Giornali vari, 6 febbraio 2012
Anno IX – Quattrocentodecima settimana Dal 30 gennaio al 6 febbraio 2012Neve Aria gelida proveniente dalla Siberia ha trasformato l’inverno italiano, finora mite, in un inferno di ghiaccio: a Livigno in provincia di Sondrio il termometro è sceso fino a -24° (record), è nevicato ovunque e persino a Roma, dove la bianca coltre s’era vista in questo dopoguerra solo nel 1956 e nel 1985
Anno IX – Quattrocentodecima settimana Dal 30 gennaio al 6 febbraio 2012
Neve Aria gelida proveniente dalla Siberia ha trasformato l’inverno italiano, finora mite, in un inferno di ghiaccio: a Livigno in provincia di Sondrio il termometro è sceso fino a -24° (record), è nevicato ovunque e persino a Roma, dove la bianca coltre s’era vista in questo dopoguerra solo nel 1956 e nel 1985. Neanche questa volta il Paese ha superato la prova: alla ventina di morti che il gelo ha provocato in vario modo (crolli di tetti troppo fragili per sostenere i cumuli di neve, assideramenti di barboni e di automobilisti bloccati in auto, infarti provocati dalla fatica di spalare), si sono aggiunti le decine di treni bloccati, gli ospedali improvvisamente chiusi per riscaldamento inadeguato (le Molinette a Torino), le code chilometriche sulle autostrade non più agibili, i paeselli isolati da tutto, le decine di migliaia di utenze elettriche andate fuori uso. Il freddo dovrebbe durare fino a domenica prossima.
Roma C’è il caso particolare di Roma, che la neve ha reso meravigliosamente silenziosa. Mentre le foto di San Pietro imbiancata facevano il giro del mondo, i cittadini scoprivano che, a partire da venerdì mattina, erano completamente scomparsi i mezzi pubblici (né taxi né autobus), non circolava nessuno spazzaneve e il sale necessario per rendere agibili le strade era stato già inutilmente consumato nei giorni precedenti (quando non serviva). Conseguenza: ingorghi drammatici sul Grande Raccordo Anulare e, soprattutto nelle periferie, disagi e sofferenze da paese sottosviluppato. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha accusato la Protezione civile di non avergli fornito informazioni esatte e il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, ha a sua volta risposto che il sindaco «mistificava» i dati. Ne è nata una polemica che è durata fino a domenica sera, con apparizioni in tv di entrambi i personaggi e richieste a gran voce da tutt’e due le parti di commissioni d’inchiesta che stabilissero la verità. Il governo s’è di fatto schierato con Gabrielli («Roma non ci ha chiesto nessun aiuto»), il Pdl ha difeso debolmente Alemanno per bocca del suo segretario Angelino Alfano.
Protezione civile Al di là di quanto accaduto a Roma, esiste tuttavia un problema relativo alla Protezione civile, mai apparsa protagonista né al tempo dell’alluvione genovese né durante il disastro della Costa Concordia e neanche adesso, nel corso dell’emergenza neve. L’improvvisa debolezza di questa struttura, di mitica efficienza al tempo di Guido Bertolaso, è stata spiegata dallo stesso Gabrielli in un ‘intervista al “Giornale”: «Questa struttura, oggi come oggi, è inutile. La Protezione civile interventista, tuttofare, con poteri straordinari per gestire le emergenze, non esiste più. Scordatevela. Anche a seguito delle note vicende è stata cancellata da una legge dello stato, la 10 del 2011, che l’ha imbrigliata in lacci e laccioli. Prima c’era la possibilità di intervento immediato con la garanzia politica di una copertura immediata. Adesso invece se non c’è prima il concerto del ministero dell’Economia e se non arriva il visto preventivo della Corte dei conti, la Protezione civile non si muove». Le “note vicende” sono le inchieste giudiziarie, partite da Firenze, e la tempesta di accuse mosse alla vecchia, efficientissima struttura non solo dai magistrati, ma anche dai lobbisti delle costruzioni esclusi dal giro della Protezione civile (che, gestendo l’emergenza, non aveva l’obbligo di indire appalti e di dar corso alle spartizioni tipiche di quella procedura). Una tempesta di accuse nella quale si sono subito inseriti i nemici di Berlusconi.
