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 2012  febbraio 12 Domenica calendario

Quando la Pizzi vinse 80mila lire - «Ho ricevuto tre lettere dal direttore del Casinò Municipale di Sanremo, un certo Pier Busseti

Quando la Pizzi vinse 80mila lire - «Ho ricevuto tre lettere dal direttore del Casinò Municipale di Sanremo, un certo Pier Busseti. Un tipo molto insistente. Ci pro­pone di organizzare nella sua casa da gioco un concorso musicale, un festival di canzo­ni, non ho capito bene... Dopo quello che ha passato con la guerra, l’Italia ha bisogno di ritrovare identità e autostima, e credo che la canzone popolare sia il mezzo giusto, la stra­da più facile ». Così, con una telefonata del di­rettore della Rai Salvino Sernesi al direttore artistico Giulio Razzi (nipote di Puccini) nac­que il Festival di Sanremo. Così lo tratteggia Carlo Maria Lomartire in Festival. 60 anni di Sanremo: una storia italiana (Mondadori) il libro più completo sulla storia della mani­­festazione, i suoi retroscena e il contesto po­litico ed economico degli ultimi 50 anni. Dunque era il 1951, la Rai aveva cambiato nome (sotto il regime fascista era Eiar e natu­ralmente era la radio, ovvero Ente Italiano Audizioni Radio) dal ’44 e l’Italia muoveva i primi passi della ricostruzione. Dopo un laborioso avvio il primo festival (dieci giorni prima, con l’arrivo di Eisenhower in Italia e le manifestazioni di protesta del Pci, si conta­rono cinque morti) sotto il governo De Ga­s­peri andò in diretta radiofonica il 29 genna­io 1951 a partire dalle 22, un orario decisa­mente azzardato per l’epoca. Una strana ga­ra; venti canzoni in due sere interpretate da Nilla Pizzi e Achille Togliani (alcune in cop­­pia come La luna si veste d’argento , piazzata­si al secondo posto) con il Duo Fasano. Sul palco la gloriosa orchestra melodica del ma­estro Cinico Angelini e «presentatore» l’indi­menticato Nunzio Filogamo, elegante, lau­reato alla Sorbona e con un passato nel tea­tro leggero e nella rivista. Nel salone del Casi­nò c’erano solo sei giornalisti musicali, qua­si tutti attirati dal gioco come il famoso Ma­rio Casalbore, e l’unico commento dei me­dia furono due lapidarie righe sul Corriere della Sera che dicevano: «Ieri sera si è con­c­luso a Sanremo il primo Festival della can­zone italiana. Ha vinto Nilla Pizzi con Grazie dei fiori . L’autore è Saverio Seracini, un mu­sicista non vedente». La Pizzi ricevette un mazzo di fiori (neppure freschi!) e 80mila li­re di indennità. Chi avrebbe mai pensato che quella manifestazione un po’ raffazzo­nata, un po’ organizzata per risollevare le sorti del Casinò rispetto a quelli della Costa Azzurra o di Montecarlo, sarebbe diventato uno degli eventi più significativi della storia e del costume italiani («gli italiani gli sono af­fezionati come all’inno di Mameli», Pippo Baudo dixit ). Eppure già la mattina dopo il primo Festival, Filogamo, Razzi, Angelini e altri personaggi, come il boss della nascente industria discografica Ladislao Sugar, co­minciarono a pianificare Sanremo secon­do nuovi criteri di professionalità e manage­rialità. Da lì Lomartire racconta una storia infinita che incrocia i successi di Claudio Vil­la e quelli di Modugno, il tentativo mai con­fermato ( nel ’66) di Gianni Ravera di portare i Beatles, l’avvento del beat, il suicidio di Tenco, le edizioni segnate da Tangentopoli fino a quelle di Baudo, Bonolis, Clerici e Mo­randi all’insegna del, come sottolinea Bau­­do nell’intervista finale: «Sanremo sopravvi­ver­à perché è qualcosa di istituzionale lega­to al costume, alla coscienza e alla storia na­zionale». Sanremo ma non prendono mini­mamente in considerazione l’idea di tornarci». Celentano ha detto che il Fest­i­val non sarà né rock né lento ma addirittura hard rock. «Bellono? Forse finalmente fare­mo quello che non ci riuscì nel 1962. A Bellaria, in Romagna, lo co­nobbi e lui mi disse: “Vieni nel Clan”. Io avrei accettato ma il mio impresario, Lionetti, me lo impedì perché voleva facessi la mia strada da solo. Perciò adesso non vedo l’ora che Celentano sia sul palco: è il più grande, il più originale. E io so­no il suo primo fan». Dicono che lui parlerà di artico­lo 18, di mutui, di banche, di scontrini fiscali. «Gli piace confondere le carte. Prima mi dice: «Sai farò questo». Poi il giorno dopo mi dice tutt’altro. Qualsiasi cosa abbia in testa, sono sicuro che sarà una sorpresa. E ci permetterà di fare una riflessione nuova». A proposito di riflessioni: l’«ef­fetto MM », cioè Morandi e Maz­zi, pare faccia bene alle canzoni del Festival. «Dopo un anno, gli album di Mo­dà e Gualazzi sono ancora tra i pri­mi trenta posti della classifica». E stavolta? «Sarebbe bello ripetere un exploit così». La crisi ha reso più disponibili al Festival anche chi prima non ci pensava neanche? «Mazzi ed io abbiamo pensato molto prima di decidere. In ogni ca­so, le 14 canzoni in gara per noi so­no le migliori». Se funzionassero anche in clas­sifica, la discografia (alla canna del gas) festeggerebbe. «E quindi Sanremo conferme­rebbe la sua capacità di rivalutare la discografia». Il Festival è sempre una sorte di «discorso sullo stato della Na­zione ». Dalla prostituzione a Dio, stavolta le canzoni hanno testi importanti e c’è più realisti­co ottimismo del solito. Segnali di riscossa? «Già l’anno scorso,festeggiando i 150 anni dell’unità, siamo stati un po’ più orgogliosi di essere italiani. Forse è ora di ritrovare la stima di noi stes­si e del nostro passato per avere di nuovo sogni per il fu­turo. Abbiamo tutto per far­lo: capacità, conoscenze, cultura e determinazione». Incombe Fiorello. Non dormite all’idea di poter fare meno ascolti del suo ultimo show? «Lo share di Sanremo va confrontato solo con le pre­cedentiedizioni. Fiorello ha fatto uno spettacolo straor­dinario, è bravissimo e l’ho invitato anche l’anno scorso. Ma Sanremo combatte solo contro se stesso: è una gara che va avanti da 62 anni». Il mestiere del Festival è quello di scoprire e consacrare talenti. E da sempre il pop esplode in tv. Ma perché oggi tanti criticano la formula talent show? «Forseperchésiamoindividuali­sti. Alle volte dico per fortuna. Altre volte dico purtroppo. Il Festival di quest’anno ha un cast di giovani di tutto rispetto. E alcuni devono mol­to proprio ai talent». A proposito di talenti: canterà con Papaleo? Luivorrebbeduet­tare in Scende la pioggia . ( Ride di nuovo- ndr ) «È dall’anno scorso che tenta di cantare... Maga­ri stavolta sarò io a chiedergli di prendermi come attore nel suo prossimo film».