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 2012  febbraio 13 Lunedì calendario

Alcol e farmaci uccidono Whitney Houston regina del pop – NON aveva barbiturici sul comodino né cocaina nel cassetto

Alcol e farmaci uccidono Whitney Houston regina del pop – NON aveva barbiturici sul comodino né cocaina nel cassetto. Neanche erba nella borsetta, come quando insieme al marito Bobbi Brown fu arrestata alle Hawaii, nel 2000. Whitney Houston è morta a 48 anni – nella vasca da bagno, sembra – senza una ragione apparente, alla vigilia dei Grammy, la grande festa della musica americana. L´hanno trovata senza vita alle tre di pomeriggio al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, lo stesso albergo dove Clive Davis, il magnate della discografia che l´ha lanciata e sostenuta anche quando non era più la stella più luminosa del firmamento pop, aveva organizzato uno dei suoi rinomati party pre-Grammy di cui lei come sempre sarebbe stata regina. «Niente che faccia pensare al suicidio o ad abuso di sostanze», ha detto Mark Rosen, tenente della polizia di Beverly Hills. Ci vorranno settimane prima che gli esami tossicologici siano pronti, ma da anni la diva di I will always love you aveva problemi di dipendenza da alcol e droga. Talmente macroscopici che lo scorso maggio la sua portavoce aveva ufficializzato il ricorso a un centro di riabilitazione. Figlia di Cissy Houston, blasonata corista delle Sweet Inspirations, cugina di Dionne Warwick, tenuta a battesimo da Aretha Franklin, l´artista debuttò nel 1985 con un album che diventò immediatamente campione d´incassi. Alla carriera da fotomodella, che si annunciava folgorante, l´avevano strappata i Material, il gruppo jazz-funky che la scelse per cantare Memories, una ballata fulminante firmata da Robert Wyatt e sottolineata dal sax di Archie Shepp. L´ascesa fu inarrestabile. Whitney diventò la soul singer numero uno a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta: 170 milioni di copie vendute, 11 singoli al top delle hit parade, 6 Grammy, una irrinunciabile chiamata da Hollywood per un film di cassetta, La guardia del corpo, nella cui colonna sonora, I will always love you, Whitney sfoggia un melisma che è ancora il più imitato da nuove dive soul e debuttanti da talent show. Aveva tutti i numeri per diventare la nuova Aretha Franklin, ma qualcosa nella sua vita è andato storto. Fin dall´inizio. Kevin Ammons, cantante e compagno di Regina Brown, sua portavoce negli anni d´oro, svelò nel 1996 i retroscena di una vita piena di misteri, fragilità e scelte artistiche azzardate fatte da un padre mafioso e autoritario. Good Girl, bad girl, la velenosa biografia di Ammons, fu unanimemente condannata, ma raccontava molte verità; ad esempio i particolari di una tormentata love story tra Whitney e Robyn Crawford, amica d´infanzia e sua assistente negli anni del boom, che tentò il suicidio quando la diva optò per un amore eterosessuale e nel 1992, in piena estasi da Bodyguard, sposò Bobbi Brown, dal quale avrebbe avuto la figlia Bobbi Kristina, che ora ha 18 anni. Carattere fiero e ostinato, Houston, travolta dalla gloria, rifiutò persino di seguire i consigli del suo dottore: «Se continuerai a cantare in quella maniera indisciplinata resterai senza voce». Fu proprio la difficoltà a sostenere un intero concerto che cominciò a far intuire una vita di eccessi: malamore, cocaina, malcelata aggressività, inaffidabilità. In pieno declino, nel 2004, si espose in un penoso reality televisivo, Being Bobbi Brown, che mostrò all´America non solo i limiti di un matrimonio ma anche il disagio psicologico di una star alla deriva. Dionne Warwick, sconvolta, fece un appello in tv: «Mia cugina ha bisogno d´aiuto». A tutti sembrò un´idea stravagante, ma non aveva torto. Clive Davis, amico ma prima di tutto business man, l´ha resuscitata più volte e a fatica con travagliati prodotti discografici all´altezza degli esordi (l´ultimo, I look at you, è del 2009). I colleghi l´hanno difesa e protetta (nel 1998 il soul singer Luther Vandross in un´intervista a Repubblica disse: «Nessuno può osare mettere in discussione Whitney, è la regina del pop») anche quando era chiaro che l´artista era in preda a demoni che né amici né parenti potevano più esorcizzare. Whitney ne era consapevole. Nel 2002, ospite con suo marito (avrebbero divorziato nel 2006) nel talk show di Diane Sawyer, disse: «Il peggior demonio sono io. Sono la mia migliore amica e la mia peggiore nemica». The show must go on. Clive Davis non ha rinunciato al suo party, dove sabato tutti hanno cantato per lei. E anche alla consegna dei Grammy, ieri sera allo Staples Center di Los Angeles, Whitney è stata regina. Per l´ultima notte.