Lusi Non ci fosse stata la neve, la notizia della settimana sarebbe stata quella dell’ipotetico furto con destrezza perpetrato da Luigi Lusi ai danni della Margherita. Luigi Lusi è un senatore del Partito democratico, molto amico di Francesco Rutelli, a cui il vecchio vertice della Margherita aveva affidato la gestione della cassa. La Margherita, in quanto soggetto politico, è formalmente scomparsa nell’ottobre 2007, al tempo della fusione con i ds che diede vita all’attuale Partito democratico. Però la legge che regola i rimborsi elettorali stabilisce che un partito ha diritto a incassare i soldi che gli spettano per le campagne elettorali per i cinque anni di una legislatura regolare, anche se poi la legislatura si interrompe in anticipo. Quindi la Margherita è rimasta in piedi come soggetto giuridico non solo per gestire le ricchezze precedenti, ma anche per continuare a incassare i soldi futuri. L’amministratore di tutta questa roba era appunto il senatore Lusi, rimasto nel Pd quando Rutelli lasciò il partito, e accusato adesso di aver distratto 13 milioni di euro dalle casse della Margherita, sfruttando conti esteri e appoggi bancari in Canada, paese d’origine della moglie. Risultano tra l’altro acquistati (col mutuo) un appartamento da favola in via Monserrato a Roma (strada che sbocca in piazza Farnese, cuore del cuore della città: 2.700.000 euro) e una villa hollywoodiana a Genzano, gioiellino dei Castelli (poco meno di 5 milioni). Lusi ha spiegato che 5 milioni dei 13 se ne sono andati in tasse e s’è detto pronto a restituire altri 5 milioni e a patteggiare un anno di pena. I giudici hanno respinto, ma intanto gli ex della Margherita (Parisi, Rutelli) sono precipitati nel panico: come si può credere infatti che un amministratore sia stato lasciato talmente libero da poter intascare 13 milioni senza che nessuno se ne accorgesse? O forse Lusi assomiglia ai celebri amministratori dei tempi di Mani Paulite (Greganti, Balzamo, Citaristi) che lasciavano convergere su se stessi le accuse, senza tema di passare per ladri, pur di salvare i rispettivi partiti e i loro vertici? Lo scandalo ha fatto emergere il problema di questi denari che lo Stato versa alle formazioni politiche, un fiume di euro equivalente – nel periodo 1994-2008 – a 2,5 miliardi, una somma quattro-cinque volte superiore a quella che i partiti hanno effettivamente speso nelle varie campagne elettorali.
Scandali Altri scandali del momento: secondo i magistrati inquirenti, l’ex assessore ai Lavori Pubblici di Venezia, Lino Brentan, vecchio comunista e vecchio democratico, si sarebbe fatto dare dei soldi per favorire imprese amiche sue negli appalti (era da ultimo amministratore delegato dell’autostrada Venezia-Padova). Undici manager della Cit (Compagnia Italiana del Turismo) sono accusati di aver acquistato gioielli, auto di lusso, appartamenti con vista sulla basilica di San Pietro utilizzando le centinaia di milioni che ricevevano per costruire villaggi turistici in Basilicata e Campania. Il senatore Riccardo Conti, del Pdl, ha guadagnato 18 milioni in un giorno comprando la mattina uno stabile a Fontana di Trevi per 26 milioni e rivendendolo il pomeriggio per 44,5 (qui dovrebbe esserci anche la complicità dell’Enpap, cassa degli psicologi, acquirente finale dell’immobile).
Magistrati Giovedì 2 febbraio la Camera ha inopinatamente approvato un emendamento del leghista Gianluca Pini secondo cui chi ha fatto la galera senza che poi a suo carico sia emerso niente potrà chiedere i danni direttamente al pm che l’ha mandato dentro. Si chiama “responsabilità civile dei magistrati” ed è una norma che i nostri giudici vedono come il fumo negli occhi dato che, a parer loro, ne limita l’indipendenza e l’autonomia. Il governo s’era detto contrario all’emendamento, che è stato tuttavia votato di sicuro da Lega e Pdl, ma anche da una cinquantina almeno di deputati del Pd e del Terzo Polo. Il governo dice che al Senato si potranno fare correzioni. I giudici minacciano di scioperare.