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 2012  febbraio 12 Domenica calendario

Ma dove vuole arrivare Clooney? - Dice che no, altro che cor­rere per il Congresso, semmai correrebbe via dal Congresso

Ma dove vuole arrivare Clooney? - Dice che no, altro che cor­rere per il Congresso, semmai correrebbe via dal Congresso. Eppure parla di tasse, di redistribuzione della ric­chezza, di genocidi, di comunica­zione elettorale, di moralità pub­blica, di diseguaglianze sociali e di fine vita. George Clooney fuggi­rebbe dal­la politica ma sembra es­serci dentro fino al collo. Un palli­no, quasi un’ossessione.Un anno fa è entrato nel «Council on Forei­gn Relations», il più prestigioso e influente think tank di politica estera americana. Al fianco di due pesi massimi come Henry Kissin­ger, ex segretario di Stato america­no, e Alan Greenspan, ex governa­tore della Federal Reserve. E di re­cente non perde occasione di commentare nei dettagli le prima­rie repubblicane. Ieri sul britanni­co Times : «Si sono spostati troppo a destra su gay e immigrazione»; Gingrich? «Difficile un dibattito con lui. È efficace»; Romney? «Al­la fine vincerà, ma il problema è che i conservatori non si fidano di lui»; I democratici? Non sanno vendersi». Poi rivela di un recente incontro con il vice-presidente Joe Biden e di qualche consiglio la­sciato cadere al numero due della Casa Bianca: «Voi venite a Hol­lywood per i soldi, ma non venite per quello che sappiamo fare be­ne: vendere prodotti. Dovreste se­dervi con Harvey Weinstein e Jer­ry Weintraud (produttori, ndr ) gente che ha aperto, chiuso e ven­duto progetti per anni per discute­re del modo migliore di esprime­re le cose». Non solo il suo insistente endor­sement pro-Obama - «un disa­stro » se non fosse rieletto; «mi fan­n­o arrabbiare quelli che non stan­no con lui » -, non solo il suo quarto e ultimo lavoro da regista, le Idi di marzo , la denuncia del cinismo e della corruzione che abitano i Pa­lazzi, raccontata attraverso la sto­ri­a di un giovane candidato demo­cratico alle presidenziali. La politi­ca è il pallino di casa Clooney, a co­minciare dal padre, il giornalista Nick, che nel 2004 ha mancato l’elezione al Congresso per il Part­i­to Democratico e ha commentato deluso il suo flop al settimanale Gente : «Abbiamo capito che le cri­tiche rivolte a me in realtà erano un attacco contro di lui (George) e le cause che sostiene». Quali? I ma­trimoni gay, sui quali in molti so­spettano che, nonostante le fiam­me mozzafiato al suo fianco, la star possa avere qualche interes­se personale: «L’eguaglianza de­gli omosessuali è l’ultimo pilastro del movimento per i diritti civili ­dice - . Ogni volta che siamo con­tro l’eguaglianza, siamo dalla par­te sbagliata della storia ». Poi le tas­se, sulle quali si è espresso chiara­mente qualche mese fa sul setti­manale Time : «Chiedere di contri­buire di più a chi è fortunato abba­stanza da fare tanti soldi è una co­sa patriottica. Non so come si pos­sa mettere in discussione una co­sa del genere ». E persino temi ben più complessi come l’eutanasia, alla quale è favorevole: «Almeno una volta al mese c’è qualcuno che mi dice: “Sparami se dovesse succedermi una cosa così». E an­che quando Clooney non parla di politica,è il perfetto paladino del­­l’antipolitica, quella che alla fine sembra il miglior trampolino di lancio della nuova generazione di politici in tempi di crisi e contesta­zioni. L’esempio migliore sono le proteste contro ricchi e banchieri del gruppo «Occupy Wall Street», un po’ no-global, un po’ bohé­mien: «Ogni volta che c’è un movi­mento di base che non è fondato da persone che vogliono creare un movimento di base, be’ lo tro­vo interessante». Mai come inte­ressante è la battaglia che porta avanti da anni, quella contro il ge­nocidio nella regione del Darfur, Sudan, dove per il suo impegno e le costanti visite ha preso per ben due volte la malaria. Per la causa africana Clooney ha creato un’or­ganizzazione capace di fornire al­l­a Corte penale internazionale del­l’Aia «prove» della strage in corso, ha strigliato i leader mondiali ­«devono fare di più per l’Africa»-e ha ammesso, con ironia e spirito critico,ricevendo un premio a Ro­m­a dalle mani dell’ex sindaco Wal­ter Veltroni nel 2007: «Ricevo un premio per un fallimento. La situa­zione è migliorata ma l’emergen­za continua». A proposito di Vel­troni, Clooney non si è lasciato scappare l’occasione-era il 2008­di paragonare il preferito Obama all’ex leader democratico italia­no: «Credo siano due grandi orato­ri. Entrambi fanno convergere ver­so un centro comune la loro politi­ca ». Quella politica di cui Clooney non smette di parlare. Anche se preferisce fare l’attore, dice, «se sbaglio non rovino la vita a nessu­no ». E chi mai vorrebbe interpreta­re prossimamente? Angel Me­rkel, risponde. E il pensiero torna sempre lì, al pallino dell’attore che critica il cinismo della politi­ca, che un giorno sa che smetterà di fare cinema, ma che si dice ter­rorizzato dall’idea di diventare «ir­rilevante ». Dove vuole arrivare Ge­orge Clooney?