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 2012  febbraio 14 Martedì calendario

BANCAROTTA PAPANDREOU. COSI’ E’ FALLITO IL PARTITO-CLAN —

Non è una crisi di conti pubblici, quella della Grecia. E’ molto di più. E’ una crisi di sistema. Ieri, il primo ministro «tecnico» Lucas Papademos ha dovuto affrontare il rimpasto del governo dopo che sei membri si erano dimessi in opposizione al piano di nuova austerità votato dal parlamento domenica notte. E i partiti che lo sostengono, il socialista Pasok e il conservatore Nuova Democrazia, hanno espulso 43 deputati dissidenti che non avevano votato a favore del pacchetto di tagli e sacrifici. Il portavoce del governo ha poi fatto sapere che — una volta ottenuti gli aiuti promessi da Ue e Fondo monetario internazionale — si andrà alle elezioni, probabilmente in aprile. La realtà sottostante è che il sistema politico è in pieno caos e che i meccanismi che hanno cementato il potere da quasi 40 anni — cioè dal ritorno della democrazia dopo la dittatura dei Colonnelli, nel 1974 — sono saltati. Detto brutalmente: non ci sono più i soldi per tenere assieme la macchina scassata.
L’attualità dice che il gigante della politica greca degli scorsi tre decenni, il Pasok, sta crollando. Alle elezioni del 2009 aveva preso il 44% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento. I sondaggi, oggi, lo danno all’8%. Le voci di una scissione sono sempre più consistenti. E lo scontro tra i due pesi massimi del partito, l’ex primo ministro George Papandreou e l’attuale ministro delle Finanze Evangelos Venizelos, cresce al punto che alcuni commentatori sostengono che Papandreou avrebbe fomentato la rivolta di alcuni deputati socialisti contro l’esecutivo proprio per indebolire il suo avversario interno al partito, impegnato in prima linea nel governo. Che si arrivi a una resa dei conti tra i due è nelle cose. Ciò che è chiaro già da ora è lo sfaldamento del partito con il quale per anni si è identificata la Grecia uscita dal pugno di ferro dei Colonnelli. E il probabile declino della dinastia politica che l’ha accompagnata: i Papandreou.
Se la fine della dittatura coincide con il ritorno in patria di Konstantinos Karamanlis che fonda Nuova Democrazia, la costruzione economica, sociale e politica della Grecia ruota attorno al Pasok, il partito socialista che va al governo nell’ottobre 1981 guidato da Andreas Papandreou, figlio di Georgios Papandreou che negli anni Sessanta era stato egli stesso primo ministro. Fino alla fine del decennio e per gran parte degli anni Novanta, il Pasok non solo rimane padrone del governo: soprattutto, sotto la guida del suo leader costruisce un sistema di potere pervasivo che mette al centro della vita pubblica i partiti. Le istituzioni democratiche vengono lottizzate. Le banche messe sotto la tutela dei governi. Si fanno grandi piani industriali che si dimostrano in quasi tutti i casi fallimentari: nel tessile, per esempio, i governi impongono acquisizioni e fusioni per creare un campione nazionale con il risultato che oggi il settore è azzerato. Le clientele mettono radici: nessun business è risparmiato dall’interferenza interessata dei politici. La corruzione diventa la norma (non che con i Colonnelli non ci fosse, anzi). Gruppi sociali e interi settori industriali, per esempio i potentissimi armatori, godono di privilegi insensati, a cominciare dalle esenzioni fiscali. L’evasione dalle tasse trionfa. Sempre più risorse pubbliche sono destinate a tenere in piedi il costoso sistema che però è ogni giorno più inefficiente.
Andreas Papandreou è il demiurgo di questa Grecia. Il partito conservatore Nuova Democrazia, però, non ne è lasciato fuori. Quando va al governo, tra il 1990 e il 1993 e poi dal 2004 al 2009, fa poco e nulla per cambiare, anzi si sostituisce al Pasok per raccogliere i frutti. Finché il problema è solo interno alla Grecia, nessuno obbietta. Ma quando il Paese entra nell’euro, nel 2001, l’insostenibilità del modello si palesa. Per essere ammessa, Atene (governo Pasok) falsifica le statistiche. Nel 2003 (altro governo Pasok), i conti pubblici truccati sono evidenti, ma sono in arrivo le Olimpiadi ed è meglio passarci sopra, per non fare brutta figura. Dal 2004 (governo Nuova Democrazia), niente nei conti pubblici è più sostenibile ma si continuano a fare operazioni tese a nascondere la realtà. Quando, a fine 2009, George Papandreou, figlio di Andreas, riporta al governo il Pasok non può che rivelare l’annoso imbroglio e dichiarare l’emergenza. Il resto è la cronaca della crisi in atto, della caduta di un sistema insostenibile.
Cosa arrivi ora è difficile da prevedere. La Nuova Democrazia di Antonis Samaras raccoglie nei sondaggi più del 30% dei favori: visti i brogli contabili del passato forse non li merita, ma comunque difficilmente raggiungerà la maggioranza assoluta. Sopra al 35%, sono dati i tre partiti comunisti, di base non europeisti e certamente contrari alle riforme imposte da Europa e Fondo monetario. Al momento, lo scenario più probabile è dunque quello di una fase di instabilità politica, con governi deboli e di breve durata. Cioè quello di cui la Grecia ha meno bisogno. Ma purtroppo dalle crisi di sistema non si esce con un prestito di Bruxelles.
Danilo Taino