Andrea D’Agostino, Avvenire 14/02/2012, 14 febbraio 2012
Nell’Italia sotto zero le fonti rinnovabili hanno perso la sfida - Gli impianti da fonti rinnovabili possono essere efficaci anche in situazioni di maltempo come quelle che si sono verificate in questi giorni? Il freddo polare su tutta la Penisola ha riacutizzato il problema della crisi energetica, ma sta ponendo nuovi interrogativi sulle fonti alternative come il solare o l’eolico
Nell’Italia sotto zero le fonti rinnovabili hanno perso la sfida - Gli impianti da fonti rinnovabili possono essere efficaci anche in situazioni di maltempo come quelle che si sono verificate in questi giorni? Il freddo polare su tutta la Penisola ha riacutizzato il problema della crisi energetica, ma sta ponendo nuovi interrogativi sulle fonti alternative come il solare o l’eolico. L’inverno, si sa, è da sempre una stagione particolare per la produzione di energia elettrica, ma i dati diffusi da Terna sul fabbisogno di gennaio 2012 (quando l’emergenza ha iniziato a mordere) sono emblematici. Le fonti rinnovabili coprono infatti il 24% del totale, sui livelli abituali, ma è la composizione degli approvvigionamenti a cambiare: l’eolico garantisce infatti oltre il 5%, mentre cala il fotovoltaico (3%) e l’idroelettrico si attesta all’11%. Resiste dunque l’erogazione di elettricità dal vento, mentre cala il solare. Cosa ne pensano i produttori? Per Gianni Chianetta, presidente di Assosolare, «bisogna rendere gli impianti fotovoltaici programmabili, anche in assenza di sole. Ciò per noi significa soprattutto non dover dipendere più dalla rete». Il problema è che le rinnovabili, aggiunge Carlo Stagnaro , direttore Ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni dove si occupa di ambiente ed energia, «offrono sì il vantaggio di essere uno strumento per far fronte all’emergenza gas, ma bisogna sempre tenere a mente che producono non quando serve, ma solo in presenza di sole o vento». Si dovrebbe puntare molto di più sugli impianti a biomasse, centrali che, bruciando scarti dei raccolti o letame, producono energia con un basso livello di inquinamento «ma soprattutto sono programmabili – spiega Stagnaro –. Le biomasse, insieme all’idroelettrico, presentano le più alte prospettive di crescita, sono le più competitive e soprattutto, una volta attivate, costano meno». Nonostante il maltempo, i pareri degli esperti sono comunque rassicuranti. «Le basse temperature, anche estreme come quelle che stiamo vivendo in questi giorni, non costituiscono un problema – spiega Chianetta –. Anzi, le temperature troppo alte possono ridurre le perfomance dei pannelli fotovoltaici, tanto che d’estate è sempre meglio prevederne la ventilazione. Con il cielo nuvoloso i pannelli riescono sempre a filtrare la luce, anche in modalità più ridotta». La vera sfida è come riuscire allora ad accumulare l’energia prodotta per riutilizzarla in un secondo momento. Per Carmine Di Giglio, Country manager per l’Italia di Gsf Capital, «è chiaro che l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici risente inevitabilmente delle condizioni meteo. In questo periodo, quindi, gli impianti stanno producendo molto di meno rispetto alle giornate soleggiate invernali. Ma proprio per risolvere questo problema – prosegue – sono in fase di studio ormai avanzato dei meccanismi di accumulo dell’energia prodotta, che riguardano i singoli campi fotovoltaici produttori di energia ma, soprattutto, gli accorgimenti da apportare alla rete di distribuzione». Alcuni esempi di questi meccanismi li fornisce Stagnaro: «in campo idroelettrico, ad esempio, sistemi di pompaggio dell’acqua in determinati orari - come nelle ore notturne, quando cala la domanda di energia - oppure batterie per gli impianti solari, che, in versione ingrandita, funzionerebbero un po’ come quelle dei nostri telefonini. Il problema è che sono meccanismi ancora costosi».