Varie, 16 febbraio 2012
APPUNTI PER GAZZETTA. CELENTANO AL FESTIVAL DI SANREMO
REAZIONI DI AVVENIRE E FAMIGLIA CRISTIANA IN UN SERVIZIO PUBBLICATO OGGI DAL "CORRIERE DELLA SERA"
GIAN GUIDO VECCHI
ROMA — Nella redazione di Avvenire sono tempestati da messaggi di solidarietà, telefonate, email, sms. Tutti abbastanza increduli. Si è in chiusura e il direttore Marco Tarquinio confeziona al volo l’editoriale per la prima di oggi: «Se l’è presa con i preti e con i frati (tutti tranne uno) "che non parlano del Paradiso". E se l’è presa con Avvenire e Famiglia Cristiana "che vanno chiusi". Tutto questo, perché abbiamo scritto che con quel che costa lui alla Rai per una serata si potevano non chiudere le sedi giornalistiche Rai nel Sud del mondo (in Africa, in Asia, in Sud America) e farle funzionare per un anno intero. Dunque, andiamo chiusi anche noi. Buona idea: così a tutti questi poveracci, tramite il Comune competente, potrà elargire le sue prossime briciole di cachet». Morale: «Davvero un bello spettacolo. Bravo. Viva Sanremo e viva la Rai». Con tanto di post scriptum: «Naturalmente, caro Celentano, continueremo a parlare e far parlare di Dio, degli uomini e delle donne di questo mondo. Soprattutto di quelli che in tv non ci vanno mai, neanche gratis».
Don Antonio Sciortino, per parte sua, appare sconcertato: «Se questo è l’esordio, francamente lo trovo pessimo. Mi pare sia andato fuori di testa, non so spiegarmi davvero un attacco simile». Il direttore di Famiglia Cristiana sceglie l’ironia: «Mi sa che regaleremo un abbonamento a Celentano, e credo potrebbero fare lo stesso i colleghi di Avvenire. Evidentemente non ci legge. Non conosce tutte le pagine che dedichiamo ai Vangeli, alla riflessone sulla Parola».
Eppure la spiegazione della rabbia del Molleggiato, forse, riguarda proprio i Vangeli. Don Sciortino ricorda le parole di Gesù riportate da Matteo: «Quando dunque tu fai l’elemosina, non metterti a suonare la tromba davanti a te». Sorride: «Credo se la sia presa per questo. Nelle pagine dedicate a Sanremo abbiamo dedicato un articolo alla carità esibita, lo show della generosità di Celentano. Un attimo che le leggo», spiega il direttore di Famiglia Cristiana. E sillaba i passaggi essenziali: «Perché deve essere pagato per l’esibizione di una sera quanto un ricercatore precario non si sogna di guadagnare in dieci anni?».
E ancora: «Un’altra ragione di fastidio sta in quella esibita donazione ai poveri. Celentano, con mossa a sorpresa, ha deciso che verserà il suo cachet parte a Emergency e parte ai "poveri". Per individuarli, ha chiesto l’aiuto dei sindaci di sette città: Verona, Milano, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cagliari. Non si capisce quale sia il criterio di questa scelta. Ha indicato i sindaci che gli sono più simpatici, quelli che considera più vicini alla gente? Ma tutti i sindaci sono o dovrebbero essere vicini alla gente. E in base a quale graduatoria le sette città sono state da lui individuate come le più bisognose? E perché trasformare in uno spettacolo promozionale anche la generosità, l’aiuto che si dà al prossimo senza aspettarsi un ritorno di immagine?».
Don Sciortino sospira: «Ha cercato di attirare l’attenzione. Sarà che va di moda attaccare la Chiesa e i preti. Credo che Celentano non si sia sostituito solo ai preti nel fare prediche. Ha voluto scalzare anche Dio».
ARTICOLO DI ALDO GRASSO PUBBLICATO DAL "CORRIERE DELLA SERA"
ALDO GRASSO
Joan Lui è convinto di predicare meglio dei preti. Ma nel ruolo di profeta salva Italia ne vogliamo solo uno, due sono troppi: o Monti o Celentano. Dopo ieri sera ho scelto definitivamente. Ogni anno il Festival di Sanremo ci mette di fronte a un tragico dilemma: ma davvero questo baraccone è la misura dello stato di salute della nazione? E se così fosse, non dovremmo preoccuparci seriamente? C’è stato un tempo in cui effettivamente il Festival è stato specchio del costume nazionale, con le sue novità, le sue piccole trasgressioni, persino le sue tragedie. Ma tutto ha un tempo e questo (troppo iellato) non è più il tempo di Sanremo o di Celentano, se vogliamo rinascere. Monti o Celentano? Se davvero il nostro premier vuole compiere il titanico sforzo di cambiare gli italiani («l’Italia è sfatta», con quel che segue), forse, simbolicamente, dovrebbe partire proprio dal Festival, da uno dei più brutti Festival della storia. Via l’Olimpiade del 2020, ma via, con altrettanta saggezza, anche Sanremo, usiamo meglio i soldi del canone. O Monti o Celentano. O le prediche del Preside o quelle del Re degli Ignoranti contro Avvenire e Famiglia Cristiana. Non mi preoccupa Adriano, mi preoccupano piuttosto quelli che sono disposti a prenderlo sul serio. E temo non siano pochi. Ah, il viscoso narcisismo dei salvatori della patria! Ah, il trash dell’apocalissi bellica! Cita il Vangelo e bastona la Chiesa, parla di politica per celebrare l’antipolitica: dalla fine del mondo si salva solo Joan Lui. Parla di un Paradiso in cui c’è posto solo per cristiani e musulmani. E gli ebrei? Il trio Celentano-Morandi-Pupo assomiglia a un imbarazzante delirio. A bene vedere il Festival è solo una festa del vuoto, del niente, della caduta del tempo e non si capisce, se non all’interno di uno spirito autodistruttivo, come possano essersi accreditati 1.157 giornalisti (compresi gli inviati della tv bulgara, di quella croata, di quella slovena, di quella spagnola, insomma paesi con rating peggiore del nostro), come d’improvviso, ogni rete generalista abbassi la saracinesca (assurdo: durante il Festival il periodo di garanzia vale solo per la Rai), come ogni spettatore venga convertito in un postulante di qualcosa che non esiste più. Sanremo è il Festival dello sguardo all’indietro (anni 70?), dove «il figlio del ciabattino di Monghidoro» si trasforma in presentatore, è il Festival delle vecchie zie dove tutti ci troviamo un po’ più stupidi proprio nel momento in cui crediamo di avere uno sguardo più furbo e intelligente di Sanremo (più spiritosi di Luca e Paolo quando cantano il de profundis della satira di sinistra), è il Festival della consolazione dove Celentano concelebra la resistenza al nuovo. Per restituire un futuro all’Italia possiamo ancora dare spazio a un campionario di polemiche, incidenti, freak show, casi umani, amenità, pessime canzoni e varia umanità con l’alibi che sono cose che fanno discutere e parlare? Penso proprio di no.
P.S. Mentre scrivevo questo pezzo mi sono arrivati gli insulti in diretta da Sanremo. Ma non ho altro da aggiungere.