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 2012  febbraio 16 Giovedì calendario

Puntare sulle nicchie di mercato, tenere sotto controllo i concorrenti, attrarre i nuovi ricchi, ridurre i tempi di concessione dei visti, investire in infrastrutture e in un nuovo paradigma "se un operatore tratta male un turista sta danneggiando l’intero paese"

Puntare sulle nicchie di mercato, tenere sotto controllo i concorrenti, attrarre i nuovi ricchi, ridurre i tempi di concessione dei visti, investire in infrastrutture e in un nuovo paradigma "se un operatore tratta male un turista sta danneggiando l’intero paese". Ecco la ricetta presentata alla 32esima edizione della Borsa internazionale del turismo per rilanciare il settore e l’intera economia nostrana. "Forse noi italiani non l’abbiamo capito bene - spiega Piero Gnudi, ministro del turismo - ma questo settore è importante per noi e incide oggi per il 13 per cento sul Pil e potrà arrivare al 18 per cento se riusciremo a catturare i nuovi viaggiatori. Eppure finora lo abbiamo sempre sottovalutato. E’ un grande business in cui abbiamo grandi deficienze, non abbiamo grandi catene di alberghi, non abbiamo investito in infrastrutture, abbiamo un sistema di stelle (di rating) troppo frammentato e discontinuo tra regioni. Dobbiamo convincerci che la vocazione del sud Italia è il turismo, inutili fare grandi cattedrali nel deserto, meglio un accordo con una compagnia low cost per portare visitatori. E poi dobbiamo cominciare a pensare in modo diverso: una volta se un turista si trovava male lo raccontava al vicino di casa, adesso va su Tripadvisor e lo racconta al mondo intero, ciò significa che se un operatore tratta male un turista sta danneggiando l’intero paese". Sulla linea del ministro, Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che ricorda anche l’importanza dell’Expò di Milano 2015. "Avevamo una leadership mondiale, l’abbiamo persa. Per riconquistarla dobbiamo agire sugli operatori turistici, su una razionalizzazione del sistema togliendo la competenza esclusiva delle Regioni su questo tema, occorre una governance meno frammentata e più forte, ma anche una redistribuzione della tassa di soggiorno: non è giusto che paghino solo le strutture alberghiere a questo punto sarebbe meglio farla pagare a tutto il settore, ricordandoci sempre che è una tassa di scopo quindi poi le risorse devono essere reinvestite in turismo". Incitazione a fare di più arriva anche da Antonio Tajani vicepresidente della Commissione Europea. "Il turismo è l’elemento chiave di quella che viene chiamata la terza rivoluzione industriale europea. Non ci può essere crescita senza una forte politica turistica a livello comunitario. E per crescere dobbiamo attirare i turisti che arrivano dalle nuove realtà economiche come Brasile, India, Russia e Cina (che amano l’Europa e pagano in contanti) anche cambiando la politica di concessione dei visti, troppo rigida e burocratica: non è con una limitazione e un eccessivo controllo sui visti che garantiamo la sicurezza, se un terrorista vuole un visto riesce ad ottenerlo in qualche modo". D’accordo sul tema anche Giuliano Pisapia, sindaco di Milano "L’ambasciatore russo mi ha detto che almeno il 30% di russi che l’anno scorso volevano visitare l’Italia non ci sono riusciti per ritardi nell’emissione dei visti. Non possiamo permetterci che anche solo un visitatore e anche solo un investitore sia scoraggiato dalla burocrazia".