Il Sole 24 Ore 15/2/2012, 15 febbraio 2012
L’ALTRA FACCIA DELLA STRETTA
Se la garanzia è un altro prestito
Sono socio di un’azienda che realizza e manutenta impianti termotecnici. Siamo specializzati nel settore civile. Le imprese di costruzione, anche quelle giudicate più sane non riescono a ottenere credito dalle banche. Neanche portando compromessi di appartamenti venduti. Le banche non prestano soldi neanche per finanziare costruzioni vendute su carta. Noi se vogliamo lavorare dobbiamo letteralmente “finanziare il cantiere” posticipando i pagamenti a rogito avvenuto esponendoci a rischi, spostando il nostro credito presso i clienti, con marginalità sulla commessa già basse dato il momento di altissima concorrenza (spesso sleale, tra l’altro). Per lavorare oramai i costruttori ci obbligano a prendere appartamenti o locali in permuta.
La situazione è insostenibile. Riusciamo a “tener botta” grazie al nostro tipo di gestione che da trent’anni si basa su un sistema di autofinanziamento, lavoriamo cioè da sempre con saldo attivo in banca. Nonostante ciò sono sicuro che, se chiedessimo credito alle banche, nonostante bilanci in utile da sempre, nonostante la buona reputazione di cui godiamo, sono certo che troveremmo problemi.
Vi faccio un esempio piuttosto chiaro: a fronte della richiesta di un mutuo di 150.000 euro, gli istituti ci hanno proposto di mettere a garanzia una somma di pari ammontare a garanzia del mutuo stesso. E’ vergognoso.
Le banche al momento prestano denaro solo alle aziende che non possono permettersi di far fallire, a quelle aziende nei confronti delle quali si sono esposte in maniera sciagurata e poco lungimirante anni fa, gli anni della speculazione edilizia. Si è innescato un circolo vizioso.
Ing. Filippo Luna
Responsabile tecnico Termocinque srl
Sirolo (Ancona)
Un classico caso di irrazionalità. La sana e prudente gestione non può arrivare a teorizzare che, a fronte di un prestito, si debba richiedere in garanzia una somma di pari ammontare. Così il prestito dov’è?
L’obiettivo è farci desistere
Vi scrivo come Presidente di una Pmi di Padova (una commerciale di gioielli e pietre preziose nel ricco Nord) che vede ogni giorno gli effetti devastanti del credit crunch, anche nelle piccolissime cose. Ho chiesto al direttore della filiale se era possibile avere una carta di credito appoggiata al conto (non rateizzata, specifico). Ebbene il direttore della filiale mi ha detto che non c’erano problemi, bastava portare il bilancio 2010 e il provvisorio 2011 (la richiesta è stata fatta in gennaio 2012). Due anni di bilanci per decidere di erogare una carta di credito aziendale (plafond mensile tremila euro, non rateizzata), non un affidamento da 50mila euro. Se questo non è credit crunch (rischio zero per i funzionari, richiesta di garanzie infinite per erogare: nulla, perdite di tempo assurde per recuperare la documentazione richiesta, che non basta mai)...
F.B.
Documenti, documenti, documenti. La montagna di perizie e rendiconti che viene invocata sembra tanto un modo per prendere tempo. In attesa che il cliente si stanchi.
Lascia o raddoppia
Siamo una società di L’Aquila che opera nel settore dello spettacolo fornendo servizi e attrezzature. Sono più di 20 anni che siamo sul mercato e non abbiamo mai dato nessun fastidio ad alcun istituto di credito. Malgrado tutto questo, nell’ultimo semestre sono accadute cose inverosimili che ci fanno temere seriamente per il futuro. Al di là di un generico aumento fino a 4/5 punti in più rispetto a 6 mesi fa sul credito ordinario (scoperto di conto) il mio istituto di credito sta giocando veramente sporco. A febbraio 2011 ci hanno deliberato un finanziamento di 280mila euro necessario alla realizzazione di un impianto fotovoltaico sul tetto del nostro capannone artigianale. Il tasso nel business-plan che ci avevano proposto, si aggirava intorno al 4% finito (tasso variabile). Nel frattempo, l’operazione si è protratta per colpe non nostre ma del Gse (gestore del fotovoltaico) che ci ha messo ben 8 mesi per riconoscere una tariffa incentivante (fine lavori a marzo 2011, riconoscimento della tariffa Gennaio 2012) e ad oggi stiamo procedendo alla stipula del contratto di mutuo chirografario. Ebbene, in sede di incontro preventivo, ci è stato proposto un tasso pari all’euribor a 1 mese (0,80 + uno spread del 7,50). Ovviamente abbiamo protestato e siamo in attesa di una nuova proposta, ma senza nutrire speranze.
Valter Alfonsetti
Foxsound L’Aquila
Et voilà il raddoppio! Non segue i normali andamenti dei tassi (che sono scesi) ma il normale andamento della tattica dilatoria preferita dalle banche. La morale è sempre la stessa: il cliente o si stanca e lascia o raddoppia e si adegua. Credevamo che il mercato fosse un’altra cosa.
Serve una nuova moratoria
Anche noi soffriamo l’accesso al credito sia per le riduzioni degli affidamenti che per i tassi sugli stessi al 7%, nonostante il settore "viaggi" bene. Volevo fare una domanda: ma una moratoria dei mutui? Non è prevista? Tipo quella del 2010 perché ci creerebbe liquidità.
Riccardo Bottura
Montagnoligroup, Limone sul Garda (Bs)
Per fortuna Confindustria e Abi stanno cercando di rinegoziare una nuova moratoria come quella già sperimentata nel 2009. Un accordo a breve sarebbe davvero una buona notizia.