Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 13 Lunedì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA DEL 13 FEBBRAIO 2012. LA SENTENZA PER L’AMIANTO DI CASALE


REPUBBLICA.IT
FEDERICA CRAVERO e SARAH MARTINENGHI
"Colpevoli dei reati a loro contestati". Queste le prime frasi lette dal giudice del processo Eternit. Il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, 91 anni, sono stati condannati a 16 anni di reclusione per disastro doloso e omissione dolosa di misure infortunistiche.
La condanna vale per i reati commessi negli stabilimenti piemontesi di Casale e Cavagnolo, dal 13 agosto 1999 in avanti. Quelli precedenti risultano invece prescritti, come i reati contestati negli stabilimenti di Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia).
Lunghissimo l’elenco dei risarcimenti, la cui lettura da parte del giudice Giuseppe Casalbore è durata tre ore. Ai sindacati andranno 100 mila euro, 4 milioni al Comune di Cavagnolo, 15 milioni all’Inail (da revisionare in sede civile), 5 milioni all’Asl. Alla Regione Piemonte spettano 20 milioni, mentre il Comune di Casale sarà risarcito con 25 milioni.
VIDEO Le lacrime dell’ex operaio - L’emozione della pasionaria
A ciascuno dei parenti delle vittime costituitisi parte civile andranno tra i 30 e i 50 mila euro. In base ai primi calcoli, il risarcimento ai familiari dovrebbe ammontare a 95 milioni. Alla "pasionaria"
Romana Blasotti Pavesi 50 mila euro, all’Associazione vittime dell’amianto 100 mila euro.
FOTO Folla davanti al tribunale - Via all’udienza
Il verdetto riconosce anche una serie di risarcimenti particolarmente significativi a parti civili come sindacati, Medicina democratica, associazioni ambientaliste. Le persone decedute, aggiornate al 5 ottobre 2011 sono 1830, a cui si aggiungono altre 1027 parti lese. In tutto il numero delle parti civili supera le 4500.
LEGGI Casale felice e perplessa: "Sono pochi 25 milioni"
Qualche parente delle vittime dell’amianto è uscito fuori dalla maxi aula 1 del tribunale di Torino per lasciarsi andare ad un pianto liberatorio già pochi minuti dopo l’inizio della lettura della sentenza. L’aula era piena fino all’inverosimile, con gente assiepata persino in piedi, mentre la maggior parte dei parenti delle vittime piemontesi erano nell’aula magna del tribunale. Erano in tutto circa 1.500 le persone giunte da tutta Italia e da molti paestri stranieri per assistere alla lettura della sentenza. Il dibattimento si è snodato attraverso 65 udienze, con 6.392 parti civili, tra il 2009 e il 2011.
Molto soddisfatto per la sentenza Sergio Bonetto, l’avvocato che assiste circa 300 parti civili: "Finalmente c’è l’accertamento di una situazione che denunciamo da 30 anni: quello che è avvenuto è accaduto per responsabilità di qualcuno: si è passati da una voce alla certezza giuridica".
VIDEO Il commento del sopravvissuto Thyssen - Il nipote di Liedholm: "Avvelenato un territorio"
Annuncia invece ricorso la difesa del barone De Cartier, che in una nota si dice "rammaricata dal fatto che la sentenza non abbia tenuto in adeguata considerazione le prove raccolte nel dibattimento. Louis de Cartier non ha mai ricoperto ruoli operativi nella società della quale è stato consigliere di amministrazione senza deleghe per un periodo di tempo molto limitato. Di conseguenza non è mai stato responsabile delle misure di sicurezza negli stabilimenti di Eternit Spa. Per queste ragioni la difesa proporrà appello contro la sentenza confidando in una riforma della stessa".
(13 febbraio 2012)


REPUBBLICA.IT REAZIONI A CASALE (Sara Strippoli)
Al diavolo l’offerta del diavolo, dicono qui in piazza Mazzini, cuore della città che si é ormai rassegnata ad essere la città dei morti d’amianto. "Venticinque milioni sono comunque pochi se pensiamo alla sofferenza ma a maggior ragione abbiamo la conferma che il sindaco Demezzi non doveva accettare", dice Giuseppe Zaio, ottantenne felice di aver lavorato in campagna, lontano dai rischi e dalla polvere killer.
Fabio, Il titolare del bar Savoia che si trova sulla piazza, accoglie la notizia con un gran sorriso: "Questa mattina alle sei quando ho parto il bar e ho visto tutti quei pullman pronti a partire mi sono venuti i brividi. Dopo anni era arrivato il momento, non era tanto dei soldi che volevamo sapere quanto avere la sicurezza che ci fosse giustizia".
La sentenza coglie Casale nell’ora della pausa pranzo e Mario Negro arriva la bar per un caffé. E’ un medico e i malati di mesotelioma li ha visti da vicino: "Non sono tanti 25 milioni, non credo siano sufficienti per la bonifica. Si parla tanto del mesotelioma pleurico ma qui ho visto molti mesotelioma al peritoneo, che altrove sono rari".
"Era qualcosa si dovuto, la sofferenza é enorme", dice il vescovo di Casale, monsignor Alceste Catella, che si trova adesso nella sede del settimanale cattolico della Diocesi di Casale La Vita Casalese.
Insieme con don Paolo Busto, direttore del giornale, monsignor Catella commenta la sentenza: "La giustizia da rendere a queste persone era assolutamente necessaria. Esprimo gioia e soddisfazione che si sia compresa questa realtà e che si sia riconosciuto dove stanno le colpe, chi ha sbagliato e chi ha patito. Dico grazie ai cittadini di Casale, per la compattezza che ha portato a questo risultato".
Nella scuola elementare San Paolo che si trova a pochi passi dal Comune dove si attende il ritorno di Giorgio Demezzi i bimbi giocano dopo il pranzo: "Siamo felici della sentenza - dice la maestra Imma Paciullo - questo pomeriggio raduno i bambini e gli racconto la storia, spiego cos’é l’Eternit e cosa vuole dire che molti nostri concittadini oggi sono a Torino".
Per strada il signor Raffaele, pensionato, sbatte le mani per scacciare il freddo: "Una sera abbiamo manifestato fino alle quattro di notte perché il sindaco dicesse no a quell’offerta. Gliene abbiamo dette di tutti i colori, gridato ’Vergogna’, meno male che siamo riusciti a convincerlo".
(13 febbraio 2012)

