI-CORRUZIONE. "Sul disegno di legge anticorruzione abbiamo chiesto uno spostamento molto contenuto nel tempo", ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino, al termine dei lavori delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera. "Nessuno pensa debba esserci un rallentamento dei lavori - ha spiegato il guardasigilli -. Partire qualche settimana dopo, con il piede giusto e con un testo che possa soddisfare le esigenze di completamento della materia potrà invece far accadere il contrario".
Il nuovo allarme della Corte dei Conti non è una sorpresa: "Mi sembra che sia un allarme che tutti gli anni ci accompagna a riprova del fatto che il fenomeno non è stato debellato ma nessuno di noi ha mai pensato che fosse stato debellato", ha ribadito Severino. Il ministro della Giustizia ha indicato che occorre condurre "una battaglia estremamente seria" contro il fenomeno della corruzione ricordando che in Parlamento si sta discutendo di prevenzione relativamente al ddl anticorruzione. "Poi si partirà - ha detto - con il grande progetto sulla corruzione sul quale ovviamente c’è bisogno di tempo perché occorre prepararlo in maniera corretta. Credo molto in questo progetto ma proprio nei progetti nei quali si crede occorre concentrare la massima attenzione".
I DATI. La corruzione in Italia vale circa 60 miliardi di euro l’anno ma nel 2011 sono state inflitte condanne solo per 75 milioni di euro. Questo è quanto ha sottolineato il procuratore generale aggiunto della Corte dei Conti, Maria Teresa Arganelli, nella sua relazione. "Se l’entità monetizzata della corruzione annuale in Italia è stata correttamente stimata in 60 miliardi di euro dal SAeT del Dipartimento della Funzione Pubblica rispetto a quanto rilevato dalla Commissione Ue - ha spiegato Arganelli - l’Italia deterrebbe il 50% dell’intero giro economico della corruzione in Europa". Tuttavia, secondo Arganelli, si tratta di un dato "che appare invero esagerato per l’Italia, considerando che il restante 50% si spalmerebbe senza grandi problemi negli altri 26 Paesi dell’Unione Europea".
La Commissione europea ha infatti stimato che la corruzione costa all’economia dell’Unione 120 miliardi di euro l’anno, ovvero l’1% del Pil della Ue e poco meno del bilancio annuale dell’Unione europea. La Corte dei Conti ricorda comunque che "il nostro Paese nella classifica degli Stati percepiti più corrotti nel mondo stilata da Transparency International per il 2011 assume il non commendevole posto di 69 su 182 paesi presi in esame e nella Ue è posizionata avanti alla Grecia, Romania e Bulgaria".
L’EVASIONE FISCALE. Altra piaga del Paese è poi l’evasione fiscale. "Analisi accurate condotte per la sola imposta sul valore aggiunto - spiega il presidente della Corte - evidenziano per l’Italia un tax gap superiore al 36%, che risulta di gran lunga il più elevato tra i grandi paesi europei, con l’eccezione della Spagna, per la quale lo stesso rapporto supera il 39%". Tracciando un bilancio dell’anno passato, Giampolino osserva come Il 2011 "sarà ricordato nella storia della finanza pubblica italiana, per la severità della situazione economica e per l’affanno con il quale i governi hanno rincorso i rimedi necessari a fronteggiarla e ad arginarne gli effetti più devastanti".
GLI EFFETTI. Sempre in tema di conti pubblici, nella sua relazione Giampaolino punta l’incide contro il fatto che in Italia "mentre grande attenzione è riservata alle proiezioni e alla stima degli effetti attesi dei principali provvedimenti, sono invece carenti le misure e le valutazioni ex post circa l’impatto che le politiche pubbliche esercitano sulla dinamica delle entrate e delle spese". "Cosicché - sottolinea - vi è una quasi totale mancanza di documenti e studi dedicati a verificare a posteriori se, quanto e come abbiano in realtà funzionato gli strumenti impiegati per migliorare il coordinamento della finanza pubblica e la qualità della spesa".
LE REAZIONI. "E’ il momento di dire basta alla gara delle ipocrisie e chiediamo a tutte le altre forze politiche di esaminare e condividere al più presto le proposte in materia. Per dare il buon esempio servirebbe solo un giorno, tanto basta infatti per ratificare la convenzione di Strasburgo del 1999 in materia di lotta alla corruzione", ha detto il leader dell’Idv Antonio Di Pietro. "Questa è già operativa negli altri Paesi dell’Unione europea, mentre in Italia, dove imperversa la corruzione, chissà perchè il Parlamento di qualsiasi colore politico si è sempre rifiutato di ratificarla", conclude. "Non bastano i commenti, servono atti e comportamenti conseguenti", ha aggiunto Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà. "Posso - ha concluso Vendola - legittimamente coltivare qualche dubbio che in questo Parlamento si militi nella lotta contro la corruzione?".
(16 febbraio 2012)

