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 2012  febbraio 13 Lunedì calendario

L’alfabeto segreto di Mani pulite tra «pigiamini» e Tonino «Zanza» - A come Armani All’ini­zio di Mani Pulite, nel 1992, i cronisti giudizia­ri scrivono un po’ quel che gli pare, anche perché i loro ca­pi n­on capiscono bene cosa sta ac­cadendo

L’alfabeto segreto di Mani pulite tra «pigiamini» e Tonino «Zanza» - A come Armani All’ini­zio di Mani Pulite, nel 1992, i cronisti giudizia­ri scrivono un po’ quel che gli pare, anche perché i loro ca­pi n­on capiscono bene cosa sta ac­cadendo. La prima volta che i cro­nisti vengono invitati alla cautela è quando il pool indaga per corru­zione Giorg­io Armani e gli altri sti­listi del made in Italy. «Ragazzi an­dateci piano che questi ci danno un sacco di pubblicità». B comeBorrelli Di tutto il pool Mani Pulite, il procuratore Borrelli è l’unico al quale i cronisti danno del Lei. Non fa mai niente per caso (tranne, a volte, indossare un incredibile principe di galles a quadri rossi e verdi). L’unica volta che esce davvero dai gangheri è quando il ministro della giustizia Alfredo Biondi dichiara a Repubbli­c­a che da ragazzo il padre lo ammo­niva, «Studia studia figlio mio, che altrimenti ti tocca fare il magistra­to ». Borrelli si infuria e esce in corri­doio gridando «Trovatemi Bucci­ni! ». Arriva Goffredo Buccini, cro­nista del Corriere , la penna preferi­ta dal procuratore. E Borrelli gli fa una lunga intervista in cui dà a Biondi dell’ubriacone. C come Cinghialone È Paolo Brosio (che fingeva di essere uno sfigato ma in realtà era un cro­nista con i fiocchi) la mattina del 15 dicembre 1992 a dare per pri­mo la notizia: «Hanno sparato al Cinghialone». Nel gergo, vuol di­re che è partito il primo avviso di garanzia per Craxi. Sette anni do­po il procuratore Gerardo D’Am­bros­io cercherà invano di convin­cere il resto del pool a consentire a Craxi, gravato da condanne a trent’anni di carcere,di tornare in Italia a curarsi senza passare per San Vittore. Craxi morirà due me­si dopo, latitante ad Hammamet. Disgraziatamen­te D come «Disgraziatamente sono il tesoriere del Pds perché avrei preferito restare un mode­sto dirigente di partito »:così,sedu­to su una panca di pietra davanti alla sala stampa del Tribunale, si confida con i giornalisti Marcello Stefanini. L’avviso di garanzia al dirigente della Quercia spacca il pool. Di lì a poco Stefanini muore. E come Ecolibri La pista che porta il pool Mani Pulite a in­dagare sui finanziamenti dalla Germania Est al Pci-Pds passa per una semisconosciuta casa editri­ce di nome Eco­libri, presiedu­ta dalla sorella di Achille Oc­chetto, il segre­tario della svol­ta. L’inchiesta finisce con una rogatoria in Germania, con­dotta dal pm Ie­lo con folto co­dazzo di cronisti al seguito. La ro­gatoria non approda praticamen­te a nulla, a Berlino in compenso Paolo Brosio «cucca». F come Frigorifero È il nome in codice di Vincenzo Pancra­zi, comandante del nucleo opera­tivo dei carabinieri, così detto per il suo carattere non tanto espansi­vo. La mattina presto Pancrazi convoca i giornalisti e dirama il bollettino degli arrestati della not­te precedente. Molti di loro saran­no già a casa la sera stessa, dopo avere confessato le proprie colpe e tirato in ballo amici e nemici, de­stinati a finire nel bollettino degli arrestati del giorno dopo. G come Greco Domenica 19 giugno 1999, in una Procu­ra deserta, Silvio Berlusconi in­contra i pm Paolo Ielo e Francesco Greco.L’incontro dovrebbe servi­re a svelen­ire i rapporti tra il Cava­liere e il pool Mani Pulite, e lì per lì sembra che tutto vada bene. «È sta­ta una svolta - spiega il procurato­re, Gerardo D’Ambrosio - perché dopo anni di contrapposizioni Berlusconi ha riconosciuto il no­stro ruolo. Noi abbiamo dato la ga­ra­nzia che la Fininvest sarà tratta­ta come qualunque altro indaga­to ». È noto come è andata a finire. I come Intercettazioni Duran­te tutta Mani Pulite non è mai stata fatta neanche una intercetta­zione telefonica. L come Lacrime Un pomerig­gio qualunque del 1993, due cronisti chiacchierano con Di Pie­tro nella sua stanza. Senza motivo apparente, Di Pietro si mette a piangere. I cronisti se ne vanno in­creduli, «sarà stanco, avrà proble­mi a casa ». In realtà, è già partita la controinchiesta di Brescia che porterà Di Pietro alle dimissioni dalla magistratura. M comeMoroni Sergio Moro­ni, deputato socialista, fi­nisce nelle cronache di Mani Pu­­lite un giorno dell’estate del 1992, quando viene raggiunto da un avviso di garanzia. Moroni chiama un cronista per precisa­re la sua posizione: lo fa con gar­bo, quasi con timidezza. Il croni­sta a stento lo sta ad ascoltare: è uno dei tanti. Il 2 settembre, nel­la sua casa, Moroni si spara col fu­cile da caccia. Lascia