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 2012  febbraio 15 Mercoledì calendario

Benjamin e Bloch: marxisti all’hashish - Metti Walter Benjamin ed Ernst Blo­ch nella stessa stanza

Benjamin e Bloch: marxisti all’hashish - Metti Walter Benjamin ed Ernst Blo­ch nella stessa stanza. Due marxi­­sti eretici, se mai l’espressione ab­bia avuto un senso. Discutono di palingene­si dell’umanità? No, si passano la sigaretta di hashish, lo assumono con solitudine me­todica e atteggiamento scientifico, tengono persino i “verbali” degli “esperimenti” con la droga. Li tiene Benjamin, soprattutto, che a cavallo tra gli anni Venti e gli anni Trenta, in un girovagare da Marsiglia a Ibiza, si dedi­ca all’indagine conoscitiva dell’hashish, in­sieme ad alcuni amici, tra cui Bloch.Il risult­a­to sono una serie di resoconti dall’ebbrezza, appunti sotto forma di flussi di coscienza al­t­erata, che ora l’editore Cult pubblica sotto il titolo inequivocabile, Hashish (pagg. 123, euro 8). Un diario filosofico dalla tossicoma­nia, che smentisce la retorica celebrativa sui “paradisi artificiali”, anzi la ribalta, perché, come scrive Benjamin, «le verità più profon­de, lungi dall’essere emerse da quanto vi è di oscuro, di animale dell’uomo, hanno la for­za enorme di potersi ancora adattare al­l’oscuro e al volgare». Non è la droga in sé a contenere verità in­sondabili, quel che affascina Benjamin è piuttosto come le verità dell’uomo siritrovi­no, deformate,nella droga.Via allora,il 18 di­cembre 1927, «verso le tre e mezza di matti­na », al primo esperimento. Che manifesta subito «pretese spaziali e temporali» inedi­te. «Grande estensione orizzontale dell’ap­partamento. Fuga di stanze, dalla quale pro­viene la musica». Distorsione comporta­mentale, che porta a un’ «illimitata benevo­lenza. Si dischiude il buon carattere. Tutti gli astanti assumono la gamma del buffo». La droga, come proverà a sistematizzare il Benjamin lucido, produce «qualcosa come un incatenamento magico delle inferiorità, dei complessi e delle turbe», per cui ci si tro­va in comunità originaria e inscindibile con i «partecipanti al rito», gli altri drogati. Il filo­sofo registra una «spiccata avversione a con­versare su problemi della vita pratica, sul fu­turo, i dati, la politica». È un’ebbrezza ludica,questa,contraddet­ta dal secondo esperimento, che riporta al «fondamento depressivo» dell’hashish. «Non è più» scrive Benjamin «il cordiale e so­cievole permanere nella stanza », ma «è inve­ce un esserci intessuti,una teladi ragno nel­la quale l’accadere del mondo è sospeso qua e là come vuoti involucri di insetti a cui è sta­ta succhiata la linfa ».È un’ebbrezza vischio­sa, in cui«le cose sono solo manichini»e odo­rano dell’ «ambiguo ammiccare del nirva­na ». Un’ «ebbrezza calvinista», dice Bloch che si sottopone allo stesso esperimento, e insiste sull’immagine della grande ragnate­la che «intesse tutta la stanza». Da lì in poi, «un elemento depressivo e uno euforico si combattono di continuo». Verbale del 18 aprile 1931, redatto dal­l’amico Ernst Joel: «Ore 23, Walter Benja­min, 1,0 grammi. Alle 24 è improvvisamente colto dal riso, ripetute, brevi risate. “Vorrei trasformarmi in una montagna di topi”». Più avanti,con irritazione fuori luogo,«il sog­getto prega l’estensore del protocollo di non dargli del tu. Motivazione: “Io non sono io, sono l’hashish in determinati momenti”». Infine, ’il soggetto si addormenta all’improv­viso ( una e quindici)’. Il sonno della ragione è necessario, a volte.