Maurizio Molinari, La Stampa 6/2/2012, 6 febbraio 2012
Mimi Alford, 69 anni, entrò come stagista alla Casa Bianca nel 1962. Al quarto giorno di lavoro si tuffò nella piscina presidenziale per sfuggire all’afa di Washington: dopo pochi minuti la seguì Kennedy che si avvicinò chiedendole il nome
Mimi Alford, 69 anni, entrò come stagista alla Casa Bianca nel 1962. Al quarto giorno di lavoro si tuffò nella piscina presidenziale per sfuggire all’afa di Washington: dopo pochi minuti la seguì Kennedy che si avvicinò chiedendole il nome. Proprio quella sera la Alford fu invitata a una festa nella Casa Bianca. Il presidente la condusse a fare un giro nelle stanze private, fin dentro la camera della moglie Jacqueline, dove ormai lui le alitava sul collo cingendole le spalle. La sdraiò sul letto, le sbottonò la camicetta, le sfilò il reggipetto e poi si calò i pantaloni. Alle resistenze di lei, volle informarsi se non avesse mai fatto l’amore prima: saputo della sua verginità, la convinse a farlo. Ricorda la donna: «Subito dopo mi trovai in stato di shock perché si comportava come se fosse avvenuta la cosa più normale del mondo», con lui che le chiedeva se volesse mangiare qualcosa in cucina. Fu l’inizio di una relazione che andò avanti per circa 18 mesi: quando la first lady non c’era s’incontravano nella piscina della Casa Bianca e finivano regolarmente a fare l’amore, anche se non si baciarono mai. In particolare al presidente piaceva stare insieme a lei nella vasca da bagno, magari ascoltando dischi di Tony Bennett e Frank Sinatra. Secondo la Alford, Kennedy era «divertente ed aveva fantasia, era seducente e sembrava avere a disposizione tutto il tempo del mondo». Lo seguì in vari viaggi per gli Stati Uniti finché, finito lo stage, non dovette tornare al college di Wheaton in Massachusetts. Più volte le pagò viaggi in aereo per Washington, mandandole all’aeroporto un autista con la scritta “Michael Carter” che la portava direttamente nella camera da letto di un albergo dove poi il presidente la raggiungeva. Ciò accadde anche durante la crisi dei missili cubani, nell’ottobre del 1962, con Usa e Urss sull’orlo della guerra nucleare. In quell’occasione Kennedy le disse: «Preferisco che i miei figli siano rossi anziché morti». Una volta le presentò il fratello Ted chiedendole con malizia di «occuparsi di lui». L’ultima volta che s’incontrarono fu al Carlyle di Manhattan il 15 novembre 1963, appena sette giorni prima dell’assassinio di Dallas: Kennedy la invitò a seguirla in Texas, la Alford rifiutò dato che stava per sposarsi. Risposta del presidente: «Lo so, ma ti continuerò a chiamare».