una lettera al presidente della Camera, Gior­gio Napolitano: «Ho commesso un errore accettando il sistema», scrive. «Ma non credo che que­sto nostro Paese costruirà il futu­ro che si merita coltivando un cli­ma da pogrom nei confronti della classe politica». N come Notte La differenza tra Mani Pulite e le altre in­chieste è che buona parte del lavo­ro si fa di notte. Di giorno gli arre­stati confessano, di notte Di Pie­tro manda le nuove richieste di ar­resto al giudice che gliele firma. Quando i cronisti arrivano in Pro­cura, di solito trovano Di Pietro in ciabatte e con la barba da fare. O come Oscar Il 16 giugno 1994 il cassiere democri­stiano Severino Citaristi, record­man degli avvisi di garanzia, rice­ve l’ennesimo ordine di cattura. Ai domiciliari gli arriva la telefona­ta di consolazione del presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Gli chie­dono i cronisti: non è strano che il capo dello Stato esprima solidarie­tà a un arrestato? «Io credo, anzi so­no sicuro, che Scalfaro mi abbia chiamato come amico, visto che siamo amici da vent’anni» Pigia­mino P come Nel gergo dei cronisti di Mani Pulite, è l’intervista colletti­va ai futuri arresta­ti. Quando si capisce che ai polsi di qualcuno stanno per scattare le manette, si va a trovarlo in ufficio e gli si fanno un po’ di domande.Il malcapitato non capisce il motivo di tanto interesse fino alla mattina dopo, quando arrivano i carabi­nieri a portarlo via. Questura L’inchie­sta più importante della sto­ria Q come della Prima Repubblica viene condotta dai carabinieri. La poli­zia, come si può immaginare, rosi­ca. Dalla questura vengono rivol­te accorate richieste alla Procura perché anche la Squadra Mobile sia coinvolta in qualche modo nel­l’indagine. Ma non c’è niente da fa­re, alla polizia vengono lasciate so­lo le briciole. R come Roccia Uno Negli an­ni di Mani Pulite ascoltare in redazione le radio dei carabi­nieri è ancora un peccato venia­le. Quando le radio dicono: «Un plico per Roccia Uno» vuol dire che i carabinieri hanno arresta­to qualcuno e lo stanno portan­do a San Vittore. Per i cronisti di­venta un’abitudine bivaccare nell’androne del carcere mila­nese, chiacchierando con le guardie. Sisde Cosa hanno fat­to i servizi segreti durante Ma­ni S come Pulite? Hanno dato una mano? Hanno remato contro? Non si è T come Tortura «Siamo a un passo dalla tortura», dicono il 5 agosto 1992 i difensori di Salva­tore Ligresti. Gherardo Colombo ai cronisti:«Vedete un po’ voi,sie­te sempre davanti alla porta, senti­reste qualcosa...». Tra le presunte vittime degli interrogatori, il ma­nager Bruno Binasco, che lavora per un socio di Ligresti: che non ri­mane molto traumatizzato, visto che vent’anni dopo riemergerà nell’inchiesta sulle tangenti a Fi­lippo Penati dei Ds. U come Uccidiamo Nel 1993 il pool comincia a indagare sulla Guardia di finanza. È il tron­cone che porterà al primo avviso di garanzia a Berlusconi. Sui gior­nali cominciano a circolare i pri­mi articoli sul giro delle mazzette all’interno delle fiamme gialle mi­lanesi. Un colonnello, che diven­terà poi generale, incontra due cronisti davanti all’ascensore di servizio della Procura. «Voi siete nostri nemici - gli dice - e noi sia­mo soldati. Quindi i nostri nemici li rispettiamo e li uccidiamo». Stu­pore. Verba­li V come Chi passa i verbali ai giornali­sti? Praticamente tutti, perché Bor­relli ha spiegato pubblicamente che quando vengo­no ­allegati a un or­dine di cattura non sono più se­greti. Così si è crea­to un allegro clima da figurine Panini, in cui le carte del­l’inchiesta vengo­no scambiate alla luce del sole. Un occhio di riguardo viene dato solo ai settimanali, Espresso e Panorama , che altri­menti il venerdì non saprebbero cosa scrivere. Walter La vulgata W come popolare vuole che l’uni­co imputato di Mani Pulite fini­to a espiare la pena sia stato Ser­gio Cusani. Non è vero: anche Walter Armanini, ex assessore socialista del Comune di Mila­no, quando la pena divenne defi­niti­va dovette presentarsi in car­cere. Essendo un bon vivant , scelse quello di Orvieto, una an­­tica rocca ristrutturata. In carce­re riceveva i cronisti (con i quali si metteva a piangere, «sono l’unico fesso che ha pagato») ma anche le lettere d’amore del­la sua fidanzata, la bella attrice Demetra Hampton. In carcere si ammala di tumore, viene scarce­rato e muore. Z come Zanza «Zanza» o an­che «Zanzone» è il nome in codice che i cronisti di Mani Pu­lite affibbiano a Di Pietro: nel gergo della malavita milanese «Zanza» sta per truffatore. E Di Pietro se lo conquista per la sua abitudine, quando i cronisti lo assillano, di toglierseli di torno rifilando loro «soffiate» che quasi sempre si rivelano dei de­pistaggi. Ma i cronisti, tranne qualcuno, lo adorano ugual­mente.