Franco Bechis, Libero 14/2/2012, 14 febbraio 2012
I PATRIMONI CHE LA CASTA VUOL NASCONDERE
di Franco Bechis –
Non si può dire che chi comanda abbia dato un gran buon esempio. Pressato dai radicali, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha ceduto alla richiesta di trasparenza permettendo ai deputati che lo avessero voluto di mettere on line sul sito Internet dell’istituzione le loro dichiarazioni patrimoniali. Accade in ogni democrazia moderna, era curioso che solo in Italia si cercasse di proteggere quei redditi con una incomprensibile privacy. Una volta all’anno sarebbero stati consultabili, a patto di non fare fotocopie, offrendo così ai cittadini una informazione per forza incompleta. Caduto il muro del regolamento, almeno un parlamentare su quattro ha deciso di mettere quel minimo di dati patrimoniali a disposizione di tutti. Ma Fini si è ben guardato dal farlo. Insofferente come si è dimostrato ad ogni indagine giornalistica sul suo patrimonio diretto e indiretto (quello immobiliare è intestato alla moglie, Elisabetta Tulliani), il presidente della Camera ha preferito girare alla larga: ultimo dei suoi interessi è essere primo in trasparenza. Così quando la richiesta è stata girata con analoga lettera in Senato, spiegando cosa era accaduto a Montecitorio, il presidente Renato Schifani ha seguito in tutto e per tutto l’esempio fornito da Fini: via libera ai senatori che avessero voluto, ma il numero uno di palazzo Madama non voleva sfigurare mettendo in imbarazzo il suo collega. Le istituzioni così hanno dato picche. Fra i volenterosi non mancano invece molti vip della politica. Diamo per certa la loro buona fede, purtroppo però molte dichiarazioni patrimoniali lasciano in sospeso verità che sarebbero necessarie. Quella del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dice perfino una piccola bugia sulle proprietà immobiliari che poi è corretta dal suo 730. Ma è inutile mettere on line i dati se poi solo i commercialisti sono in grado di leggerli.
PIER LUIGI BERSANI
Ha una Renault Megane. Si è affidato al Caf della Cna che gli fa fare una figuraccia. La voce «beni immobili» è vuota ma nel suo 730 figurano 15.808 euro al rigo «redditi da fabbricati». Ha il 50% di due fabbricati su cui paga 295 euro di Ici, ha una rendita di 2.199 euro e incassa la metà di un affitto da 31.616 euro all’anno. Ha mentito alla Camera ma non al fisco.
RENATO BRUNETTA
Guadagnava bene prima di fare il ministro (247.959 euro), e ha finito pure per guadagnarci: nel 2010 è salito a 279.129 euro. Ma ha perso rispetto al 2009, quando erano 309.555. Il professore è appassionato di immobili: ne aveva quattro a Venezia, Ravello, Roma e in provincia di Perugia. Ha ereditato poi al 50% un appartamento e un magazzino a Venezia.
PIER FERDINANDO CASINI
Più che un politico, il borsino di una banca. Il leader del Terzo Polo passa molto tempo a comprare e vendere titoli dall’IPad in mezza Europa. Nel 2007 possedeva 489 azioni Intesa-San Paolo, 115 Unicredit e 400 della Banca di credito cooperativo Alto Reno. L’ultimo anno ha puntato tutto Passera, facendo incetta dei titoli Intesa-San Paolo.
FURIO COLOMBO
Non ci crederete, ma l’ex presidente di Fiat Usa, ex direttore dell’Unità, editorialista del Fatto quotidiano e parlamentare è nullatenente. Non ha proprietà alcuna. Così almeno lui dichiara da 4 anni. Come D’Alema ha messo on line i suoi dati, ma non consente di stamparli. Le sue quattro dichiarazioni dei redditi indicano in serie: 454.206, 400.679, 392.699 e 414.943 euro.
