PAOLO MASTROLILLI, La Stampa 13/2/2012, 13 febbraio 2012
Obama “allenatore in capo” non perde un match di Sasha - Anche i presidenti degli Stati Uniti hanno famiglia, e nel caso di Barack Obama questo comporta un dovere, ma allo stesso tempo un piacere, irrinunciabile: allenare la squadra di basket della figlia Sasha
Obama “allenatore in capo” non perde un match di Sasha - Anche i presidenti degli Stati Uniti hanno famiglia, e nel caso di Barack Obama questo comporta un dovere, ma allo stesso tempo un piacere, irrinunciabile: allenare la squadra di basket della figlia Sasha. La passione del capo della Casa Bianca per la pallacanestro era nota, così come il fatto che spesso partecipa alle attività sportive delle figlie. Ora però è stata la stessa first lady Michelle a rivelare che il marito ha assunto un ruolo molto più esecutivo, da comandante in capo, per la squadra di Sasha: «Ormai non perde una partita. Forse sperava di saltare il turno questo weekend, ma io sono fuori città per promuovere la campagna contro l’obesità infantile». Quindi il presidente è tornato a bordo campo con l’abbigliamento casual del fine settimana, inseguito dai fotografi, che cercano sempre di strappare qualche immagine di questo rito famigliare. Obama è sempre stato un grande appassionato di basket. Giocava nella squadra della sua high school, alle Hawaii, e magari dentro di sé aveva anche sognato una carriera da professionista. Ora non perde occasione per fare qualche tiro, alla Casa Bianca o fuori, con amici e guardie del corpo. Usa un paio di scarpe molto «cool» che tutti gli invidiano, la Under Armour Jets. È un mancino che conserva una buona mano e quando gioca fa sul serio, al punto che nel 2010 un avversario si scontrò accidentalmente con lui, procurandogli una ferita che richiese dodici punti di sutura. Sasha, la figlia più piccola, ha ereditato questa passione per il basket. Va a scuola alla famosa Sidwell Friends School, frequentata in passato anche da Chelsea Clinton e Tricia Nixon, e di sabato gioca le partite. Barack la carica sull’auto insieme alle guardie del corpo del Secret Service e la porta al campo. Tra i padri americani, anche quelli ricchi e famosi, non è inusuale seguire le attività sportive dei figli. Il professore della Yale University Paul Kennedy, per fare un esempio, sostiene che il punto più importante nel suo curriculum è aver allenato la squadra di calcio dei suoi figli, non tanto per i risultati sportivi ottenuti, quanto per l’effetto positivo che ciò ha avuto sulla loro educazione. «Quality time», tempo di qualità trascorso con i bambini, che ha un grande peso soprattutto quando i genitori sono spesso assenti per lavoro. Il discorso evidentemente vale anche per il capo della Casa Bianca. Nel febbraio dell’anno scorso, mancando l’allenatore ufficiale, Obama e il suo assistente personale Reggie Love fecero proprio da coach per la squadra di Sasha. L’esperienza deve essergli piaciuta visto che ora, secondo la moglie Michelle, Barack non perde più un incontro della figlia.