WWW.REPUBBLICA.IT. DICHIARAZIONE DI STEFANIA CRAXI
"Vent’anni fa una falsa rivoluzione ha distrutto i cinque partiti storici che avevano fatto dell’Italia la quinta potenza economica mondiale, ma non ha certo debellato - anzi, se possibile, ha aggravato - la piaga della corruzione". Lo afferma Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri nel governo Berlusconi, che venerdì 17 febbraio terrà a Milano una manifestazione pubblica nel corso della quale illustrerà "i guasti prodotti in Italia da Mani pulite": l’appuntamento è per le 17.30 in via Confalonieri 38.
L’inchiesta, aggiunge la figlia del leader socialista Bettino, "non ha dato vita a un serio sistema di finanziamento dei partiti, che continua a essere un monumentale esempio di ipocrisia; ha consentito che avanzasse un degrado delle Istituzioni di cui solo dei conservatori incalliti o dei politicanti che vivono alla giornata possono non accorgersi; ha accentuato la disgregazione sociale; ha steso una coltre di bugie e di omertà sul nostro passato; non ha posto alcun rimedio alla
bancarotta complessiva della giustizia italiana. E l’Italia ha subìto una transizione confusa che dura da vent’anni, un degrado civile e morale. Per non dire della Grande Riforma, di cui tutti continuano a parlare, ma che è ancora al di là da venire. Ecco perché - conclude - noi non celebriamo il ventennale di Mani pulite".

WWW.CORRIERE.IT SUL RINVIO DELLA LEGGE
MILANO - «Sul disegno di legge anticorruzione abbiamo chiesto uno spostamento molto contenuto nel tempo». Così il ministro della Giustizia, Paola Severino, al termine dei lavori delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera. «Nessuno pensa debba esserci un rallentamento dei lavori spiega il guardasigilli - Partire qualche settimana dopo, con il piede giusto e con un testo che possa soddisfare le esigenze di completamento della materia potrà invece far accadere il contrario».
PROVVEDIMENTO - «Bisogna studiare bene la materia - sottolinea Severino - compresi i numerosissimi emendamenti presentati da tutti i partiti al testo base. Bisognerà trovare la formula giusta per introdurre i cambiamenti e l’apporto costruttivo del governo: escluso il ricorso alla decretazione». Il ministro comunque conferma che il governo «vuole mantenere il contenitore e non buttare via il grande lavoro fatto». Il disegno di legge anticorruzione era stato calendarizzato per il 27 febbraio, ma si parla di un rinvio ai primi giorni di marzo. E proprio giovedì è arrivato l’allarme della Corte dei Conti sullo stato della corruzione in Italia.
IDV IN TRINCEA - «L’immediata approvazione della legge anticorruzione è di importanza strategica per gli effetti non solo di legalità, ma anche economici». Così il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. «Italia dei Valori - aggiunge - chiede certezze su un tema così delicato e urgente e vuole sapere dal governo se ha intenzione di modificare il testo ed accogliere gli emendamenti che abbiamo proposto per inasprire e rendere più efficaci le sanzioni, oppure se vuole seguire le orme del passato esecutivo e della vecchia maggioranza, contrari ad accogliere qualsiasi emendamento alla parte penale. Vogliamo anche sapere se il governo intende chiedere la calendarizzazione del provvedimento in aula in una data certa (magari entro la fine di marzo), in modo che i lavori di commissione vadano avanti celermente». «Abbiamo sollevato questi temi in commissione - proseguono - senza avere risposta dal ministro Severino».
QUALE TANGENTOPOLI - E proprio a 20 anni dall’inizio dell’indagine di Mani Pulite, che «segnalò una patologia» il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, ribatte ai sostenitori di un rischio Tangentopoli anche ai giorni nostri: «Chi lo dice, dice una fesseria». E ancora: «Il tema della credibilità è ancora aperto, eravamo ad un ciclo politico che si chiudeva, si aprì uno scenario del tutto nuovo. A 20 anni non siamo usciti da questa fase di transizione, il tema di una politica credibile e pulita resta il tema, per questo è nato il Partito Democratico, abbiamo cominciato non siamo arrivati all’esito. La risposta al ’92 è un sistema politico efficiente e pulito, la risposta non è quella di altre scorciatoie».

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LA RELAZIONE
MILANO - Illegalità, corruzione e malaffare sono «fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese e le cui dimensioni, presumibilmente, sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente alla luce». L’amara considerazione è del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
L’IVA - Ma la corruzione e il malaffare non sono l’unico problema. La fedeltà fiscale, ad esempio, è diminuita durante la crisi in tutta Europa, ma dal 2009 ha registrato un recupero, meno significativo in Italia. Sia in Italia che in Europa si registra «una caduta di compliance» e nel nostro paese l’evasione Iva al 36% risulta tra le più alte in Europa. Sottolinea la Corte dei Conti: «Analisi accurate condotte per la sola imposta sul valore aggiunto - spiega la Corte - evidenziano per l’Italia un tax gap superiore al 36%, che risulta di gran lunga il più elevato tra i grandi paesi europei, con l’eccezione della Spagna, per la quale lo stesso rapporto supera il 39%».
La relazione: scarica il testo completo (pdf)
ANNO CRISI - Il 2011 «sarà ricordato nella storia della finanza pubblica italiana per la severità della situazione economica e per l’affanno con il quale i governi hanno rincorso i rimedi necessari a fronteggiarla e ad arginare gli effetti più devastanti» ha sottolineato il presidente Giampaolino. «È sempre più necessaria la cultura della legalità, che va costruita e diffusa. Deve essere approvata e incoraggiata la tendenza, già avviata, di valorizzare il ruolo di primaria importanza dell’istituzione di controllo e di tutela della finanza pubblica» ha aggiunto il generale della Corte dei Conti, Maria Teresa Arganelli.