Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 11 Sabato calendario

Veleni, torture, omicidi venti secoli di intrighi all’ombra del Cupolone - Le voci di un complotto per uccidere Benedet­t­o XVI hanno subito ec­citato animi e fantasie

Veleni, torture, omicidi venti secoli di intrighi all’ombra del Cupolone - Le voci di un complotto per uccidere Benedet­t­o XVI hanno subito ec­citato animi e fantasie. E lo si capisce: da sempre le stan­ze papali vengono immaginate come un luogo di intrighi e mano­vre, per niente sante. Non è un ca­so, perché il sacro, quando si uni­sce al potere, nell’immaginario collettivo (e spesso anche nella re­altà) tocca gli abissi del diabolico, più che le altezze del divino. Tan­ti sono gli esempi storici che lo confermano. Dopo secoli di persecuzioni ro­mane e altri secoli di scomoda convivenza con i barbari vincito­ri, nell’VIII il papato si assestò al potere: prima con la «Donazione di Costantino», un clamoroso fal­s­o che attribuiva alla Chiesa un ve­ro e proprio regno nell’Italia cen­trale; poi garantendo a re e impe­ratori cristiani la propria benedi­zione, che all’epoca equivaleva a quella di Dio. L’accordo, recipro­camente vantaggioso, ebbe il suo sigillo la notte di Natale dell’anno 800, quando Leone III incoronò Carlo Magno imperatore del Sa­cro Romano Impero. Il grande im­peratore aveva capito appieno l’utilità della Chiesa come mezzo di coesione statale: la visione ec­clesiastica di un popolo ordinato gerarchicamente, che intendes­se la vita come espiazione privata e collettiva, era quel che occorre­va a un impero tormentato da pro­blemi di disciplina sociale e con­trollo militare. Eppure proprio l’anno prima, nel 799, Leone III era stato assali­to, durante una cerimonia, dai pa­renti del suo predecessore, che per odio avevano tentato di acce­carlo e di strappargli la lingua. Si trattava di gesti tutt’altro che gen­tili, specialmente verso un papa, ma tali erano i tempi, né del resto molto migliori furono i papi del­l’epoca. Fino a quel momento era la comunità cristiana di Roma a eleggere il pontefice, ma poi la no­biltà locale pretese di prendere parte alla scelta, visto che il papa era anche un sovrano temporale. Per molti decenni un paio di fami­­glie contesero a re, imperatori, po­polo e clero il diritto di nominare il papa, spesso riuscendoci. I co­niugi Teofilatto e Teodora scelse­ro più di un pontefice, e la loro fi­glia Marozia dette a Sergio III un erede che nel 931 sarebbe diventa­to anche lui papa, come Giovanni XI. Non a caso il X secolo è stato de­finito quello della «pornocrazia» papale, anche se il culmine della corruzione venne raggiunto nel XV. Negli anni intorno al 1000, i più erano corrotti, incestuosi, vili, sa­dici, assassini. Potevano essere uccisi a martellate dai rivali o, co­me Giovanni XII, venire buttati dalla finestra da un marito gelo­so. Spesso avevano l’abitudine, molto diffusa all’epoca, di far strappare gli occhi agli avversari. Non stupisce che abbia trovato credito anche la storia (falsa) del­la papessa Giovanna, che avreb­be partorito durante una cerimo­nia religiosa; né sorprende l’epi­sodio ( vero) di papa Formoso: era morto da nove mesi quando i suoi nemici ne estrassero il cadavere dalla tomba e, alla presenza del successore, lo processarono in un concilio solenne (897). La dife­sa di Formoso, com’era prevedibi­le, non fu granché. Il cadavere venne amputato delle tre dita che i papi usano per benedire, fu por­tato a spasso per Roma a dorso di un asino, con la testa rivolta verso la coda, e infine scaraventato nel Tevere. Erano queste le notizie che giungevano al mondo dall’Ita­lia, notizie di passioni, violenza, anarchia, provocate soprattutto dalle contese intorno al potere del papa. Per cinque secoli dunque la Chiesa alternò a papi degni, e ma­gari eccellenti, papi tremendi. Spesso anche chi spiccò per capa­cit­à politica fu quanto di meno cri­stiano si possa immaginare. Non staremo a soffermarci con inutili moralismi su quei papi e su quelle vicende, ma è bene fare al­cune considerazioni sugli effetti che il papato ebbe sulla storia d’Italia a partire dall’alto Medioe­vo. Padroni, fino al Risorgimento, dell’Italia centrale, stretta fra re nordici e re meridionali, e decisi a comandare tenendo gli italiani di­visi, i papi furono i principali re­sponsabili della troppo tardiva unità nazionale. Sempre alla ri­cerca del sostegno di questo o quell’imperatore (o affiancati da imperatori che a loro volta aveva­no ­bisogno della benedizione pa­pale), fecero in modo che l’Italia fosse continuamente percorsa da eserciti stranieri. Con quali effetti sulle popolazioni si può immagi­nare. La Chiesa fu, per un periodo troppo lungo, l’unico esempio di potere e centralizzazione che il popolo conobbe. Un potere am­ministrativo inefficiente e dalla massima invadenza nella vita pri­vata, che si sommava al potere e al­le pretese vessatorie del signore locale, del piccolo Stato e dei do­minatori stranieri. Troppo: non è difficile rintracciare in questa si­tuazione la causa principale della riottosità degli italiani di ogni tem­po a qualsiasi potere centrale. Lasciamo perdere, più per man­canza di spazio che di voglia, le im­prese dei papi rinascimentali, a partire da Rodrigo Borgia - Ales­sandro VI- e dei suoi figli. Basti di­re che tutto ciò culminò con la ri­bellione del frate tedesco Lutero e poi con la controriforma cattoli­ca. Lutero raccontò Roma come una «Babilonia imporporata» e il Vaticano come la «sinagoga di Sa­tana», «verminaio e cancro» che con «insaziabile brama e rapaci­tà » sfrutta «da più di mille anni» la buona e semplice popolazione te­desca. La Controriforma mise fi­ne a tutto ciò, e i papi da allora ven­n­ero scelti con cura per il loro rigo­re morale. Però quattro secoli e rotti non sono bastati per cambiare un’idea del Vaticano come luogo dal quale ci si può aspettare qual­siasi cosa. Ecco soltanto qualche esempio rapidissimo tratto dal se­colo scorso: la persecuzione di Pio X contro il «modernismo» e l’alleanza con il fascismo di Pio XI, Pio XII e gli ebrei, lo Ior e Mar­cinkus, Calvi e Sindona, il rapi­mento di una povera ragazza e un omicidio per corna fra le guardie svizzere, la morte «misteriosa» di Giovanni Paolo I e il romanzesco attentato al suo successore, Karol Wojtyla;fu nel 1981, oltre trent’an­ni fa: troppi, perché la fantasia col­lettiva non si ecciti immaginando­ne un altro.