Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 11 Sabato calendario

Ostriche e punch, questo è Eros - Serge Safran L’AMORE GOLOSO. LIBERTINAGGIO GASTRONOMICO NEL XVIII SECOLO traduzione di Angelo Mainardi Le Lettere, pp

Ostriche e punch, questo è Eros - Serge Safran L’AMORE GOLOSO. LIBERTINAGGIO GASTRONOMICO NEL XVIII SECOLO traduzione di Angelo Mainardi Le Lettere, pp. 181, 18 Saremo anche l’era della rivoluzione sessuale. Anzi, la rivoluzione ce la siamo lasciata alle spalle: ormai si trasgredisce con l’astinenza, altro che con l’uso - e l’abuso. Però basta poco per constatare quanto abbiamo ancora da imparare. Siamo dei nani sulle spalle dei giganti, e non solo quando si tratta di epica, poesia, arte. Sembra incredibile, ma a dispetto della nostra fiera ostentazione, in fatto di sesso siamo dei pivelli, noi dell’era che viene dopo aver buttato reggiseni e ben altro all’aria. Serge Safran butta un occhio sul XVIII secolo che non a caso è l’epoca del libertinismo, e ci spiega che i nostri avi imparruccati la sapevano molto lunga. Molto. Il suo saggio L’amore goloso è infatti una divertente, quasi bulimica carrellata di episodi e descrizioni dedicata al «libertinaggio gastronomico» di quel secolo d’oro, almeno sotto questo particolare punto di vista. Sia chiaro, per «libertinaggio gastronomico» non s’intende l’arbitrio di mettere la margarina al posto del burro nella salsa olandese. Di ben altro si tratta… In altre parole, di quella magnetica ed enigmatica commistione che, da che mondo è mondo o quasi, lega il cibo e l’amore. Ma ancora una volta, non troverete in questo libro l’elogio del famoso bacio di cioccolato o la ricetta per un romantico budino. Perché l’amore dei libertini è tutt’altra cosa. E’, infatti, l’esercizio di un’arte (pratica) amorosa con un miscuglio di intelletto, fantasia, perversione, esperienza, malizia e curiosità di fronte alla quale tanto le prodezze delle nostre pornostar quanto le elucubrazioni di un certo cinema d’essai fanno la figura di una lezione di educazione sessuale in una scuola primaria. Naturalmente ci sono in questo libro giganti quali Casanova o il marchese de Sade. Ma ci sono soprattutto comparse e figuranti che fanno e descrivono il sesso con gioiosa libertà, fuori da ogni possibile schema. Il complice costante e fedele di tali avventure è il cibo, nelle sue più classiche manifestazioni afrodisiache e in inedite combinazioni con la carne dei corpi. «Preparato del punch ci divertimmo a mangiare ostriche scambiandole quando già le avevamo in bocca. Lei mi presentava sulla sua lingua la sua nello stesso momento in cui io le imboccavo la mia; non esiste gioco più lascivo, più voluttuoso tra due innamorati», scrive Casanova (e questo è niente, se non fosse che Ttl è in fascia protetta, gran parte del libro non è citabile se non sotto la dicitura VM). Safran procede per ingredienti: dal cioccolato all’ostrica, dallo champagne al caffè. Ogni cibo ne porta con sé però degli altri, insieme a contesti conviviali, occasioni, divagazioni. Lo studioso abbonda di citazioni e attinge a una vasta bibliografia di testi più o meno noti che spaziano dalla novella Eloisa di Rousseau a «Margot la ravadeuse» (Margot la rammendatrice, una che ne combina di tutti i colori) di Fougeret de Monbron, dall’immancabile autobiografia di Casanova alle opere erotiche di Mirabeau. Insomma, non c’è che l’imbarazzo e il divertimento della scelta. Se non che, di fronte a queste sapide letture bisogna armarsi di umiltà e della consapevolezza che siamo tutti dei principianti. Non tanto in fatto di competenze anatomiche e dell’uso di tali competenze fra le lenzuola o a tavola, come si suggerisce qui. Quanto, piuttosto, nella capacità di mobilitare tutti i sensi, compreso quello dell’umorismo perché, come dice ancora il nostro Casanova, «il comico non guasta nulla, poiché le risa sono fatte soltanto per gli esseri felici». Di amoreggiare con gli istinti, la mente, la fantasia e la curiosità. Senza pudori ma anche senza accanimento di trasgressione. Per questa gaudente gente il cibo non è moda e nemmeno cultura, come piace tanto dire oggi, come se il cibo fosse un’ astrazione. E’ compagno di vita e di avventure, gemello di Eros in un gioco che non finisce mai e diverte sempre. Mentre noi dell’ era post rivoluzione, facciamo così in fretta ad annoiarci, tanto dell’uno quanto dell’altro.