REPUBBLICA.IT Reazioni politiche
ROMA - "E’ una sentenza che senza enfasi si può definire davvero storica, sia per gli aspetti sociali che per gli aspetti strettamente tecnico-giuridici". Non usa mezze misure il ministro della Salute, Renato Balduzzi, per commentare il verdetto del Tribunale di Torino 1 che ha condannato a 16 anni di carcere per disastro doloso e omissione dolosa di misure infortunistiche i due manager della Eternit Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier De Marchienne.
L’impegno del ministro. Sotto il profilo sociale, sottolinea ancora Balduzzi, "corona una lunga battaglia che ha visto fianco a fianco la Repubblica, nel senso di tutti i livelli istituzionali, e il pluralismo sociale, in particolare forze sindacali e associazionismo dei familiari delle vittime". E’ stata, prosegue il ministro, "una battaglia comune, e ad essa si deve l’aver tenuto desto il problema, anche quando sembrava finire sottotraccia". Ma la battaglia contro l’amianto, prosegue il responsabile della Sanità, "non si chiude con una sentenza, sia pure una sentenza esemplare, ma continua nell’attività amministrativa e nell’impegno delle istituzioni e dei cittadini, soprattutto nella consapevolezza da parte di ognuno che non si tratta di una battaglia locale, ma nazionale, anzi mondiale".
L’auspicio della Cgil. Un giudizio, quello che si divide tra soddisfazione
per la severità della pena e apprensione per il tanto lavoro ancora da fare, che si ritrova un in un po’ tutte le reazioni alla sentenza. Parla ad esempio di "processo storico e verdetto esemplare" il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere. "L’auspicio - precisa - è che funga da monito a quanti continuano a ritenere che il nostro Paese può essere competitivo senza garantire la sicurezza ai lavoratori e ai cittadini". Per Scudiere "la sicurezza non può essere più considerata un costo per le imprese ma uno degli elementi fondamentali per renderle avanzate e competitive, altrimenti il rischio per l’Italia è che possa rappresentare l’area europea del lavoro a basso costo e a massimo rischio".
Il mondo ambientalista. Il Wwf definisce "importantissima" la condanna "nel più grande processo europeo sull’amianto" ma avverte che "il picco di malati arriverà tra il 2015 e il 2020" e quindi "l’amara vittoria riportata oggi con questa storica sentenza di colpevolezza non può cancellare le migliaia di vittime che l’amianto ha fatto in Italia e nel mondo".
Un esempio per il mondo. Un’altra associazione ambientalista, Legambiente, ricorda che "ci sono voluti più di trent’anni di lotta per affermare che l’amianto uccide e finalmente, da oggi, questo non potrà più essere messo in dubbio". "Il caso italiano - prosegue il presidente Vittorio Cogliati Dezza - sia ora d’esempio e faccia giurisprudenza nel mondo, soprattutto nei paesi dove l’amianto continua ad essere estratto e lavorato e continua silenziosamente a mietere vittime".
Chi avvelena paga. Molte reazioni anche dai partiti. "Da oggi in Italia - affermano i i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante - chi con produzioni nocive mette a repentaglio la salute delle persone e la salvaguardia dell’ambiente non potrà restare impunito". "La sentenza nei confronti dei titolari dell’Eternit - aggiungono - ha un valore straordinario, perché viene sancito il principio ineludibile che l’industria è sempre responsabile dei danni ambientali e sanitari che produce".
Una speranza per il futuro. "La magistratura ha ristabilito la giustizia che fino ad oggi era stata negata - dice Antonio Di Pietro - La condanna degli ex vertici dell’Eternit di Casal Monferrato non restituirà le vittime ai propri familiari, ma lancia una speranza per il futuro e segna un importante precedente per la giurisprudenza". "Questo problema - prosegue - interessa tutta Italia, migliaia e migliaia di lavoratori e cittadini che ancora oggi corrono un gravissimo rischio. Ci auguriamo che questa sentenza dia una svolta anche dentro i palazzi con un nuovo impulso alle politiche della sicurezza sul lavoro".
Un punto fermo per tutti. "La sentenza del processo Eternit pronunciata oggi dal tribunale di Torino - spiega il leader di Sel Nichi Vendola - ha qualcosa di storico e decisivo, non solo perché si è trattato del più grande processo penale in Italia e nel mondo per le morti d’amianto, ma perchè rappresenta finalmente un punto fermo di una battaglia che iniziata sindacalmente è divenuta coscienza civile".
Resta la bonifica da fare. "Sono soddisfatto - dichiara il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota - per questa sentenza che rende giustizia alle famiglie delle vittime e a un intero territorio. Ora occorre lavorare per completare la bonifica delle aree e per la ricerca e la prevenzione. Il mio pensiero va a tutti coloro che per molto tempo hanno atteso questo momento".
(13 febbraio 2012)