Antonio D’Orrico, la Lettura (Corriere della Sera) 12/02/2012, 12 febbraio 2012
CAMILLERI, UN DIAVOLO DI SCRITTORE
Dopo aver dato dieci in pagella sulla «Lettura» al libro di Andrea Camilleri, Il diavolo, certamente, ho ricevuto una cortese mail: «Egregio e tanto caro, pur essendo un suo fedele lettore ed estimatore che la segue sempre e ovunque («Corriere», «Sette», «la Lettura») con grande piacere, questa volta proprio non mi trova d’accordo! E se questo volumetto del grande Maestro Camilleri fosse stato edito dal gruppo Rcs avrei potuto anche giustificarla (ordini di scuderia, promotion, company-path o che altro?!?) in un certo senso, umanamente e commercialmente, ma poiché è della Mondadori...».
La lettera continua: «Mi creda, le scrive un bibliomane-filo-fago incallito, roba da 110-130 libri all’anno, fan da sempre di Camilleri, tuttavia questa volta mi sembra che abbia raggiunto il bottom, il Nostro: raccontini triti e ritriti, all’80% sex-oriented, strani per un quasi 87enne. Alcuni famosi autori, bestseller, sono talmente famosi, fonte di reddito comunque per le grandi Editrici che anche quando "floppano" vanno in testa alle classifiche e fanno vendere!». Si prosegue con una svolta gialla, complottistica: «E poi sorge spontaneo il dubbio (ormai comune a molti lettori per alcuni ultimi libri del M° Camilleri), sarà farina del suo sacco? Che ci sia dietro un ghost-writer? Insomma, no, non ci sto. Con infinita stima, Fabrizio Bianucci, Milano».
Gentilissimo Bianucci, come potrei prendermela davanti a una lettera così garbata! E poi lei ha ragione ed è l’ora, finalmente, di dire la verità. Camilleri ha un ghost-writer. Si tratta di una statua ottocentesca di San Calogero, il patrono di Porto Empedocle, la sua città, che campeggia nella stanza dove lo scrittore lavora. E mi tocca darle ragione ancora quando lei accenna agli ordini di scuderia impartiti dalla Rcs ai giornalisti del «Corriere». Qualche tempo fa, per esempio, mi fu intimato dalla Rizzoli libri di stroncare, sempre sulla «Lettura» (non le sarà sfuggito, vista la sua fedeltà di lettore), l’ultima fatica di Carofiglio (edita dalla stessa Rizzoli). Cosa che io (in nome della company-path) ho prontamente e diligentemente eseguito.
Mi dispiace, invece, non poterle proprio dare ragione su Il diavolo, certamente, anche perché lei fornisce scarsi elementi di critica e dice soltanto due cose. La prima è che si tratta di «raccontini triti e ritriti». La parola «triti» mi ha fatto tornare in mente, per associazione automatica, i versi bellissimi di Montale: «La vita è questo scialo / di triti fatti, vano / più che crudele». E così ho scoperto perché Il diavolo, certamente mi è tanto piaciuto. Perché la morale ultima del libro è perfettamente racchiusa nelle parole di Montale. Una morale sconfortante ma, temo, assai vera.
La seconda critica che lei muove alle storie di Camilleri è che sarebbero per l’80% sex-oriented. Cosa, quest’ultima, che, secondo lei, non si confà a un signore di quasi 87 anni. Qui entriamo nel delicato e scivoloso terreno della privacy e delle eventuali performance sessuali del Maestro. Non vorrei peccare di indiscrezione, ma direi che anche se in Italia di recente sono stati messi dal governo chiari limiti alla previdenza, non mi pare che ne siano stati messi altrettanti e altrettali alla Provvidenza. E poi, avendo San Calogero come protettore, chissà...
Giunto al bottom della mia risposta, voglio dirle che Il diavolo, certamente mi è particolarmente caro anche perché è un perfetto esempio di «scrittura breve» (genere difficilissimo), di letteratura twitterizzante. Mi ha ricordato, per sveltezza, concisione e telegrafia di stile, quei capolavori che sono i romanzi in tre righe di Félix Féneon. Me ne faccia citare uno che amo alla follia: «Madame Olympe Fraisse sostiene che nella foresta di Bordezac, nel Gard, un fauno avrebbe inflitto ripetuti oltraggi ai suoi 66 anni». Non la trova divina questa Lady Chatterley vintage? O le sembra anche lei troppo sex-oriented?
Antonio D’Orrico