MASSIMO D’ALEMA
Il suo patrimonio resta identico al 2007: una Audi A3 del 2004, una Smart del 2006 e la barca Stars 60 del 2003. Comproprietario con la moglie Linda Giuva della casa a Roma. Il suo reddito era di 172.283 euro nel 2007, quando era ministro e deputato. Crollato nel 2008 a 144.178 euro, sceso a 126.053 euro nel 2009. Nell’ultima dichiarazione si è ripreso: 165.525 euro.
MASSIMO DONADI
È avvocato e continua ad esercitare la professione mentre fa il parlamentare. La sua dichiarazione patrimoniale presentata a Montecitorio non è proprio cristallina. Ha una partecipazione del 50% nella Tinamax srl di Venezia. Ma non spiega che è un’immobiliare, attraverso cui controlla (questo lo dice il catasto) altri due immobili ad uso ufficio.
ANNA FINOCCHIARO
La signora in rosso non ha azioni, né auto a lei intestate. È partita nel 2007 con la comproprietà di otto fabbricati e un terreno in Sicilia, più la nuda proprietà e l’usufrutto di altri due fabbricati. Strada facendo si è fatta casa anche a Roma in comproprietà. Il suo reddito 2008 era 116.556 euro. Nel 2010 era 117.481 euro. (Olycom).
DARIO FRANCESCHINI
Il vice per eccellenza nel Pd ha iniziato la legislatura con 220.419 euro di reddito, una casa a Roma ad uso abitazione, due auto e 100 azioni della Cassa di risparmio di Ferrara. A quattro anni di distanza il reddito è restato più o meno uguale: 225 mila euro, dopo avere toccato l’anno scorso i 261 mila euro. Le azioni della Cassa di Ferrara sono raddoppiate: da 100 a 202.
FABIO GRANATA
Un finiano fra i pochi che hanno messo la dichiarazione online. Non riportando nulla sui suoi familiari, risulta nullatenente. Più si attacca a Fini, più guadagna. Nel 2007 era ancora in An e dichiarava 116.978 euro. L’anno dopo Granata era nel Pdl, e ci ha perso: 96.698 euro. Allora ha iniziato a smarcarsi: redditi raddoppiati a 189.443 euro. L’escalation non finisce più: ultima dichiarazione: 210.311 euro… (Olycom).
ROBERTO MARONI
Nella sua prima dichiarazione dei redditi Maroni rivela quasi tutto: comproprietà di casa a terreno a Lozza (Varese). Due Fiat Panda, una in comproprietà e una in uso alla figlia. Una Audi A4. E perfino il 33% di una vecchia barca a vela: 16 metri. Reddito imponibile: 220.125 euro. L’anno dopo scende a 156 mila. Terzo anno risale a 171 mila. Il quarto anno resta identico. Maroni però compra casa con la moglie a Varese e vende un auto.
ROBERTA PINOTTI
La gran sconfitta Pd alle primarie di Genova ha denunciando la comproprietà di quattro fabbricati a Genova, due a Cesana Torinese e una Lancia Lybra 1900 del 2004. Il marito aveva una imbarcazione da 3 cavalli del 2005. Il reddito complessivo era di 164.555 euro. Il reddito è sceso di 30 mila euro circa passando all’opposizione senza incarichi istituzionali, ma le proprietà sono aumentate, riscattando in due immobili la quota di terzi.
WALTER VELTRONI
La prima dichiarazione dei redditi diceva 487.432 euro. L’anno dopo siamo già alla metà (finiti i diritti di autore): 238.768 euro. Terzo anno di legislatura, altra erosione: 223.791 euro. Quarto e ultimo anno, si arriva a 151.366 euro. Nessuna proprietà, ma anche questo è vero a metà: la bella casa è intestata alla moglie, ma resta in famiglia. Lei non acconsente alla pubblicazione, e quindi la dichiarazione patrimoniale di Walter parla solo di politica…