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 2012  febbraio 14 Martedì calendario

Il poeta scomodo? Si accomodi in galera - I poeti hanno sempre fatto paura ai regimi illiberali, ma è scandaloso cosa sia accaduto negli ultimi giorni in Cina e in Arabia Saudita

Il poeta scomodo? Si accomodi in galera - I poeti hanno sempre fatto paura ai regimi illiberali, ma è scandaloso cosa sia accaduto negli ultimi giorni in Cina e in Arabia Saudita. Un dissidente cinese è stato condannato a sette anni per i suoi versi che inneggiano al cambiamento. Un giovane poeta saudita che si è pre­messo di criticare Maometto, in occasio­ne del compleanno del profeta, rischia la pena di morte. Il 10 febbraio è trapelata la notizia del­la condanna di Zhu Yufu, un dissidente che era già stato sbattuto in galera per le sue idee. L’accusa è di «incitare alla sov­versione antistatale». Non a raffiche di mitragliatrice, ma con le parole in versi e l’uso di internet. Zhu è stato ritenuto col­pevole per aver scritto una poesia: «Po­polo cinese è arrivato il momento. La piazza appartiene a tutti ed i piedi sono vostri. È il momento di usarli e di scende­re in piazza per prendere una decisio­ne ». Il pubblico ministero ha letto in au­la i v­ersi incriminati ed i relativi messag­gi inviati dal dissidente via Skype. La cor­te del popolo di Hangzhou ha condanna­to il dissidente a sette anni di carcere. Il destino di Zhu si è casualmente in­crociato con quello di Hamza Kashgari, un poeta saudita. Agli inizi di febbraio il 23enne ha avuto la pessima idea di rivol­gersi idealmente a Maometto via Twit­ter: «Nel giorno del tuo compleanno (ti dico) che ho amato tante cose di te e che ne ho odiate altre, ma ce ne sono tante che non capisco: non pregherò per te». Parole assolutamente innocenti in qual­siasi Paese normale, ma nella culla dell’ Islam i «cinguettii» di Kashgari hanno scatenato la caccia alle streghe. In un so­lo giorno il giovane poeta ha ricevuto 30mila risposte, in gran parte indignate. I tweet sono stati rimossi e l’autore ha chiesto scusa, ma è servito a poco. Su Fa­cebook è nato un gruppo con 21mila ade­sioni, che chiede la condanna a morte dell’incauto giovane. Kashgari è scappa­to in Malesia, ma lo stesso monarca sau­dita ha chiesto la sua cattura. Domenica scorsa il poeta è stato rispedito in patria, dove rischia la pena di morte. Negli ultimi dieci anni uno dei casi più eclatanti è stato quello di Orhan Pamuk, il famoso scrittore incriminato nel 2005 per le dichiarazioni sulle responsabilità turche nel genocidio degli armeni. Le ac­cuse sono state poi ritirate e nel 2006 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratu­ra. Un anno dopo è stato minacciato di morte e ha lasciato temporaneamente la Turchia. In Afghanistan il giornalista Sayed Pervez Kambaksh era stato con­dannato a morte nel 2008 per blasfemia, colpevole di aver criticato Maometto. Un anno dopo il presidente afghano, Ha­mid Karzai, lo ha graziato, ma il giornali­sta ha dovuto lasciare per sempre l’Af­ghanistan. A Cuba, Moisés Ruiz Hernán­dez è un prigioniero di coscienza fin dal 2003. Condannato a 18 anni di prigione, le sue poesie sono state pubblicate nell’ antologia«Versi tra le sbarre».Il poeta tu­nisino Mohamed Sgaier Awlad Ahmad, perseguitato dal precedente regime, ha cavalcato con i suoi poemi la rivoluzio­ne dei gelsomini. Un anno dopo il «poe­ta della rivoluzione » dice del nuovo cor­so: «Ho combattuto e combatterò con la poesia, un linguaggio creatore che fa pa­ura al potere, contro chi confonde la reli­gione con la politica e parla ai cittadini con le parole dei profeti».