Claudio Plazzotta, ItaliaOggi 14/2/2012, 14 febbraio 2012
Fatto, nel 2012 l’utile cala del 33% – Il Fatto quotidiano, nonostante il passo indietro di Silvio Berlusconi, continuerà a macinare utili pure nel 2012
Fatto, nel 2012 l’utile cala del 33% – Il Fatto quotidiano, nonostante il passo indietro di Silvio Berlusconi, continuerà a macinare utili pure nel 2012. Anche se con un calo del 33% rispetto al 2011, soprattutto a causa della diminuzione di copie in edicola. Le cifre le anticipa Peter Gomez, azionista e fondatore della casa editrice, nonché direttore del sito on line del Fatto quotidiano: «Nel 2010 abbiamo chiuso con sei milioni di utili (5,8 mln, per la precisione, ndr), pure il 2011 si è concluso con sei milioni di utili, e nelle previsioni di budget il 2012 dovrebbe portarci a circa quattro milioni di euro di utili netti. C’è un calo di copie, in parte compensato da previsioni migliori sul fronte della raccolta pubblicitaria». Gomez aveva pensato anche a una nuova fonte di entrate, visto che, per esempio, le inserzioni pubblicitarie per la parte online del Fatto quotidiano sono ancora molto scarse: «I buoni risultati di bilancio dimostrano che c’è spazio per la nascita di un nuovo gruppo editoriale indipendente. Noi abbiamo come obiettivi quelli di vendere giornali e raccogliere pubblicità. Siccome il nostro sito, con 450 mila utenti unici, raccoglie poche inserzioni, avevo chiesto ai nostri lettori: sareste disposti a darci dei soldi per finanziare delle inchieste? Mi sembrava una buona idea, e avevo anche avuto molte risposte positive. Nel senso che c’erano persone disponibili. Tenete presente che noi del Fatto abbiamo raccolto 3,5 milioni di euro di abbonamenti nel 2009 ancor prima di partire in edicola. Abbiamo un pubblico affezionato, insomma. Ecco», dice Gomez, «mi sembrava una buona idea. Ma ci ha pensato il nostro amministratore delegato, Giorgio Poidomani, molto più vecchio e molto più comunista di me, che non lo sono proprio, a farmi riflettere. Mi ha detto che era una soluzione sbagliata eticamente. Noi siamo una società per azioni, e non possiamo chiedere soldi per fare un’informazione migliore, non sarebbe corretto». Quindi si va avanti con il modello standard, per una iniziativa editoriale che, ammette lo stesso Gomez, non ha inventato nulla né fatto chissà che scoop: «La nostra prima pagina del primo numero del Fatto non era uno scoop. Era una notizia su Gianni Letta già uscita su vari giornali, ma relegata in due righe e nascosta nelle pagine interne. Letta era ritenuto un personaggio molto potente, e non si poteva parlarne male. Noi, invece, in quanto gruppo indipendente anche dal finanziamento pubblico, non avevamo di questi problemi». Nel corso del convegno sul giornalismo d’inchiesta, organizzato a Milano presso la Cascina Cuccagna, Gomez si è anche soffermato sul momento del suo addio all’Espresso per andare a fondare Il Fatto: «Nel 2009 fui ricevuto dall’allora direttore dell’Espresso, Daniela Hamaui, per comunicare le mie dimissioni. Mi chiese dove andavo: le spiegai la cosa, e le raccontai che avrei diretto la parte on line del Fatto. Lei mi sconsigliò vivamente, mi disse che quello era giornalismo di serie B. Ho paura che lei non avesse capito come stavano cambiando le cose. Le risposi che io per 25 anni avevo fatto, credo, del giornalismo di serie A, e che avrei continuato a farlo a prescindere dalla piattaforma. Ero sicuro del successo del Fatto, con Marco Travaglio avevo girato per anni tutta l’Italia, a presentare i nostri libri. Sapevo che c’era un pubblico interessato. Temo che molti giornalisti ed editori non abbiano più il polso della situazione». Quanto alla evoluzione futura dei quotidiani, Gomez ritiene che «l’on line non soppianterà la carta. Ci sarà un sistema integrato. Credo solo che gli attuali quotidiani a foliazione monstre dovranno cambiare. Non c’è più la pubblicità a giustificare tutte quelle pagine. Penso che in 24 pagine al giorno si possa dire tutto».