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 2012  febbraio 13 Lunedì calendario

Whitney Houston morta in albergo giallo a Los Angeles – NEW YORK- La voce più bella del mondo puzzava di alcol e sigarette, la donna che fu bellissima aveva i capelli sfatti e bagnati, la risata da pazza isterica che risuonava per l´Hotel Beverly Hilton

Whitney Houston morta in albergo giallo a Los Angeles – NEW YORK- La voce più bella del mondo puzzava di alcol e sigarette, la donna che fu bellissima aveva i capelli sfatti e bagnati, la risata da pazza isterica che risuonava per l´Hotel Beverly Hilton. Qualcuno ha chiamato anche la sicurezza quando ha visto quella signora un po´ strana avvicinarsi ai bordi della piscina e camminare a tentoni, pendendo un po´ di qua o di là, in quella danza che non assomigliava a quella del video gioioso di I Wanna Dance With Somebody, in quei lontani anni Ottanta. Somebody Who Loves Me, specificava la canzone: voglio ballare con qualcuno, ma con qualcuno che mi sappia amare. Withney è morta sola sabato sera, forse annegata nella vasca da bagno stonata da alcol e farmaci, e scoperta dalla sua guardia del corpo, The Bodyguard, come il titolo del film con Kevin Costner che l´aveva resa ancora più famosa. L´ultima persona che l´ha saputa amare, fino all´ultimo, è stata Bobbi Kristina, la figlia diciottenne avuta da Bobby Brown, l´unico frutto di quel matrimonio maledetto, ieri anche lei trascinata di corsa all´ospedale in preda a una crisi di disperazione, mentre il padre non rinunciava a salire sul palco di Memphis per l´ennesimo concerto. Giovedì sera era stata la giovane Bobbi a prenderla per mano, mamma, andiamo via, torniamo su in camera. Whitney è morta a 48 anni sabato pomeriggio: la sera avrebbe dovuto esibirsi all´annuale party di Clive Davis, il produttore delle grandi dive, l´uomo che l´aveva lanciata. Il party è andato avanti perché questa è Hollywood. «Ho il cuore spezzato», dice Davis, ma lo spettacolo continua. E uno spettacolo è diventato anche quel funerale pubblico che sono stati i Grammy: gli Oscar della musica che dovevano incoronare Adele, hanno dovuto stracciare mezzo programma e rendere omaggio alla signora che di quelle statuette ne aveva vinte sei, Chaka Khan e Jennifer Hudson costrette a trattenere le lacrime per cantare i suoi grandi successi. Doveva esserci anche lei, ieri sera, ai Grammy. Giovedì era sembrata in forma anche troppo smagliante: smagliata. Era scesa dalla stanza al quarto piano del lussuosissimo hotel per le prove della festa di Clavis. Doveva cantare anche lei, si era avvicinata alle prove di Brandy e Monica, due delle tante eredi. Ma si vedeva che era troppo su di giri. Meno di un anno fa, maggio 2011, l´ultimo ricovero. Poi le voci sull´ennesimo ritorno in scena, doveva tornare in tv debuttando in quella fabbrica del successo ma anche della disperazione che è X-Factor. Ma che disastro quel giovedì, Whitney che ballava come una pazzerella, tra le risatine imbarazzate delle giovani colleghe. Vieni, mamma, andiamo via. Non era finita. Sempre la sera di giovedì, Whitney ha regalato al mondo il suo ultimo, tragico show. Era attesa al Tru, uno dei locali più in di Holywood, per "For The Love of R&B", per amore di quella musica nella quale lei era nata e che proprio l´industria dei Grammy, sempre pronta a inseguire successi e novità, ha decurtato di quattro categorie. Non proprio una serata di "protesta" ma di testimonianza e amore per quella musica. Un´irriconoscibile Whitney si è avvicinata a Kelly Price per un duetto da brivido, con quella voce che fu la più bella del mondo ed era già la più triste, la più disperata, la più sola. Poi, il buio dell´ultima notte e dell´ultimo giorno. Fino al sipario di sabato: aspettando la sentenza del medico legale che dovrà sciogliere l´ultimo giallo consumato di una vita drogata, consumato in quella stanza 434, che puzza ancora di alcol e sigarette.