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 2012  febbraio 13 Lunedì calendario

GOOGLE. LARRY PAGE SI FA IN TRE. OBIETTIVO? OSCURARE FACEBOOK

In meno di un anno alla sua guida, Larry Page è riuscito a dare la scossa promessa alla dot.com da lui fondata insieme a Sergey Brin nel 1998. Google oggi è davvero tornata allo spirito da start-up: creativa, focalizzata sul nuovo e disposta a prendere rischi, come dev’essere una società nel business di Internet e della comunicazione mobile se vuole tenere il passo con il ritmo velocissimo di questo settore e non cadere in declino come Yahoo!.
E così Page ha aperto tre nuovi fronti nella sfida ai suoi rivali: ha comprato il produttore di telefonini Motorola mobility, un’arma in più nella guerra del suo esercito di Android contro gli iPhone di Apple; ha lanciato il nuovo social networking Google+ per contrastare il dominio di Facebook e arginare la sua invadenza nel campo della ricerca online; ha ridisegnato YouTube per farne un concorrente più forte nella guerra per la conquista dei salotti con la nuova Tv intelligente.
Se l’operazione Motorola è ancora in alto mare (l’ok da parte delle autorità americane è atteso per questa settimana), ed è ancora troppo presto per un bilancio su YouTube, si può dire che Google+ sta crescendo abbastanza da cominciare a preoccupare la stessa Facebook.
La corsa
In soli quattro mesi, da quando il nuovo social network è stato lanciato, ha raggiunto 90 milioni di utenti, un livello ai cui Facebook è arrivata in quasi quattro anni. Certo, bisogna ricordare che all’inizio la rete di Mark Zuckerberg era riservata agli studenti universitari, ma il tasso di adozione di Google+ è di tutto rispetto e il modo aggressivo in cui Page lo sta integrando in tutti gli altri servizi — dal motore di ricerca alle email — sta innervosendo sia i concorrenti sia le autorità di controllo in America ed Europa. Il che rappresenta l’altra faccia della medaglia del nuovo corso di Page: ha rafforzato le paure che possa usare il suo potere sul web, dove controlla sempre il 65% della ricerca online, e l’enorme volume di informazioni ricavate dai suoi utenti in modi lesivi della concorrenza di mercato e della privacy. Su questi temi dall’anno scorso sono aperte inchieste sia negli Usa sia in Europa.
Per questo l’ex ceo, ora presidente esecutivo di Google, Eric Schmidt gira il mondo con la missione diplomatica di rassicurare i controllori sulle buone intenzioni della dot.com, il cui motto peraltro recita Don’t Be Evil («non essere cattivo»).
Page invece è al comando nel Googleplex, il quartier generale a Mountain View, a Silicon Valley, dove lavora intensamente con il suo nuovo «L Team». «L» sta per Larry, ha rivelato Reuters, a riprova della svolta manageriale che il nuovo ceo ha impresso alla società: fuori dal vecchio comitato operativo sono uscite tre donne, responsabili di tre attività non cruciali, Marissa Mayer, capo del business local, maps & location services, Rachel Whetstone, (global communications) e Shona Brown, (iniziative filantropiche).
New entry
Dentro sono entrati i responsabili dei tre business chiave: l’indiano Vic Gundotra, 43 anni, il social zar padre di Google+; il cinquantenne americano Andy Rubin, fondatore di Android e responsabile della strategia mobile; e l’iraniano Salar Kamangar, 35 anni, ceo di YouTube da fine ottobre 2010. E per lavorare su un nuovo progetto segreto, Page ha appena «rubato» alla Apple un pezzo grosso: il responsabile della qualità dei prodotti Simon Prakash. E’ la prima volta che Google recluta un top manager della rivale e nella Silicon Valley si dice che forse Prakash si occuperà dei nuovi smartphone di Motorola: sarebbe il primo attacco diretto ai prodotti della Mela. Sulla quale comunque Google quest’anno può già segnare un primo successo: il numero di sviluppatori di applicazioni per telefonini e tablet che usano il sistema operativo di Google, Android, dovrebbe raggiungere e forse superare quelli che lavorano sull’iOS di Apple, secondo uno studio della società di ricerca Ovum. Più app sono disponibili sul mercato Android, più quest’ultimo è appetibile per gli utenti e aumenta il potenziale di guadagni pubblicitari per Google.
Un altro campo in cui sta allargando la presenza è quello dei browser: il Chrome, lanciato nel 2008 per i pc, ha conquistato il secondo posto con il 29% di quota di mercato, battendo Firefox (25%) e arrivando a insidiare il primato di Explorer (Microsoft), caduto nel frattempo dal 67 al 37% di quota di mercato. E ora è al via la versione di Chrome per gli apparecchi mobili Android.
Il nuovo approccio ha già guadagnato a Page, in gennaio, la nomina a «Ceo dell’anno» da parte del quotidiano Investor’s Business Daily. Ma Page deve stare attento a non strafare per l’ansia di non farsi rubare la scena da Zuckerberg con l’Ipo di Facebook. I controllori dell’Antitrust e della Privacy non scherzano.
Maria Teresa Cometto