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 2012  febbraio 14 Martedì calendario

MAGRIS, IL FIGLIO DI PAPÀ SI LAMENTA DEL NEPOTISMO


Nepotismo universitario, che scandalo. Ci voleva un giovane e brillante studioso italiano – economista per la precisione – che gliele cantasse chiare, a questi pelandroni della casta accademica. Ha scritto un libro ricco di dottrina e vigoroso come un’invettiva: La concorrenza nella ricerca scientifica (Bompiani, pp. 90, euro 9,90) e il suo nome è Francesco Magris. Sì, è il figlio del noto scrittore triestino Claudio Magris, prestigiosa firma del Corriere della Sera, vincitore dello Strega e del Bagutta e di innumerevoli altri premi letterari, sui cui meccanismi di votazione ci piacerebbe che il figlio indagasse in un prossimo saggio.
La bestia nera di Francesco Magris è presto detta: preso atto che la concorrenza nelle università non c’è, anzi, «il quadro che ne emerge è quello di una casta universitaria sclerotica e inamovibile, che sembra riprodursi per gemmazione. Troppe cattedre paiono trasmettersi di padre in figlio», e versata una lacrima su mitiche «generazioni di studiosi di eccellenza e di grande dirittura morale», che però non hanno impedito che l’università italiana diventasse quel luogo di «consorterie baronali, assenteismo» che è, si pone la domanda: come creare una reale concorrenza nell’ambito della ricerca scientifica?
La questione è spinosa, nota il figlio di Magris, perché la produttività di un ricercatore non è misurabile alla stregua di un coltivatore diretto. E Francesco Magris, che si è laureato a Trieste, dove il padre ha insegnato Letteratura tedesca, ma ha una cattedra universitaria a Tours, in Francia, quindi non può essere sospettato di predicare bene e razzolare male, risponde evidenziando per prima cosa ciò che non funziona nei tentativi di rendere concorrenziale il mondo accademico. E tra le prime cose che bisogna correggere c’è quello che, un po’ alla buona, potremmo chiamare il mercato delle vacche delle citazioni. Ossia: poiché si suppone che un brillante ricercatore pubblichi molti articoli sulle migliori riviste, occorre stabilire quali siano le migliori riviste.
E il criterio, efficacemente criticato da Francesco Magris, è lapalissiano: le migliori riviste, in una data disciplina, sono quelle che ottengono più citazioni dalle altre riviste. Una mano lava l’altra. Magris junior è particolarmente acuto e caustico al proposito: «La citazione costituirebbe l’equivalente del dollaro nel circuito economico», dice riportando la metafora di due studiosi. Il sospetto è che, citandosi addosso, le riviste e i loro autori incrementino artificialmente il loro valore.
Bravo Francesco, ma pessimo Claudio, il padre. Che in un articolo intitolato «L’ingerenza dell’ipocrisia» (pare fatto apposta) pubblicato sul Corriere del 18 dicembre 2006, così scriveva a proposito di talune scomposte proteste contro papa Ratzinger: «Così, quando Benedetto XVI esprime ad esempio un’opinione contraria al matrimonio omosessuale, viene contestato, anche villanamente, da persone che peraltro (come è stato scritto da Francesco Magris sul Piccolo) non si sognano di prendere a sassate o almeno a pomodorate le ambasciate di Paesi islamici». E ancora, Corriere, 20 maggio 2005, articolo: «Il falso duello tra laici e cattolici», Claudio scrive: «Come ha scritto sul Piccolo del 26 aprile Francesco Magris, sembra di leggere quel racconto di Philip Dick in cui s’immagina un mondo nel quale la polizia, grazie agli indovini, prevede i crimini futuri». E ancora, Corriere, 20 giugno 2004, articolo di Claudio Magris sul convegno: «Logiche della verità». Tra i partecipanti, Francesco Magris.

Giordano Tedoldi